strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Acqui Games & Himiko

Scommetto che a Clive Cussler non è mai capitato.
E neanche a Iain Banks.
Il fatto di presentare un proprio libro, intendo, ad una convention di giochi per computer e fumetti giapponesi.

Eppure, sabato 24, appena prima di pranzo, mi troverò sul palco della sala conferenza di Acqui Games (convention ludica alla sua seconda edizione) e, al fianco di Massimo Soumarè, presenterò Japan in Five Ancient Chinese Chronicles, edito da Kurodahan.
Sarà una variante del nostro ormai collaudato spettacolo – il traduttore intervista l’autore, l’autore intervista il traduttore.

Quelli bene informati sostengono che presentare un libro sulla regina Himiko agli otaku sia come presentare un libro su Hitler ad una convention di neonazisti.
Ma noi siamo fiduciosi.


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Visitate il Regno Yamatai!

Gli appartenenti alla mia generazione ricorderanno certamente la vecchia serie di cartoni animati incentrata sulle imprese di Jeeg, storica serie d’animazione giapponese (all’epoca non sapevamo ancora che si chiamavano “anime”) nella quale un tizio che sembrava Little Tony si tramutava in un robottone per debellare le orde del Regno Yamatai agli ordini della popputissima regina Himika.

La versione revisionista dei fatti esposta dalla bionda nel filmato qui sopra rimane piuttosto discutibile.

Fortunatamente, per chi oggi volesse conoscere i fatti reali relativi al Regno Yamatai, consultando tanto le fonti cinesi originali quanto una summa aggiornata delle principali scuole archeologiche, non sarebbe più necessario più affidarsi a caroni animati e fumetti.
È infatti finalmente disponibile presso le migliori librerie (online – ad esempio il solito Amazon), il polposissimo Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai and Queen Himiko, dotto studio di Massimo Soumaré sull’argomento, pubblicato dalla Kurodahan Press.
Come dicono quelli che se ne intendono…

Japan in Five Ancient Chinese Chronicles is a stimulating and valuable investigation into the earliest periods of Japanese recorded history. Archaeological finds from Japanese tombs can be better understood by combining Japanese historical resources such as the Kojiki and the Nihonshoki with precise dating of the Chinese dynastic histories. Massimo Soumaré’s original research sheds new light on formerly obscure aspects of intercultural exchange, and contributes to our knowledge of the whole of Eastern Asia.

E ancora…

Although there are many works covering important dates and discussing how various cultural and other elements entered Japan, until now there has never been a comprehensive study of how the Japanese (the “Wo”) were viewed by the Chinese in ancient times. Independent Italian scholar Massimo Soumaré corrects this imbalance with Japan in Five Ancient Chinese Chronicles.

Non un libro sui cartoni animati, quindi, ma un serio studio storico, unico nel suo genere per molti versi, molto ben documentato e riccamente illustrato, che riproduce anche le fonti originali.
Non ci troverete robottoni d’acciaio o altra lega, o magli perforanti.
Ma tutto il resto c’è.
La Regina Himiko ed i suoi consiglieri.
Il Regno Yamatai.
I misteriosi reperti archeologici.
Le tombe a tumulo.
La Campana di Bronzo.
Gli antichi rituali.

A quaranta dollari per trecentocinquanta pagine, il volume non è proprio a buon mercato.
Ma d’altra parte, non ci sono serie alternative, e il volume vale fino all’ultimo centesimo speso per procurarselo.
Scritto con un taglio divulgativo, e diretto a tutti coloro che abbiano un interesse per la storia antica o per l’Estremo Oriente, il volume non dovrebbe spaventare i lettori “non specialisti”.

Sì, lo so, è in inglese.
Ma si tratta di un inglese meravigliosamente leggibile, mirabilmente tradotto con cura e attenzione dall’originale italiano che mai da noi vide le stampe.
Credetemi.
Vale ogni centesimo.

NOTE:
1) sì, l’ho tradotto io.
2) perché è in inglese e non in italiano? Chiedetelo ai vostri amici editori…
3) perché da noi si chiamava Himika mentre storicamente era Himiko? Probabilmente i traduttori del cartone animato temevano che, con un nome in -o, i giovani virgutlti nazionali potessero pensare che la popputa biondazza armata d’ascia fosse un travestito…

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Gratificazioni personali 6

Il sito della Society of Writers, Editors and Translators ha pubblicato ieri una lunga intervista a Edward Lipsett, fondatore e presidente della Kurodahan Press, una piccola casa editrice basata in Kyushu, specializzata nella pubblicazione in lingua inglese di narrativa e saggistica giapponesi.
E non solo.
Il catalogo Kurodahan è anche aperto ad antichi classici coreani, a ristampe di testi storici di autori anglosassoni, e altre bizzarrie.
Straordinario livello qualitativo, grande varietà, spazio alla narrativa di genere, ed uso intensivo del Print On Demand caratterizzano questa piccola casa editrice.
Della produzione Kurodahan abbiamo già parlato inpassato, per le edizioni della narrativa lovecraftiana di Ken Asamatsu.

L’intervista interesserà certamente chi abbia un occhio verso il mondo editoriale.
Interessante ad esempio la nota sul successo in giappone della stapa POD, stimolato dalla produzione di testi da parte di piccoli gruppi di interesse.

E poi la considerazione sulla letteratura di genere…

Science fiction, horror, crime, and the like are specialty markets, and only appeal to a subgroup of all readers. They are still outcasts in bookstores, to some extent, and generally have their own little sections back behind the bestsellers. Unless it’s Harry Potter, of course…People who wander through a bookstore or airport kiosk looking for something to read on the way generally grab a thick, heavily-advertised, eminently forgettable Clancy or Forsyth, for example. Extensive advertising is only useful if you can expect to sell the tens of thousands of copies needed to pay for it, and that is exceedingly unlikely with SF.

Ed Lipsett si dimostra come sempre equilibrato e informato.
E quando parla di traduzioni, è un piacere leggerlo

We normally request partial deliveries of works in progress, both to make sure that translators stay on schedule (which is usually ample), and to provide feedback on potential problems before they become fatal. This approach has worked very well for us. We have also provided feedback on particular problems people have, working with them to improve their output (at least, that’s what we think…they may well have a different opinion). This has also worked very well, with several people showing a marked improvement from literal translation to literary translation.

E se l’intervista mi ricorda che il volume dell’Edogawa Ranpo Reader è ancora sulla mia lista della spesa (inammissibile – tocca metter mano al salvadanaio!), è in realtà la chiusura dell’articolo che mi gratifica personalmente.

we’re already thinking about our next science fiction anthology, and books in the editing stage include a new and very important collection of works by Rampo, several novels, a late-Meiji travelogue and a look into records of ancient Japan (including the storied Queen Himiko) in Chinese histories, which will be a major work in English in its field of study.

Un lavoro fondamentale in lingia inglese nel suo ambito accademico, il lavoro sulla Regina Himiko.
E io sono quello che l’ha tradotto.

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