strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Avventura vittoriana

Natale in anticipo – post fuori programma.
Il pochissimo tempo libero di questi giorni è stato impegnato nello scartabellare estatico il manuale di Leagues of Adventure, il nuovo gioco di ruolo pubblicato da Triple Ace Games e scritto da Paul “Wiggy” Wade-Williams.
Un piccolo gioiello, che merita tutta la fortuna che spero avrà.

Wade-Williams è un nome leggendario nell’ultima generazione di creatori di giochi – con un output colossale ed un livello qualitativo sempre molto alto, Wiggy ha contribuito ad espandere il sistema di Savage Worlds con innumerevoli avventure e supplementi, ed ha recentemente rivolto la propria attenzione all’altro sistema leggero e veloce per l’avventura e l’azione, l’Ubiquity System che fa da motore a Hollow Earth Expeditions.

KingSolomonsMinesFirstEditionLeagues of Adventure è un gioco di avventura vittoriana.
Ma non, ed è questo che è importante, necessariamente un gioco steampunk.
È piuttosto una impalcatura molto solida e molto flessibile per creare avventure affini a quelle pubblicate a suo tempo da H. Rider-Haggard o da Arthur Conan Doyle.
Da Verne e Wells, da Stevenson e da Kipling.
Scientific romance, avventura esotica.
Avventura vittoriana, nel suo senso più ampio.
Il settaggio fine delle manopole – per determinare il grado di avventura, il grado di realismo, il grado di steampunkaggine – resta saldamente nelle mani del master, che può usare il sistema per tutta una serie di possibili scenari.
E questo, senza diventare troppo generico o annacquato. Continua a leggere


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Cose a Venire

Primo post spin-off dell’uscita su steampunk e retrofuturismo all’Accademia Albertina.
Poiché la notte porta consiglio, ho deciso di non seguire la traccia della presentazione, ma farne un remix, analizzando alcuni elementi toccati nella conferenza nel loro ordine logico, anziché nel loro ordine cronologico.
In questo modo, spero, renderò la cosa interessante anche per chi c’era, mentre intanto fornisco un po’ di materiale per far contenti (?) gli assenti.

Inutile dire che commenti e addenda (e correzioni!) sono come sempre beneaccetti.

Detto ciò, da dove cominciare?
Io credo valga la pena cominciare dall’idea di Progresso, e dal nostro rapporto con esso.
E quale miglior spunto, del vecchio Things to Come?
Il nostro rapporto col progresso – che è centrale in quel film – è centrale nello sviluppo e nell’inquadramento dello steampunk.
E di un sacco di altre cose.
Ed è interessante che Wells, uno degli autori di riferimento del genere steampunk, ci serva da introduzione ad entrambi i temi – retrofuturismo e progresso.

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La Seconda Guerra dei Mondi

A riprova del fatto che lo steampunk si sta lentamente infiltrando nel mainstream – tramutandosi da oscuro sottogenere per geek a stile riconoscibile alle grandi masse di pubblico – si preannuncia per l’anno a venire l’uscita di un film di animazione che la parola steampunk la usa – e la abusa – con allegria nel materiale pubblicitario.

Heat rays, steam-powered battle Tripods, souped up biplane and triplane fighters, a 1,500-foot long, armored battle Zeppelin and a re-imagined steampunk New York City are some of the striking visuals that are being brought to life in this epic production.

War of the Worlds: Goliath (“an animated steampunk epic”) immagina che, dopo la sconfitta “accidentale” dei marziani nel 1900, le nazioni del mondo acquisiscano la tecnologia abbandonata sul campo dagli alieni sconfitti, e la utilizzino per compiere un grande balzo in avanti.
Al contempo, viene creata una forza militare speciale il cui scopo sarà quello di affrontare i marziani quando torneranno.
E i marziani tornano.

“War of the Worlds: Goliath” will feature selfless heroism, alien cruelty, base betrayal and passionate lovemaking framed by the life and death paradigm of total interstellar war.

Beh, ok, sarebbe interplanetary, più che interstellar, ma questa gliela passiamo – i ragazzi del marketing tendono ad esagerare.
Prodotto dalla gente di Heavy Metal e scritto da David “Highlander” Abramovitz, il film utilizza una tecnica mista di animazione tradizionale e di CGI, cortesemente offerti da partner coreani.
Così ad occhio, si direbbe che il mecha-design sia eccellente, mentre il character-design sia a livello di cartoni animati del sabato mattina americano anni ’80.
Ma forse sono io che sono ipercritico.

Non uscirà, probabilmente, nelle sale, se non in qualche misconosciuto festival.
Però nel frattempo possiamo vederci il trailer…

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