strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


7 commenti

Alla ricerca del fantasy mediterraneo

210910Questo è un post del piano bar del fantastico – la mia amica Paola mi ha chiesto di parlare un po’ di fantasy mediterraneo.
Ed è un gran bell’argomento, e anche piuttosto difficile.
Vediamo cosa si riesce a mettere assieme.
Questo è probabilmente solo l’avvio della ricerca, il primo passo, il primo di diversi post.

Uno dei principali elementi di difficoltà è definire il fantasy mediterraneo – dipende solo dalla location?
Ci sono dei temi, degli elementi distintivi?
Ci sono dei titoli di riferimento?
I vecchi peplum con Maciste e i telefilm di Hercules con Kevin Sorbo sono fantasy mediterraneo?

Complicato, complicato – terribilmente complicato.

ADDENDUM: mi segnalano questo blog dedicato al fantassy Mediterraneo.
A questo punto, invece di continuare aleggere le mie sciocchezze, fate un salto lì, che troverete di sicuro tutto ciò che cercate.

Continua a leggere


16 commenti

L’estinzione dei self-publishers

OK, questo è il classico post che esce dal nulla e viene scritto di getto.
No, correzione – non esce dal nulla.

Da un po’ di tempo si sente ripetere da più parti che l’autopubblicazione è un vicolo cieco – la ragione, secondo alcuni, è che al momento si pubblica talmente tanto, che la qualità, per la vecchia Legge di Sturgeon, è bassissima.
Il 95% è ciarpame, tutti scrivono (troppo e male) e nessuno legge.
Gli autopubblicati si estingueranno.

Ora, è vero che io bazzico l’autopubblicazione da solo un anno, e sono probabilmente uno dei perpetratori di ciarpame che tutti additano come coloro che faranno morire l’autopubblicazione, tuttavia l’estinzione è un argomento che conosco molto bene, avendo dedicato oltre vent’anni della mia vita a studiare proprio eventi di estinzione.

Extinction of the dinosaurs, artwork

Quindi ora basta ascoltare sciocchezze. Continua a leggere


10 commenti

Sentimenti

OK; cominciamo la settimana con qualcosa di un po’ diverso dal solito – ma anche no.
Parliamo di scrittura, ma facendo un giro molto largo.

Ve lo ricordate North to Alaska, del 1960?
In italiano lo intitolarono Pugni, Pupe e Pepite*.
Se non ve lo ricordate, qui c’è il trailer…

Se ancora non lo ricordate, ai fini di questa discussione si tratta di quel film nel quale John Wayne va in crisi, si ubriaca e sfascia tutto perché si innamora di Capucine.
No, ragazzi, seriamente… va in crisi perché si innamora di Capucine?! Continua a leggere


5 commenti

Una lista di lettura

A sorpresa, un post del piano bar del fantastico, senza immagini, ma con un sacco di link.

Procediamo con ordine – sono stato intervistato.
Da Valentina Marchetti, per DazebaoNews.
La mia intervista la trovate qui, insieme con una mia foto.
Non credete a quell’immagine – è stata photoshoppata ad arte.
Io in realtà sono snello e bellissimo.

Riguardo ai contenuti dell’intervista, tuttavia, una delle mie risposte ha già stimolato la curiosità dei fan, ed il giovane Angelo, da Londa, mi scrive e mi dice…

Davide ora pretendo di sapere qual è il miglior libro di Fritz Leiber, il migliore di Henry Kuttner, di Lyon Sprague De Camp, di Michael Moorcock, di M. John Harrison, di Jack Vance e di Gene Wolfe.

E chi sono io per negarmi la possibilità di pubblicare una bella reading-list, e far scucire un sacco di soldi al mio amico Angelo?

E allora, proprio solo una lista di titoli con brevi commenti, per elencare queli che secondo me sono i titoli consigliati di… Continua a leggere


4 commenti

Tre Cuori e Tre Leoni

cuorileoniIl ventinovesimo volume della Fantacollana è Tre Cuori e Tre Leoni, di Poul Anderson; l’originale Three Hearts and Three Lions è a sua volta l’ampliamento di una storia dallo stesso titolo comparsa nel 1953 su Fantasy & Science fiction.
La copertina è di Frank Frazetta e non c’entra nulla, però è impressionante.

