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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Deadlands Noir – finalmente!

Ultimo post dell’anno a tema ludico.
DLRThumDeadlands, il gioco della Pinnacle ambientato in un west popolato di maledizioni indiane, pistoleri zombie e scienziati pazzi steampunk, ha certamente una delle migliori ambientazioni che io conosca.
Mi procurai il manuale quando uscì la prima edizione, e se è vero che non l’ho giocato quanto avrei voluto, non c’è stata sessione di gioco che non abbia garantito un grande divertimento e qualche brivido alla squadra.
Bello.

sw1Quando uscì Deadlands Reloaded, che rimpiazzava le vecchie regole con il più agile sistema Savage Worlds, parve che il meglio fosse appena migliorato.
Successivamente, uscì una versione reloaded per Savage Worlds di Hell on Earth, il “sequel” di Deadlands, che sposta l’azione in un futuro post-apocalittico, mescolando certi elementi del weird western con gli scenari alla Mad Max.

Ora, finanziato con una poderosa campagna di Kickstarter (117.000 dollari raccolti contro una cifra preventivata di 8.000!), arriva sul mio scaffale virtuale Deadlands Noir, un esperimento che sulle prime mi convinceva pochino ma che, sfogliato con calma, pare un’eccellente aggiunta alla serie.
E già le dita prudono per una manciata di dadi.

S2P10018DLNoir600pxDi cosa stiamo parlando?
Di un manuale in formato elettronico, di 145 pagine e che pesa una dozzina di mega.
All’interno, tutto il necessario per giocare un noir sovrannaturale ambientato nella New Orleans del 1935… ma il 1935 nel continuum di Deadlands.
E se apparentemente le cose si sono normalizzate dopo la follia del weird west, beh, forse l’orrore e il mistero si sono semplicemente mimetizzati meglio.
Investigatori paranormali.
Scienziati pulp armati dei prodigi della superscienza.
Riti vudù.
Donne fatali.
Gangster non morti.
Politici corrotti.
Robot.

Deadlands Noir presenta una miscela interessante* di noir, hard boiled, horror e weird menace.
Questo è il genere di gioco in cui una donna bellissima che canta in un night gestito dalla Mano Nera ingaggia un investigatore privato per scoprire chi ha tramutato in zombie il suo anziano marito… o cose del genere.
Molto opportunamente, una ampia sezione dedicata al Master offre tutta una serie di strumenti per giocare al poliziesco ed al noir con Savage Worlds (un sistema abitualmente virato all’azione).
La città di New Orleans è descritta in maniera esaustiva e suggestiva, ed è difficile spulciare le descrizioni di The Big Easy senza ricavarne qualche buona idea per uno scenario.
Oltre all’abituale generatore di scenari presente nei manuali di savage Worlds, Deadlands Noir include una lunga campagna, Red Harvest, e quattordici scenari brevi.
Ottimo e abbondante
Il volume è completato da una galleria di personaggi non giocanti e da un certo numero di mappe – oltre che da una scheda del personaggio ad hoc.

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Nel complesso la grafica è buona, e in linea con il tema.
Il manuale si presta ad essere gestito su un tablet (stamparlo sarebbe inconcepibile), ed è organizzato in maniera logica e precisa, secondo lo schema tipico dei manuali di Savage Worlds.

DLN_Old_Absinthe_House_Blues600px-e1356568556932La Pinnacle Entertainment, sempre puntuale nel promuovere e sostenere i propri prodotti, offre gratuitamente in scarico sul proprio sito il pdf Noir Archetipes per Deadlands Noir, una collezione di nove personaggi già pronti per giocare, ed ha già pubblicato un’avventura, la promettente The Old Absynthe House Blues.
E pare ci sia molto altro in arrivo.

Ammetto che la diffidenza iniziale ha lasciato il posto a un certo entusiasmo.
Sicuro, Deadlands Noir richiede un certo equilibrio, ed una certa classe.
Non è né la tempesta di piombo e stregoneria indiana di Deadlands né l’ottovolante di devastazione e ultraviolenza di Hell on Earth.
È piuttosto un baraccone di cazzotti e ombre assassine.
Ci vuole classe, per gestirlo.
È ora di tirare fuori i vecchi dischi di jazz, mettersi una cravatta, e riunire la squadra.

