strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Perché così era nei tempi antichi: Phantasmagoria

L’uscita del terzo numero di Phantasmagoria, Special Edition è stata una piacevole sorpresa con lal quale celebrare Halloween e le due settimane di isolamento imposte dall’attuale stato delle cose. Perché se dobbiamo restare chiusi in casa mentre fuori dalle nostre finestre la campagna è silenziosa, desolata e angosciante, tanto vale farlo con qualcosa di buono da leggere.

E poiché non ve ne ho mai parlato prima, ve ne parlo adesso – perché siamoq ui anche per segnalare buoni libri da leggere. E riviste.

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Paura & Delirio, episodio 6: Dagon (2001)

Abbiamo chiesto alle persone che seguono la pagina di Paura & Delirio su facebook di votare il film di cui avrebbero voluto sentirci chiacchierare, ed eravamo cereti che non ci avrebbero delusi.
Così è stato, e la maggioranza ha scelto Dagon, il film del 2001 diretto dal compianto Stuart Gordon e basato su La Maschera di Innsmouth, di H.P. Lovecraft.

E chi siamo noi per contestare le scelte del nostro pubblico?

Inutile che stiamo a raccontarvi che questo podcast

CONTIENE SPOILER

Ormai dovreste saperlo.
Speriamo che il programma vi piaccia.


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Il Re in Giallo

Ancora un pezzo del piano bar del fantastico, questa volta dedicato a uno strano libro.
A una strana opera teatrale.
E ad una strana mitologia tascabile.
E al Re.

oval_chambersRobert W. Chambers fu, probabilmente, per un breve periodo, un grande scrittore.
Poi preferì diventare uno scribacchino.
Studente d’arte, compagno di scuola di Charles Dana Gibson (quello della Gibson Girl), poi studente in Francia, nella Parigi fin-de-siécle.
Influenzato da Bierce, da Poe, dai simbolisti, da Wilde e Gautier, da certe tendenze “francesi” della letteratura, Chambers passò nella sua carriera dal sovrannaturale alla narrativa romantica, all’avventura. I romanzi “per segretarie”, come li chiamavano all’epoca, gli procurarono probabilmente i maggiori introiti, pur restando lavori sostanzialmente indifferenziati(e disponibili, gratis, anche in formato Kindle su Amazon),  ma è su una raccolta di storie, pubblicata nel 1895, che si fonda la sua fama.
Il volume si intitola Il Re in Giallo, ed è invero uno strano animale. Continua a leggere


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Skull Face

02295Il ventitreesimo volume della Fantacollana è Skull Face, di Robert E. Howard, traduzione parziale dello Skull Face Omnibus uscito in Gran Bretagna nel 1974 (e non dalla ben più voluminosa raccolta curata da Derleth per la Arkham House e dal titolo Skull Face and Others).

Skull Face si delinea come una collezione del meglio della narrativa sovrannaturale e weird di Robert Howard, con alcune incursioni nel fantasy.

Dopo una buona selezione di articoli in memoria di Howard – di Derleth, E.Hoffman Price e H.P. Lovecraft – il volume ci offre alcune dele cose migliori che Howard abbia scritto.
C’è Fire of Asshurbanipal, c’è Worms of Earth, ci sono valley of the Worm e Black Canaan.
Magia, mistero, esotismo – ma anche paesaggi americani e atmosfere molto vicine alla Cross Plains nella quale Howard era intrappolato.
Storie a volte ripetitive nei titoli e nelle situazioni, ma che Howard riesce a rendere, e bene, con poche frasi ben misurate.

nevillespearman-skullfaceC’è Skull Face, insolita incursione di Howard nel Weird Menace – con Kathulos, stregone atlanteano redivivo ben deciso a conquistare il mondo con metodi presi dipeso da Fu Manchu e da tutti gli altri evil mastermind della narrativa popolare.
Non eccelso, ma si lascia leggere.

Ciò che manca, invece, è la selezione di racconti di Conan e di Kull che completavano l’edizione originale – e che vengono omessi poiché o già pubblicati in altri volumi della Fantacollana, o di prossima pubblicazione; o forse già opzionati da altri editori: manca Solomon Kane.
E allo stesso modo manca – e qui è un vero crimine – la poesia Lines in realization that I must die, un brano indispensabile nella definizione di Howard e del suo destino ultimo.

Alla fine, dei ventitré titoli inclusi nell’antologia originale, solo quattordici vengono tradotti in questo volume.
Ed è un peccato – perché senza questi tagli Skull Face Omnibus sarebbe un buon tutto-in-uno, un piccolo breviario per il vero credente Howardiano, una panoramica sull’intera produzione dell’autore di texano, la dimostrazione del fatto che Howard era in fondo un autore ben più sofisticato e flessibile di ciò che si potrebbe dedurre dalle sue sole storie barbariche.

