strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Niente dura in eterno

Dopo lo scioglimento dei Beatles, il primo dei quattro a uscire con un lavoro da solista fu George Harrison, con un triplo album che si intitolava All Things Must Pass. Il brano che dava il titolo all’album era ispirato ad una poesia di Timothy Leary, a sua volta ispirata al tao te Ching – una meditazione sulla natura fuggevole dell’esistenza.

E sì, questo sarà uno di quei post che vanno un po’ a zig-zag, prima di arrivare , forse, ad una conclusione.

Un paio di giorni orsono, sul suo canale Youtube, Rick beato ha postato un breve video intitolato Nothing Lasts Forever. Beato è un ex produttore che da sei anni gestisce un canale Youtube in cui parla di teoria musicale – ha oltre tre milioni di abbonati, ed è una di quelle persone che si guadagnano da vivere su Youtube. Il suo video prendeva spunto da alcune statistiche pubblicate di recente, che sembrano indicare che la durata media di un canale Youtube è sei-sette anni. Da questa considerazione, il sessantenne Beato ha ricavato una interessante riflessione su come, se si ha la fortuna di vivere abbastanza a lungo, si finisce con l’avere più di una carriera, più di un modo per guadagnarsi da vivere. E a volte è molto difficile spiegare a chi ci sta attorno che sì, una volta facevamo altro, ma ora facciamo questo…
Il video dura sette minuti e mezzo, e vale la pena di essere ascoltato.

Il video di Rick Beato mi ha dato da pensare per un paio di cose che mi sono capitate di recente.
Io ho cinque anni meno di lui, ed una carriera in meno rispetto a lui.
Però…

A Novembre sarò a Novara per presentare Piemontesi ai Confini del Mondo.
L’associazione della quale sarò ospite mi ha contattato la settimana passata per chiedermi di verificare i dati sul materiale pubblicitario che stanno per mettere in circolazione. E lì, nero su bianco, c’era la dicitura…

Davide Mana, Storico

Che naturalmente è sbagliato. Per quanto mi possa piacere la storia, e per quanto il mio libro sia una raccolta di biografie, io non sono uno storico – si tratta di usurpazione di titolo. C’è gente là fuori che ha passato anni inuniversità, per fregiarsi di quel titolo, ed avrebbero tutti i diritti di risentirsi se io me lo appiccicassi addosso.

Perciò ho contattato l’associazione, spiegando che no, grazie, non sono uno storico.
Sono un paleontologo, ed ho un PhD in Geologia.
Oppure, considerando che è così che da sei anni mi guadagno da vivere, sono uno scrittore.

La risposta è arrivata a stretto giro, e il materiale pubblicitario conterrà la dicitura

Davide Mana, Scrittore

Ci sta. Come dicevo, sono ormai sei anni che pago i conti scrivendo, e sono passati sei anni dall’ultima volta che ho lavorato ad un articolo accademico, otto anni da che ho lavorato per l’ultima volta in università. Scrittore va bene. Descrive ciò che faccio, e come diceva la buonanima di Harlan Ellison non richiede altre qualifiche – scrittore è sufficiente.
Non è millantato credito, non è usurpazione di titolo.
Ma ci si sente strani, a dover accettare che sì, la vecchia carriera si è chiusa, ed una nuova è aperta ormai da anni. E ci si sente ancora più strani a parlarne, a spiegarlo al prossimo.

“Sì, OK. Ma di lavoro vero, cosa fai?”

Questo è ciò che mi ha fatto venire in mente il video di Rick Beato – che ci sono capitoli che si chiudono, ed altri che si aprono, e non c’è nulla di male.