È finalmente arrivato il gioco che permette di giocare come si deve il grande, meraviglioso Cast a Deadly Spell

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worldofbloodshadows* Pochi ricordano Bloodshadows, gioco anni ’90 con una splendida copertina di Dalmazio Frau, che prometteva ma ahimé non manteneva affatto proprio la stessa miscela che Deadlands Noir ci serve con tanta classe, e più recentemente il gioco The Edge of Midnight, che tuttavia alla prova dei fatti finiva per perdersi eccessivamente in un complicato metaplot.
Questa sembra essere la volta buona.
E poi gira con Savage Worlds…


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Tutto quello che dovevo sapere della vita…

OK, è cominciata ieri, come al solito per colpa di Alex Girola.
Si parlava di depressione, di star male, di questo profondo senso di infelicità che a volte rischia di sopraffarci.
E Alex ha sfornato una delle sue citazioni, presa dall’ultimo (?) film di Rocky…

“Nessuno può colpire duro quanto può colpire la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, a come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti.
Un uomo vince solo se sa resistere… non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra, accusando prima questo e poi quell’altro di quanto sbaglia… i vigliacchi fanno così!”

E io mi sono ricordato di quei vecchi poster che giravano con scritto “Tutto quello che dovevo sapere della vita l’ho imparato da Star Trek”, e mi sono ricordato che dovevo fare un post su cinque cose imparate dai protagonisti dei romanzi che mi piacciono, e così, facendo uno più uno, ho ottenuto un numero che oscilla tra l’uno e il tre, e che mi pare abbia un certo senso.
Ma ho deciso di usare un solo autore.
Così, per pigrizia.

Perciò, ecco a voi Tutto quello che dovevo sapere della vita l’ho imparato daTravis McGee.
O, piccolo prontuario filosofico per quando infuria la tempesta... * Continua a leggere


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L’altra Rice

Si chiamava in realtà Giorgiana Ann Randolph Craig, ed era nata nel 1908.
Appioppata agli zii da genitori distratti, crebbe con lo zio che le leggeva la sera, prima di addormentarsi, le opere di Edgar Allan Poe.
Lavorò in radio, forse in pubblicità, e poi, nel 1939, pubblicò il suo primo romanzo poliziesco – con lo pseudonimo di Craig Rice.
Definita la Dorothy Parker del crimine, fu la prima autrice di polizieschi a comparire sulla copertina del Time.
Morì che non aveva ancora cinquant’anni, dopo una vita spesa a marinarsi nel martini.
Oggi la ricordano in pochi.

La Rice mi viene in mente perché altrove – lo sapete come vanno queste cose qui nel Blocco C – è stato fatto il nome di Ngaio Marsh, gloriosa giallista inglese.
Ora, per una curiosa coincidenza, io un pomeriggio del 1992 acquistai nella stessa libreria un paperback della Marsh ed uno della Rice.
Ammetto di non ricordare il titolo del romanzo della Marsh.
Quello della Rice era 8 faces at 3.
Ed è indimenticabile.

Craig Rice scriveva hard boiled.
E scriveva hard boiled comici.
Screwball mysteries, li chiamavano.
I suoi libri ricordano The Thin Man, l’Uomo Ombra, di Dashiell Hammett, ma con tutte le manopole girate a 11*.
Personaggi bislacchi che investigano crimini eccentrici, in atmosfere insolite – per dire, l’indagine nei camerini di un locale notturno sull’omicidio di un nano, strangolato con una treccia di calze da donna.
Il dialogo è un incessante mitragliare di battute.
L’alcool scorre a fiumi – sulla pagina e, notoriamente, a fianco della macchina da scrivere.

Ora, ammettiamolo, ci sono un paio di casi nei quali il meccanismo poliziesco è meno che a tenuta pneumatica, ma si tratta di minuzie – il divertimento è sempre garantito.
E forse un paio di cose sono invecchiate male – l’effetto-shock dell’abuso di alcoolici nell’America post-proibizionista oggi ci pare una sciocchezza, ad esempio**.
Ma quando il mix è al suo meglio, la Rice è una autrice assolutamente insuperabile.

Le avventure di Jake Justus, agente teatrale non proprio intelligentissimo, Helene Brand, gaudente dell’alta società e futura signora Justus, e dell’avvocato J. J. Malone, etilico e stropicciatissimo, richiedono forse un attimo perché il lettore si adatti, entri in sintonia col ritmo della narrativa, ma poi, superato lo spiazzamento, viaggiano come treni diretti.

E si trovano (…) anche in italiano – i Gialli Mondadori pubblicarono alcuni titoli e li ristamparono anche, per cui un bel giro sulle bancarele potrebbe riservare piacevoli sorprese a prezzi assolutamente ridicoli.
Frattanto, le edizioni originali si trovano in varie ristampe del secolo passato, mentre pare siano in corso trattative per farli uscire tutti di nuovo in formato elettronico.
Ed in formato elettronico si trova anche Who Was That Lady, di Jeffrey Marks, un’ottima biografia dell’autrice – che resta comunque un personaggio misterioso, con ampi settori della propria esistenza ancora in ombra.

