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Il dharma del fantasy

Capita di incontrare i libri più strani.
O forse così strani non lo sono.
Esisteva una Fisica di Star Trek, giusto?
Perché allora non un Dharma del Fantasy?

Leggevo sul blog della rivista Tricycle una interessante intervista a David R. Loy, uno dei principali studiosi della dimensione morale dell’insegnamento buddhista.
E spulciando la bibliografia del nostro uomo, scopro che ha scritto un libro sulla letteratura fantasy.

Posso farne a meno?

The Dharma Of Dragons And Daemons: Buddhist Themes In Modern Fantasy è un libro che intende esplorare i contenuti vicini alla dottrina buddhista della letteratura fantasy.
Ora, freniamo l’entusiasmo.
Qui non ci sono i sutra di Conan il Barbaro.
I koan di Fafhrd e del Gray Mouser.
E se anche una prospettiva buddhista sui lavori di Michael Moorcock avrebbe certamente portato a considerazioni interessanti, qui non si parla di Elric.
O di Corum.
O di Dorian Hawkmoon.

Loy si concentra sull’opera di Tolkien, Ursula K. LeGuin, Michael Ende, Philip Pullman e Hayao Miyazaki.

OK, avete venti secondi per fischiare e tirare palline di carta.

Il fatto è, vedete, che concentrandosi su titoli estremamente popolari, il testo può raggiungere un pubblico molto ampio, insinuando nel cervello diqueste persone che potrebe esserci qualcosa di più, oltre agli elfi dalle orecchie a punta ed alle spade magiche, nella letteratura fantasy.
Che potrebbe trattarsi, che si tratta, in effetti, di unaletteratura con una sua dignità, e dei contenuti elevati.

Ed in effetti si tratta di un buon libro.
La discussione è interessante e accessibile, ed illustra come certi temi – che l’autore lega più o meno strettamente agli insegnamenti del Buddah, siano in realtà tanto universali da esere penetrati nell’opera di autori che spaziano sull’intero spettro filosofico-culturale, dal cattolicesimo spinto di Tolkien all’ateismo conclamato di Pullman.
L’autore non vuole fare propaganda o proselitismo.
È come se dicesse, “Ma guarda! Anche qui…”

Non ci sono tesi arbitrarie o conclusioni tirate per i capelli, e gli autori dimostrano una conoscenza ed una passione per il fantastico pari a quella – ovvia – per il buddhismo.
E non poco senso dell’umorismo.

Lettura estremamente stimolante, resta da vedere se archiviare il libro sullo scaffale della critica letteraria o della filosofia…

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