Parallelamente a tutto questo, e sempre in seguito all’uscita di Piemontesi ai Confini del Mondo, è comparso un breve articolo sulla stampa locale. Un buon pezzo, che parla del mio libro, attribuendolo a

Davide Mana, scrittore monferrino

Ecco, questo no.
A parte la faccenda del non avere bisogno di altre qualifiche, io monferrino non lo sono – per quanto io possa vivere a un tiro di schioppo da Nizza Monferrato.
Io non sono cresciuto in questo posto. Mi limiterò a morirci.
Io non sono partecipe della storia e della cultura di queste colline.
Vivo in questo posto da oltre dodici anni, e sono ancora “quelloche viene da fuori.”
E lo sarò per sempre, e mi sta bene così.
Come alcuni conoscenti non mancarono di notare, ripetutamente, quando dodici anni or sono mi trasferii fra queste colline

“Sei proprio un Torinese…”

“Torinese”, sapete, detto con quel tono insistito e quel mezzo sorrisetto col quale si potrebbe dire “molestatore di pecore”, o “primate che si crede sapiens”.
Ed è vero. Io sono nato e cresciuto a Torino, e non posso negarlo, né ritengo di dovermi vergognare. Perché è vero, tutto ha una fine, come dice Rick Beato, e tutte le cose prima o poi passano, come diceva George Harrison. Ma ci sono cose che rimangono, e che nonostante tutto non cambiano.
E va bene così.


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Visioni di Harlan

È uscito un nuovo libro di Harlan Ellison.
E voi qui dovreste dirmi, Dave, sono tre anni che Harlan ha tirato le cuoia, ed all’Inferno stanno ancora piangendo per come li sta tormentando, mentre in Paradiso si danno gran pacche sulle spalle, perché per il momento nessuno si è accorto di come hanno contraffatto i documenti, e prima che Harlan gli faccia causa e trascini il culo di tutti i cherubini ed i serafini in tribunale e li sprema fino all’osso, avranno il tempo per adeguarsi ai suoi standard di qualità.
E quindi come ha fatto, Harlan Ellison a far uscire un nuovo libro, impegnato com’è in questo momento?
Devi aver preso un abbaglio, sai, non sei più giovane, certe cose capitano.
Questo dovreste dirmi.

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Harlan Ellison, 1934-2018

Apprendo in questo momento della scomparsa di Harlan Ellison, una delle voci più originali e potenti della narrativa di genere del ventesimo e del ventunesimo secolo,una delle persone che hanno fatto di più, e meglio, per nobilitare la scrittura e affermare la dignità della narrativa.
Non, badate bene, “dare dignità” alla narrativa – Harlan Ellison mise sempre bene inchiaro che la dignità della narrativa non era in questione.
Il riconoscimento di tale dignità da parte di pubblico e critica, sì.

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“The only thing worth writing about is people. People. Human beings. Men and women whose individuality must be created, line by line, insight by insight. If you do not do it, the story is a failure. […] There is no nobler chore in the universe than holding up the mirror of reality and turning it slightly, so we have a new and different perception of the commonplace, the everyday, the ‘normal’, the obvious. People are reflected in the glass. The fantasy situation into which you thrust them is the mirror itself. And what we are shown should illuminate and alter our perception of the world around us. Failing that, you have failed totally.”
― Harlan Ellison

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E per il mio prossimo trucco, mi servirà l’aiuto di un membro del pubblico…

Visto quanto mi sono divertito a scrivere in pubblico la settimana passata, ho pensato di rifarlo, questo sabato, ma in italiano anziché in inglese.

Se vi siete persi la faccenda, funziona così:

  • Io mi metto a scrivere alle sei di sera di sabato.
  • Finisco di scrivere attorno alle undici (dopo potrei avere da fare), e
  • Conto per quell’ora di avere un racconto finito, in prima stesura.

L’idea non è il massimo dell’originalità – lo faceva Simenon, lo faceva Harlan Ellison.
Di solito nelle vetrine di una libreria.

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Ellison, credo di averlo postato qualche giorno addietro, lo faceva perché è a suo dire una cosa difficile e all’apparenza impossibile, ed è bello dimostrare alla gente là fuori che noi ci riusciamo.