Dai romanzi della Rice vennero pure tratti un paio di film, il più interessante dei quali è probabilmente Having Wonderful Crime, del 1945.

Craig Rice, che fu sceneggiatrice cinematografica e radiofonica, fece anche da ghost writer per celebrità desiderose di sbarcare sul mercato del poliziesco (ad esempio Gipsy Rose Lee, la popolare spogliarellista e regina del burlesque***, e l’attore George Sanders), e collaborò ad un romanzo con Ed McBain – che ne curò la chiusura e la pubblicazione alla morte dell’autrice.
Negli ultimi anni, sofferente di alcoolismo cronico, soggetta a crisi depressive e reduce da alcuni tentativi di suicidio, la Rice aveva perduto l’uso di un occhio e indossava normalmente una benda nera stile pirata.
Stando ad alcune fonti, morì il giorno prima del suo quarantanovesimo compleanno.

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* Pur non essendo mai citata direttamente, la Rice, per lo meno in spirito (…) aleggiava frequentemente sul set della vecchia serie Moonlighting, che replicava per lo meno lo stile di dialogo e la dinamica fra protagonisti che rendono inconfondibili i romanzi dell’autrice americana.

** C’è però un romanzo della Rice, un “poiziesco per famiglie” – Home Sweet Homicide (da cui venne anche tratto un film), in cui alle incontinenze alcooliche si sostituiscono deliri alimentari che portano la narrativa ad essere costellata di biscotti, pasticcini, manicaretti vari…

*** Ok, ammetto che mi fa un po’ ridere scrivere “popolare spogliarellista”… esistono spogliarelliste impopolari, mi domando?


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Biliardo & Vendetta

Nell’ottobre del 1952, nella provincia texana, qualcosa va terribilmente storto nel locale del vecchio Chang.
Un gruppo di biker uccide un giocatore di bliardo, violenta e lascia per morta la sua figlia diciassettenne, abbatte il barista e appicca le fiamme all’edificio.
Kristin si salva solo perché il vecchio Chang la trascina fuori prima che sia troppo tardi.
Ma i due sanno di essere segnati – se si dovesse scoprire che sono ancora vivi, la gang potrebbe tornare per eliminare gli unici testimoni.
Soli, rintanati in un ranch perduto nel deserto, Chang e Kristin decidono tuttavia di rispondere alla minaccia.
E quando la polizia si dimostra incapace – o disinteressata – a rintracciare i colpevoli, i due organizzano la propria personale caccia all’uomo.
E due anni dopo, è finalmente ora di regolare i conti.
Può un’orfana a malapena maggiorenne che si mantiene giocando a biliardo, accompagnata da un vecchio cinese, rintracciare i quattro uomini che hanno distrutto la sua esistenza e vendicarsi?
E se ci fosse altro, sotto?

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Una corsa fino a Vegas

Calico Jack Walker è un poliziotto onesto ma dal carattere ruvido, presso il Dipartimento di Polizia di Los Angeles, con trent’anni di onorata carriera alle spalle, un matrimonio andato a monte, un figlio grande e l’hobby del rodeo.
Tina Tomiko è fresca di accademia di polizia, emarginata dai colleghi perché donna e nisei, e Walker, suo nuovo partner ed istruttore, è l’unica persona che le abbia dato finora un minimo di fiducia.
Jack e Tina sono poliziotti di pattuglia, vivono sulla strada, sono a contatto con la gente.
È l’autunno del 1977.
Fra sette giorni, Calico Jack Walker andrà in pensione.
Ma la sua ex-moglie vuole fargli causa per gli alimenti.
Suo figlio lo vorrebbe come socio in una compagnia di pesca turistica.
Alcuni colleghi lo detestano e sperano di vederlo congedato con disonore.
Un sociopatico che lui ha mandato in galera sette anni or sono sta per uscire sulla parola e medita vendetta.
C’è un piromane in libertà nel quartiere latino.
E Jack e Tina hanno appena cominciato ad andare a letto assieme.
Sarà una settimana lunga.

E sabato notte, durante il loro turno, Jack e Tina hanno scommesso che riusciranno ad arrivare fino a Las Vegas, scattarsi una foto all’alba davanti a un casinò e tornare, senza essere scoperti dal dipartimento, e battendo in velocità l’auto di due colleghi.

