strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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I Mangiatori di Sogni

Anticipo qui di seguito alcune considerazioni che compariranno per esteso sul prossimo numero di LN.

C’è una forte voglia di retrofuturismo, nel mercato letterario anglosassone.
La si può leggere come una fuga dalle spiacevolezze aggravate del tempo presente, o come un modo di osservare tali spiacevolezze attraverso unalente deformante e rivelatrice.
L’esordio di Susanna Clarke, Jonathan Strange & Mr Norrel, ha avuto un ampio successo – anche se alcuni l’hanno trovato prolisso e noioso; China Mieville riesce spesso a saltare lo spartiacque fra narrativa di genere e narrativa alta con le sue storie “zeppe di mostri” (come lui stesso le definisce); The Prestige ha spostato milioni di copie come libro e come film, ed ha riportato in auge il nome di Nikola Tesla, autentico nume tutelare dello steampunk/steampulp.
Ora, Bompiani ci offre – in sordina, quasi vergognandosene – un altro interessante testo nel panorama di quello che potremmo chiamare “steampunk per tutti”.

Glass Books of the Dream Eaters instalments 2 by Colbie.Quando Gordon W. Dahlquist – già di per sé un nome con un forte sentore di steampunk – diede alle stampe il suo primo romanzo, The Glass Books of the Dream Eaters (“La Setta dei Libri Blu” per il notoriamente più raffinato pubblico italiano), la Penguin-Viking dimostrò lapropria fiducia nel romanzo pubblicandolo in forma di collezione di volumetti, imitando i penny dreadful dell’epoca vittoriana. [immagine da Flickr]
A questa prima – ed ormai piuttosto rara – edizione, fece seguire un sontuoso rilegato rigido di proporzioni Dickensiane.
Bompiani corre meno rischi, e pubblica il volume in un formato anonimamente standard, garantendone la scomparsa sullo scaffale insieme a diecimila altri titoli affini, e senza una designazione generica precisa – chi lo vorrà leggere, dovrà cercarselo.
Buona caccia.

Più “asciutto” del romanzone della Clarke, il tomo di Dahlquist è comunque abbastanza massiccio da soddisfare i consumatori abituali di trilogie e, fortunatamente, non spreca una pagina.
Ambientato in un universo contiguo alla nostra epoca vittoriana (e passare al pettine fine le pagine in cercadi punti di contatto o divergenze è un gioco che lasciamo ai lettori ossessivi), il romanzo segue le peripeziedi tre personaggi atipici nella loro progressiva esplorazione di un complotto che è – ovviamente – diabolicamente subdolo.
La signorina Celeste Temple, fanciulla di buona famiglia, è stata piantata dal fidanzato.
Cardinal Chang, assassino su commissione, è stato giocato da un cliente.
Il Dottor Svenson, medico e ufficiale dell’esercito, è ridotto a fare da balia ad un principe scapestrato.
I tre personaggi si trovano invischiati con i “dream eaters” del titolo originale del romanzo, e con i loro “libri blu” del titolo italiano.
Il piano dei malvagi è dominare l’umanità possedendone i desideri.
Riusciranno i nostri eroi….?

Il romanzo è stato criticato per il fatto di essere eccessivamente Hollywood-friendly, e per una certa somiglianza, agli occhi di una certa fascia di pubblico, con i vecchi telefilm degli Avengers – o dei New Avengers, visto che gli eroi agiscono in trio.
Ma il parallelo Temple-Chang-Svenson come controparte vittoriana di Purdey-Gambit-Steed non è poi così negativo per quel che mi riguarda.
E se vorranno farci un film, possiamo solo sperare in un regista sano di mente, e sceneggiatori onesti.
Potrebbe anche venirne fuori qualcosa di buono.

Perché in fondo si tratta di una buona avventura, avvincente ed esotica, gestita con più che sufficiente maestria dall’autore.
Certo due spanne al di sopra di moltò fantastico di routine offerto in maniera più esplicita dagli editori nostrani.