strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ventinovesimo giorno, ventottesima lezione

chart2Colpo di scena.
Oramai conosciamo i verbi, abbiamo un buon catalogo di sostantivi, sappiamo giostrarci con aggettivi e pronomi… cominciamo a leggere gli hiragana.
Che sarebbero i caratteri sillabici coi quali i giapponesi scrivono quelle parti della frase che non sono espresse in ideogrammi.
E che – col nome di furigana – si trovano scritti sopra (o sotto, o di fianco) agli ideogrammi meno frequenti, in modo da renderne chiara la lettura fonetica.
E quindi, una intera lezione dedicata a come leggere – dall’alto in basso , da destra a sinistra, da sinistra a destra.
Sillabe composite, doppie consonanti, vocali lunghe.


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Quinto giorno, quinta lezione

man_question_mark… e impariamo a dire di no.
O per lo meno a negare tutto – Iie, boku wa Makoto-kun dewa arimasen!
E a fare domande.
Kore wa nan desu ka?
Eh, sapessi.
E poco altro – dopo l’abbuffata di vocabolario della lezione 4, la 5 è quasi banale.
Un sacco di dialoghi, però – e si comincia a poter articolare una qualche minima forma di comunicazione.
Intanto, si fa anche pratica con gli hiragana.


2 commenti

Primo giorno, prima lezione

220px-Hiragana_origin.svgFacile.
Poche pagine, i due alfabeti sillabici giapponesi, Hiragana e Katakana.
Le regole basilari per pronunciare il giapponese.
Le temutissime vocali lunghe.
Pochi minuti di ascolto.
Fin qui tutto bene.

Per comodità, assocerò al manuale (bello tascabile) una matita e, non un quaderno, ma un bel pacco di post-it – in modo da poter appiccicare i miei appunti direttamente nel volume alla pagina giusta.
Bello liscio.