Ma sabato mattina all’alba, a Las Vegas, c’è un sacco di gente che ha un sacco di piani molto poco legali che non comprendono l’arrivo sulla scena di una vecchia auto della polizia californiana con a bordo due poliziotti onesti. Continua a leggere


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Scrittore per scommessa

Questo post nasce da un paio di osservazioni occasionali fatte chiacchierando con l’amico Alessandro Girola.
Si parlava di tasse.
Ma andiamo con ordine.

Uno dei migliori romanzi d’avventura che io abbia avuto occasione di leggere, e che sta molto molto in alto nella mia personale classifica di gradimento è un esile volumetto intitolato Plunder of the Sun, scritto nel 1949 dall’americano David Dodge.
Avventura di un espatriato americano in centro America coinvolto in una caccia al tesoro precolombiano con extra di omicidi e tradimenti, si tratta di una curiosa miscela di noir e di avventura esotica, con una narrazione tesa,  con una delle scene più terrificanti e claustrofobiche che io abbia mai letto, e venne anche trasformato in film (I Saccheggiatori del Sole, in italiano), nel 1953, con Glen Ford nel ruolo del protagonista.

Prima di imbattermi nella ristampa Hard Case di Plunder, conoscevo Dodge solo per un suo altro romanzo – To Catch a Thief, del ’52, che tre anni dopo Alfred Hitchcock trasformò in Caccia al Ladro, adattamento piuttosto fedele con Cary Grant e Grace Kelly.
Ancora un espatriato americano – questa volta in Europa – ancora una caccia, ancora gioielli e delitti.
Ma la storia, naturalmente, la conoscete.
Tesa, ironica, non priva di un certo cinismo.
Ed il romanzo è di tutto rispetto, abbastanza da fissarmi in memoria il nome dell’autore – l’opera omnia del quale risultava tuttavia fuori stampa da strani eoni.
Dovevo rassegnarmi.

Ma chi era, David F. Dodge? Continua a leggere


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Eddie LaCrosse

La storia è classica.
Immagino l’abbiate già sentita.
C’è una ragazza, bella ricca e viziata, che scappa di casa per unirsi a una banda di poco di buono.
C’è suo padre, disperato per il “rapimento” della figlia, e pronto a tutto – o quasi – per riaverla indietro al più presto.
Nella maniera più discreta possibile.
E c’è Eddie LaCrosse, che ha un ufficio sopra ad una bettola, e che per venticinque al giorno più le spese è disposto a occuparsi del caso.
Nella maniera più discreta possibile.
E c’è qualcosa di non detto, nell’intera faccenda, qualche cosa sotto che rischia di rendere tutta quanta la faccenda molto meno semplice e molto meno discreta di quanto non sembrasse all’inizio.

Una storia classica.
Con una sola piccola differenza.

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Nessuno lo fa meglio

Ho appena finito di lodare Charles Ardai e la sua Hard Case Crime, ed ecco che il giovane scrittore ed editore americano piazza un altro colpo esemplare.

Scrivo scosso da un parossismo di sghignazzi…

Hard Case Crime si prepara a pubblicare per il prossimo Natale una nuova edizione de La Valle della Paura, di Arthur Conan Doyle.
Sì, quel Conan Doyle, quel Valley of Fear.
Il famoro romanzo della serie di Sherlock Holmes riceve tuttavia il trattamento Hard Case.
Nuova copertina, nuova tagline, nuova quarta di copertina…

YEARS AGO, A P.I. OUT OF CHICAGO
BROUGHT JUSTICE TO A DIRTY TOWN.

NOW HE’S GOING TO PAY.

A sawed-off shotgun blast to the face leaves one man dead—and reveals a secret that has pursued another across an ocean and set the world’s most ruthless criminal on his trail. The man needs the help of a great detective…but could even Sherlock Holmes save him now?

  • The legendary classic re-presented, Hard Case Crime style
  • Edgar Award winner Leslie Klinger on THE VALLEY OF FEAR: “The first real hardboiled detective story.”
  • By the best-selling author of THE LOST WORLD
  • Inspired by a true story!


“Ispirato ad una storia vera!”

Assolutamente geniale.
Chiunque riesca a farmi seriamente pensare di acquistare un romanzo del quale devo avere almeno tre copie solo per la presentazione, e me lo vende per meno di cinque euro, entra di diritto nella schiera dei miei idoli.

Lo voglio.

Anzi.
Credo ne ordinerò una manciata, e li userò come strenna natalizia per i miei amici devoti del Grande Detective…
In fondo, costa meno di un brutto biglietto d’auguri.

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