Così com’è è una bella raccolta, ma poco di più.

HowardSkullface-1Il volume ha una bella copertina che non c’entra nulla, fatta da Michael Whelan per Elric di Melniboné.
La snervante abitudine degli editori italiani di appiccicare la copertina a caso sui romanzi mostra la sua orrida faccia per la prima volta nella Fantacollana.

Sciocco dettaglio personale – Skull face, prima edizione, rimane anche oggi uno dei più introvabili volumi della Fantacollana, se non il singolo volume più difficile da reperire.
Verrà ristampato negli anni ’90, in brossura – ma non è la stessa cosa.
Il volume manca dalla mia collezione, ed i diversi racconti li misi insieme, nel corso degli anni, attraverso una manciata di diverse raccolte originali – a cominciare dalla leggendaria edizione Berkeley, con la copertina di Ken Kelly ed il mini-poster incluso.


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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


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Nuvole nere sulla prateria

H.P. Lovecraft, che di certe cose se ne intendeva, sosteneva che la più forte emozione dell’uomo è la paura, e la paura più profonda è la paura dell’ignoto.
Che è poi, se ci pensate, il motivo per cui i romanzi di vampiri, là fuori, non sono più schedati come horror, ma come urban fantasy, o paranormal romance.
Perché di ignoto, sul vampiro, ormai c’è poco.
Difficile costruire tensione e aspettative su qualcosa che tutti conoscono, che tutti considerano familiare.
Non fa più paura.

E lo stesso vale, ovviamente, per gran parte degli orrori lovecraftiani – per cui di solito cerchiamo di distinguere i discepoli di HPL dai semplic perpetratori di pastiche perché i primi hanno imparato la lezione, gli altri lasciano solo cascare dei nomi zeppi di consonanti nel posto giusto.

E la lezione l’hanno imparata, e bene l’inglese Steven Savile, autore ed editor con una lunga esperienza nel campo dei tie-in, e l’americano David Niall Wilson, altro autore con un solido mestiere ed alcune buone prove all’attivo.
Il loro Hallowed Ground (2011, disponibile come ebook per circa tre euro) è un ottimo weird western, che fila come un diretto e garantisce dei brividi onesti, giocando proprio sul potere dell’ignoto.
La trama segue tre personaggi principali – il misterioso ed inquietante Deacon, che viaggia con una specie di freak show in un west deserto e sottopopolato; il progressivamente sempre più terrificato Provender Creed, un desperado che ha visto decisamente troppo per la sua salute; e Mariah, salvata da morte certa nella prateria da un ambiguo venditore di olio di serpe, e destinata a svolgere uno sporco lavoro.
Sullo sfondo, ricostruita attraverso documenti ritrovati, sogni e visioni, la storia di Elizabeth e Benjamin, coinvolti in un oscuro patto con un personaggio che alligna agli incroci, e creature non umane desiderose di vendetta.
E non viene fatto neanche un nome.
Niente Cthulhu, Satanasso o Baron Samedi.
Niente Necronomicon, niente Chtaat Aquadingen, niente di niente.

Le creature che cercano di fare la pelle al povero Creed non hanno un nome, non hanno neanche una descrizione definita.
Ma se il primo scontro del pistolero coi suoi avversari è un piccolo gioiello di sintesi e azione, l’approccio impressionista – una piuma nera, un movimento innaturale della testa – paga.

Descrizioni asciutte ed economiche, dialoghi all’osso, un crescente senso di inquietudine e la presenza di infiniti elementi che sono, forse, riconoscibili, ma non vengono mai identificati.
Il trucco è tutto qui.
Nuvole nere si addensano sulla malandata comunità di Rookwood.
Antichi dei camminano sulla terra.
Il tempo scorre in maniera discontinua.
Hallowed Ground è un ottimo romanzo, scritto benissimo e che mantiene tutte le promesse della copertina.

Ed è divertente scoprire – dal blog di Saville – che il libro nasce quasi per scherzo: un sito web, anni addietro, sbagliò il titolo della storia di Saville, The Hollow earth, facendola diventare Hallowed Earth.
Saville e Wilson cominciarono a scherzare sul fatto che quello sarebbe stato, in effetti, il titolo del loro prossimo lavoro a firme congiunte.
E poi lo fecero davvero.

Tanto per dimostrare che le buone idee non crescono sugli alberi.