In particolare, Harlan Ellison chiedeva a unmembro del pubblico – spesso persone di un certo nome – di proporgi un prompt, un’idea su cui basare la sua storia.

Robin Williams gli propose “The Byte that Bites”, una storia su un computer vampiro.
Chris Carter (quello di X Files) gli propose “la mummia atlanteana incinta di sei mesi” (o erano nove, non ricordo).
E così via.

Volevo farlo anch’io, e ho pensato di rivolgermi al popolo della rete – pare che sia una cosa che tira di questi tempi. Demonolatria diretta, o qualcosa del genere.

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Ho perciò messo in preallarme i membri del gruppo di Facebook De Ebook Mysteriis, affinché sabato alle cinque mi propongano delle idee.
Io a partire dalle sei scriverò una storia basata sull’idea che ama vrà raccolto più like in quell’ora.

E tutto succederà sotto agli occhi di tutti.
Potrebbe essere un disastro, e allora ne parleranno tutti, o potrebbe essere un trionfo, e allora passerà sotto silenzio.
Ma comunque vada, spero vorrete prendere parte a questo spettacolo.


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The City on the Edge of Forever

È stato complicato – ho dovuto chiedere aiuto ad amici lontani perché la rete in questo povero paesello dell’Astigianistan non permette di scaricare un singolo file di svariati giga1. E poiché la rete non regge, abbiamo dovuto affidarci alle poste, che qui da noi consegnano la posta a giorni alterni2.

Ma ora è qui, dopo essere stato abbandonato al sole nela sua busta strapazzata – l’audiobook della Skyboat Media della sceneggiatura originale, infilmabile di The City on the Edge of Forever.

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Lo abbiamo finanziato in 391, con un Kickstarter, per un totale di oltre 21.000 dollari.
Il risultato è un audiobok di otto ore.

Qualche nome dei personaggi coinvolti? Eccoli…

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Vi racconterò com’è?
Probabilmente sì – potrei caricarlo su un lettore mp3 e ascoltarlo mentre cammino…


  1. sì, siamo così disastrati. 
  2. che qui significa “quando gli pare,come gli pare”. 


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La merce più a buon mercato che esista

Secondo Neil Gaiman, la domanda

dove trovi le tue idee?

non deve essere rivolta a un autore.
Gli scrittori, che in effetti non sanno da dove vengono le idee, si sentono a disagio, quando devono rispondere a simili domande e – sostiene Gaiman – diventano cattivi.
Cattivi come solo gli scrittori sanno essere.

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vi prenderanno in giro e vi faranno sentire sciocchi

In effetti, Harlan Ellison sosteneva di trovare le idee per le proprie storie a Schenectady (NY), e una volta raccontò di essere iscritto al Club Dell’Idea del Mese – pagavi dieci dollari e loro ti mandavano una buona idea per una storia al mese.
Ci fu chi gli chiese l’indirizzo.

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Ma se il dove trovi le tue idee è un classico, c’è un secondo classico, meno popolare, ma che tutti coloro che scrivono prima o poi hanno incontrato. Ed è quello di cui vorrei parlare oggi. Continua a leggere


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Il Demone, l’Avvocato e il Ciccione

aaSiamo alle solite – sono al terzo titolo della serie di dieci romanzi che costituiscono il mio scaffale ideale, quelli che mi porto dietro nonostante tutto, e già comincio a barare – e parlo di due titoli anziché uno solo.

Nel 1975 Arthur Byron Cover aveva un racconto scritto per una antologia che era morta prima di vedere la luce. Allora lui allungò quella storia, ne fece un romanzo di circa 40.000 parole, e poi non sapendo cosa fare, lo portò ad Harlan Ellison.

The Autumn Angels venne pubblicato nella collana Harlan Ellison Discover – e nelle parole dell’autore “a parte poche persone che davvero lo odiarono, tutti gli altri rimasero indifferenti.”
Però venne nominato per un premio Nebula. Continua a leggere