Il romanzo rientra nel filone del fantasy razionalizzato “alla maniera di Unknown”, nel quale si narra una storia fantastica, ma incorniciandola in una costruzione moderna, con tanto di spiegazione pseudoscientifica…

L’ingegnere Holger Carlsen, durante una operazione di commando durante il secondo conflitto, si ritrova catapultato in un mondo parallelo modellato sulle leggende medievali europee, dove si trova a dover ricoprire il ruolo di Oggieri il Danese, uno dei cavalieri di Carlo Magno.
Ma le cose sono forse più complicate di così – forse Holger è davvero il cavaliere della leggenda…
E il problema non è solo decidere se combattere o meno – il problema è decidere da che parte stare.

Il romanzo di Anderson ha in effetti per lo meno due antenati notevoli – da una parte, The Dark World, di Henry Kuttner (un titolo straordinariamente influente sullo sviluppo del fantasy moderno, e in generale dimenticato) e dall’altra, The Land of Unreason di Pratt & De Camp, col quale condivide i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale, il ruolo duale del protagonista, e una certa leggerezza.

220px-Anderson_three_avong1127Ma Anderson non è De Camp – e se il romanzo contiene una delle scene più spassose della letteratura fantasy (il duello a base di indovinelli col troll*), è anche vero che c’è una oscurità di fondo che rende il romanzo, godibilissimo, qualcosa di più che un semplice intrattenimento.

Ritorna in particolare il tema, caro a Anderson, della guerra fra il mondo fatato e il mondo razionale e scientifico, oltre alla visione non esageratamente positiva della magia e del sovrannaturale.
Temi che tornano ne La Spada Spezzata, e che saranno l’elemento portante de I Figli del Tritone (del quale parleremo).

Per il resto, la trama scorre rapida, i personaggi sono pochi e ben delineati, la risoluzione è ampiamente soddisfacente.
Titolo ottimo, quindi, importante, e ingiustamente rimosso – come gran parte della produzione sempre di ottimo livello di Anderson – dai nostri scaffali.

Sciocco dettaglio personale – devo averlo riletto venti volte.
E sì, nella mia ingenuità, quando lo comprai mi domandai perché il cavaliere in copertina avesse un’aquila sullo scudo, e non… beh, tre cuori e tre leoni.

Extra bonus: questo è il libro da cui Michael Moorcock prese l’idea della contrapposizione Ordine/Caos, e dal quale Gary Gygax prese l’idea degli allineamenti, la classe del paladino e il template del troll per la prima edizione di D&D.

—————————————————————

* L’incontro col troll potrebbe anche ricordare Lo Hobbit (il libro), e segnala come sia Tolkien che Anderson fossero ottimi conoscitori della mitologia scandinava, e rubass… ehm, si ispirassero alle stesse fonti.


9 commenti

99 centesimi di Cthulhu

Sapete che non amo programmare i post con un palinsesto fisso, ma credo mi divertirò d’ora in avanti a segnalare, la domenica, degli ebook a bassissimo prezzo (o gratuiti) o dei giacimenti di testi cartacei usati a un centesimo, titoli che potrebbero essere passati sotto al radar dei surfisti.

Comincio perciò con una rapida segnalazione, essendo domenica e tutto quel genere di cose.

Amazon lascia per la vertiginosa cifra di 99 centesimi l’edizione Kindle* di un’affare che si chiama The Cthulhu Mythos Megapack **.
Prodotto dai sempre affidabili ragazzi della Wildside Press, si tratta di un piccolo tesoro nascosto.
Che non brilla per originalità, ed ha una copertina di una bruttezza esemplare, ma contiene… beh, ecco cosa contiene:

“At the Mountains of Madness,” by H. P. Lovecraft
“The Events at Poroth Farm,” by T.E.D. Klein
“The Return of the Sorcerer,” by Clark Ashton Smith
“Worms of the Earth,” by Robert E. Howard
“Envy, the Gardens of Ynath, and the Sin of Cain,” by Darrell Schweitzer
“Drawn from Life,” by John Glasby
“In the Haunted Darkness,” by Michael R. Collings
“The Innsmouth Heritage,” by Brian Stableford
“The Doom That Came to Innsmouth,” by Brian McNaughton
“The Shadow Over Innsmouth,” by H. P. Lovecraft
“The Nameless Offspring,” by Clark Ashton Smith
“The Hounds of Tindalos,” by Frank Belknap Long
“The Faceless God,” by Robert Bloch
“The Children of Burma,” by Stephen Mark Rainey
“The Call of Cthulhu,” by H.P. Lovecraft
“The Old One,” by John Glasby
“The Holiness of Azédarac,” by Clark Ashton Smith
“Those of the Air,” by Darrell Schweitzer and Jason Van Hollander
“The Graveyard Rats,” by Henry Kuttner
“Toadface,” by Mark McLaughlin
“The Whisperer in Darkness,” by H. P. Lovecraft
“The Eater of Hours,” by Darrell Schweitzer
“Ubbo-Sathla,” by Clark Ashton Smith
“The Space-Eaters,” by Frank Belknap Long
“The Fire of Asshurbanipal,” by Robert E. Howard
“Beyond the Wall of Sleep,” by H.P. Lovecraft
“Something in the Moonlight,” by Lin Carter
“The Salem Horror,” by Henry Kuttner
“Down in Limbo,” by Robert M. Price
“The Dweller in the Gulf,” by Clark Ashton Smith
“Azathoth,” by H.P. Lovecraft
“Pickman’s Modem,” by Lawrence Watt-Evans
“The Hunters from Beyond,” by Clark Ashton Smith
“Ghoulmaster,” by Brian McNaughton
“The Spawn of Dagon,” by Henry Kuttner
“Dark Destroyer,” by Adrian Cole
“The Dunwich Horror,” by H. P. Lovecraft
“The Dark Boatman,” by John Glasby
“Dagon and Jill,” by John P. McCann

Anche ammesso che abbiate tutte le storie di HPL, CAS e REH ristampate in questo volume, la sola presenza dei lavori di Bloch, di Kuttner e di T.E.D. Klein che ho evidenziato vale il prezzo di ammissione e – considerato il prezzo irrisorio – il tempo di lettura.
Senza contare Pickman’s Modem

E poi c’è The Fire of Asshurbanipal, di Bob Howard, ed io mi sento obbligato ad acquistare qualsiasi cosa in cui ristampino “Fire”.

Non è elegante, non è sottile, non è corredato da sofisticati metatesti.
Ma come pura prova muscolare di quanto buon orrore sovrannaturale si può condensare in 99 centesimi, credo sia insuperabile.

—————————–
* lo odiate, è brutto e cattivo ed Amazon è il Male, lo so…
** e aggiungo che non credo si trovi in altri formati, ahimé. O forse c’è un epub sul sito della Wildside.


4 commenti

Kuttner

Anno nuovo:
Apriamo con un pezzo del piano bar del fantastico – perché c’è qualcuno là fuori che non conosce Henry Kuttner.

La prima cosa che mi capitò di leggere, di Henry Kuttner, fu una storia intitolata Il Problema degli Alloggi.
Era in una bella antologia di storie di fantasmi per ragazi pubblicata a nome di Alfred Hitchcock.
La Galleria degli Spettri, edizione Rizzoli.
1978.
Dentro c’erano cose interessanti, Wells, Stevenson, Dunsany, Blackwood, un paio di storie di Robert Arthur e, appunto, una storia di Kuttner, scritta a quattro mani con C.L. Moore.
La storia mi rimase impressa (come tutte quelle del volume)…

Un tizio affitta una casetta in miniatura a degli gnomi, e ne riceve un pagamento dell’affitto sotto forma di un extra di fortuna (vincite alla lotteria, buoni sconto…); i suoi vicini ficcano il naso (lui tiene la casa in una gabbietta, coperta con un drappo, e loro pensano possa maltrattare gli uccellini). Gli gnomi non gradiscono le frequenti intrusioni, e se ne vanno. La casa risulta deprezzata (è in un “brutto quartiere” pieno di ficcanaso, giusto?), e quando una nuova famiglia di gnomi vi si insedia, sono gnomazzi beceri dei bassifondi, e pagano l’affitto (ora ai due ficcanaso) sotto forma di una fortuna laidissima (del tipo, non ti mette sotto un camion perché sei cascato in un fosso pieno di guazza).
L’intera storia è narrata dal punto di vista dei due invadenti ma ben intenzionati vicini, ed è di una quotidianità e di una semplicità formale incredibili.

… E c’entra anche poco coi fantasmi, ora che ci penso.

Continua a leggere