strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Scienziati contro mostri

fragment_usa_pbxxPuò capitare di decidere di leggere un libro per ricavarne un paio d’ore di divertimento disimpegnato, e scoprire invece di avere fra le mani uno di quei romanzi di fantascienza che sono poi il genere di storia che ci ha spinti a cominciare a leggerla – e magari a scriverla – la fantascienza.

Fragment, di Warren Fahy, ha tutte le carte in regola per essere un bel giocattolone roboante pieno di mostri, ammazzamenti creativi e paranoia rampante.

La trama in sette parole – una squadra di scienziati che partecipa a un reality show inciampa su un’isola zeppa di mostri.

OK, sono più di sette, ma ci siamo capiti.
E come bonus aggiungiamo che – se le creature dell’isola raggiungessero la terraferma, la vita sulla terra come noi la conosciamo si estinguerebbe.

Il fatto è che Fragment è più di un giro nel tunnel dell’orrore.
Fahy racconta una storia di scienziati che si comportano da scienziati.
E se è vero che la prima infornata di scienziati sulla spiaggia di Henders Island fa una fine orribile, i sopravvissuti e i rinforzi si dimostrano persone intelligenti, sensibili, con un senso dell’umorismo e non semplicemente carne da cannone. Continua a leggere


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Harry Harrison, 1925-2012

Ferragosto maledetto.

Se ne è andato Harry Harrison, uno dei più prolifici e rispettati autori di fantascienza degli ultimi quarant’anni  – un americano che aveva scelto l’Europa.

Che sia per il seriosissimo Make room! Make Room! (dal quale venne tratto un film con Charlton Heston e James Cagney Edward G. Robinson), per il concentrato di vetriolo e gas esilarante Bill the Galactic Hero (ed i suoi molti sequel), per il ciclo all’apparenza interminabile dedicato a Jim DiGriz, alias The Stainless Steel Rat, che sia per il ciclo di Deathworld, o per il proto-steampunk A Transatlantic Tunnel, Hurrah!, Harrison ha segnato indelebilmente il panorama della fantascienza negli ultimi quarant’anni.

Noi vogliamo ricordarlo così.