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99 centesimi di Cthulhu

Sapete che non amo programmare i post con un palinsesto fisso, ma credo mi divertirò d’ora in avanti a segnalare, la domenica, degli ebook a bassissimo prezzo (o gratuiti) o dei giacimenti di testi cartacei usati a un centesimo, titoli che potrebbero essere passati sotto al radar dei surfisti.

Comincio perciò con una rapida segnalazione, essendo domenica e tutto quel genere di cose.

Amazon lascia per la vertiginosa cifra di 99 centesimi l’edizione Kindle* di un’affare che si chiama The Cthulhu Mythos Megapack **.
Prodotto dai sempre affidabili ragazzi della Wildside Press, si tratta di un piccolo tesoro nascosto.
Che non brilla per originalità, ed ha una copertina di una bruttezza esemplare, ma contiene… beh, ecco cosa contiene:

“At the Mountains of Madness,” by H. P. Lovecraft
“The Events at Poroth Farm,” by T.E.D. Klein
“The Return of the Sorcerer,” by Clark Ashton Smith
“Worms of the Earth,” by Robert E. Howard
“Envy, the Gardens of Ynath, and the Sin of Cain,” by Darrell Schweitzer
“Drawn from Life,” by John Glasby
“In the Haunted Darkness,” by Michael R. Collings
“The Innsmouth Heritage,” by Brian Stableford
“The Doom That Came to Innsmouth,” by Brian McNaughton
“The Shadow Over Innsmouth,” by H. P. Lovecraft
“The Nameless Offspring,” by Clark Ashton Smith
“The Hounds of Tindalos,” by Frank Belknap Long
“The Faceless God,” by Robert Bloch
“The Children of Burma,” by Stephen Mark Rainey
“The Call of Cthulhu,” by H.P. Lovecraft
“The Old One,” by John Glasby
“The Holiness of Azédarac,” by Clark Ashton Smith
“Those of the Air,” by Darrell Schweitzer and Jason Van Hollander
“The Graveyard Rats,” by Henry Kuttner
“Toadface,” by Mark McLaughlin
“The Whisperer in Darkness,” by H. P. Lovecraft
“The Eater of Hours,” by Darrell Schweitzer
“Ubbo-Sathla,” by Clark Ashton Smith
“The Space-Eaters,” by Frank Belknap Long
“The Fire of Asshurbanipal,” by Robert E. Howard
“Beyond the Wall of Sleep,” by H.P. Lovecraft
“Something in the Moonlight,” by Lin Carter
“The Salem Horror,” by Henry Kuttner
“Down in Limbo,” by Robert M. Price
“The Dweller in the Gulf,” by Clark Ashton Smith
“Azathoth,” by H.P. Lovecraft
“Pickman’s Modem,” by Lawrence Watt-Evans
“The Hunters from Beyond,” by Clark Ashton Smith
“Ghoulmaster,” by Brian McNaughton
“The Spawn of Dagon,” by Henry Kuttner
“Dark Destroyer,” by Adrian Cole
“The Dunwich Horror,” by H. P. Lovecraft
“The Dark Boatman,” by John Glasby
“Dagon and Jill,” by John P. McCann

Anche ammesso che abbiate tutte le storie di HPL, CAS e REH ristampate in questo volume, la sola presenza dei lavori di Bloch, di Kuttner e di T.E.D. Klein che ho evidenziato vale il prezzo di ammissione e – considerato il prezzo irrisorio – il tempo di lettura.
Senza contare Pickman’s Modem

E poi c’è The Fire of Asshurbanipal, di Bob Howard, ed io mi sento obbligato ad acquistare qualsiasi cosa in cui ristampino “Fire”.

Non è elegante, non è sottile, non è corredato da sofisticati metatesti.
Ma come pura prova muscolare di quanto buon orrore sovrannaturale si può condensare in 99 centesimi, credo sia insuperabile.

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* lo odiate, è brutto e cattivo ed Amazon è il Male, lo so…
** e aggiungo che non credo si trovi in altri formati, ahimé. O forse c’è un epub sul sito della Wildside.


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Il Segreto di Giacomo Bove

(questo post piacerà al mio amico Mcnab…)
Si scoprono le cose più curiose, girando col cervello acceso per queste colline.
Per dire, Giacomo Bove.
Voi naturalmente sapete tutto, di Giacomo Bove.
Io fino a ieri sera ne sapevo pochissimo.
E chissà poi perché…

Vediamo di mettere giù due dati essenziali.
Nato a Maranzana, qui in Astigianistan, nel 1852.
Genitori vignaioli, che lo mandano a scuola a Genova.
E lui, a Genova, decide che da grande vuole fare il marinaio.
Di più, lui vuol fare l’esploratore.
Peccato che, essendo di famiglia contadina, gli sia precluso l’accesso all’Accademia.

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