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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Mezza Pinta

Qualche giorno addietro ho detto che Scarlett Thomas dovrebbe pagare una birra ad Alex Mcnab – perché senza il suo commento positivo su uno dei suoi romanzi, i due ultimi tomi della madama sarebbero rimasti intonsi sullo scaffale in attesa di essere riciclati.

Invece mi sono preso un paio di pomeriggi e mi sono letto L’Isola dei Segreti, appena pubblicato da Newton Compton per 4.90 euro.

E la reazione è – mah!

Oh, certo è scritto molto bene.
E ci sonoun paio di idee molto buone, lì dentro.
Il problema è che, per qualche misterioso motivo – che forse poi così misterioso non è – il totale è inferiore alla somma delle parti.

La trama in due parole – sei giovani delusi dalla propria situazione generale rispondono ad un misterioso annuncio, compilano un questionario e si ritrovano intrappolati su un’isola, senza comunicazioni con il resto del mondo, senza sapere cosa attendersi.

Ora, la trama non è originalissima.
Chiusi nella grande casa deserta che domina l’isola, i sei ragazzi chicchierano e condividono sempre più profondamente le proprie esperienze.
Sparano un sacco di scemate.
Hanno decisamente visto troppa televisione.
Il dialogo è ben scritto, ma la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto superficiale.

C’è l’insicuro laureato in matematica, il geek per metà giapponese che è un asso con la tecnologia, il rasta piccolo spacciatore ma simpatico.
C’è la ragazza con personalità borderline, la ragazza facile, la ragazza per bene con un passato traumatico.

L’impressione è un po’ quella di assistere ad una lunga puntata di un qualche reality show nel quale per qualche motivo tutti i partecipanti sono più intelligenti e interessanti della media.

Poi arriva il colpo di scena, la grande rivelazione – ma si tratta di una scelta sospesa fra il prevedibile (per capirci, RKO – 1932) e l’arbitrario, che sconvolge solo i personaggi nel libro ma strappa uno sbadiglio nel lettore.

Che, confrontandosi con la scelta finale una ventina di pagine dopo prova non poca perplessità – e gli sorge il dubbio di aver gettato due pomeriggi.

Certo, il romanzo ha quasi dieci anni, è l’opera prima dell’autrice, e viene pubblicato ora sulla scia di un successo che ha arriso alla Thomas grazie ad opere più recenti e più complesse.

Credo che valga solo mezza pinta di Guinness, insomma.
Per il terzo romanzo, che ora giace triste sullo scaffale, aspetterò qualche tempo.

PS

Già, dimenticavo – se non avessi trovato un riferimento a degli “uccelli simili ad ostriche” a circa un terzo del romanzo, avrei avuto molta più fiducia nella traduzione.

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