strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere

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Leggere la Fantacollana

I buoni propositi si fanno l’ultimo dell’anno.
Le idee storte si annunciano prima – anche perché così, non si può poi fare marcia indietro o ci si gioca la faccia.

tbaptorPerciò, piano per il futuro a brevissimo termine – parlare della Fantacollana della Nord.
Un volume alla settimana.
Partendo dal primo, e andando in ordine di pubblicazione (erano numerati, giusto?)

E sottolineo parlarne, più che recensirla – perché sostanzialmente che io recensisca Howard o Leiber o Le Guin conta meno di nulla.
Si tratta – specie con la prima cinquantina della Fantacollana – di testi a tal punto definitivi del genere, che esprimere opinioni a riguardo presumendo oggettività è un atto di somma presunzione.
La vivisezione degli antichi maestri quale sfoggio di superiorità intellettuale lasciamola a chi si eccita per certe cose.
Ma ricordare quei titoli, ripescare le vecchie copertine, magari scavare nell’aneddotica, o anche solo vedere quanto certi titoli abbiano retto agli anni…

TUTTA la Fantacollana?
No – si arrivò ad un punto in cui la Fantacollana pubblicava cose che non mi interessavano più, e smisi di seguirla.
Ma per un paio d’annetti buoni dovremmo avere di che chiacchierare.

Il Castello d'acciaioPerché farlo?
Beh, perché sarebbe divertente.
Perché è una miniera di autori e titoli dimenticati che sarebbe bello scoprire o riscoprire*.
E perché io sono profondamente affezionato alla Fantacollana, ne ho un paio di scaffalate, e credo che abbia costituito un fattore importante nella costruzione del mio gusto (o mancanza del medesimo) per ciò che riguarda la letteratura d’immaginazione.
Ah, “letteratura d’immaginazione” è la vecchia definizione del genere data da Lyon Sprague de Camp.
Il mio primo libro fantasy è stato Il Castello d’Acciaio, di Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt.
Che è Fantacollana numero 11.
Ci arriveremo.

Per gennaio, intanto, abbiamo in preventivo…

1 . Samuel Delany – I Gioielli di Aptor
2 . Lyon Sprague De Camp – L’Anello del Tritone
3 . Robert Silverberg – Ali della Notte
4 . Randall Garrett – Lord Darcy

Tanto per partire con qualcosa di completamente diverso.
Perché la Fantacollana – ipoteticamente il serraglio fantasy della fantascientifica Nord – aveva parametri molto ampi nel valutare i propri contenuti.
Ma ne riparleremo.
Oh, se ne riparleremo.

L’annuncio ampiamente anticipato, naturalmente, permette a chiunque voglia poi partecipare alla discussione di prepararsi per tempo*.
Non dico tipo gruppo di lettura vero e proprio: non ne faremo una cosa ultra-seriosa, ma potrebbe essere divertente.

E sì, prima che me lo chiediate – cercheremo un angolino in cui far stare anche i volumi della presto defunta collana Arcano della Nord – se non altro perché c’è Ombre del Male di Leiber.

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* Un suggerimento: battete le bancarelle.
E le biblioteche.
E se siete di quelli che aspirano al possesso dell’arte, eBay.


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I will show you my favourite obsession

Non permettete a nessuno di dirvi come e dove scrivere!

Ancora pulp per il finesettimana.
Ci sono un paio di memi che circolano, qui nel Braccio C della blogsfera, al momento.
In uno, gli scribacchini mostrano al mondo quali sono le loro personali ossessioni scrittorie, quegli elementi che si sentono quasi in dovere di dover inserire nelle proprie storie.
Dall’altra, in dichiarata reazione all’accusa, spesso reiterata, di fuga dalla realtà, molti stanno presentando dei piccoli tour del loro personale mondo immaginario, della realtà fittizia che occupa una parte del loro mondo, e nella quale conducono parte della loro vita intellettuale.
Strana gente, eh?
Ma d’altra parte, perché pensate ci tengano qui nel Blocco C?

E così, in vista del mio mood pulp (Tarantino astenersi), metto giù una lista… no, non delle mie ossessioni, piuttosto dei miei vizi scrittorii – che includono alcuni elementi del mio piccolo universo tascabile.

So come down to the lab
And see what’s on the slab
I will show you my favourire obsession(*)

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Un progetto eccentrico – vaneggiamenti preliminari

Si preparano sette giorni di fuoco, durante i quali dovrò comprimere due giornate lavorative da otto ore in nomali giornate standard da ventiquattro, e nel frattempo riuscire a infilarci un paio di altre cose meno prioritarie, ma pagate.

Poi, diciamo tra il dodici ed il quindici del mese, stramazzo e passo tre giorni dormendo.
Ma nel frattempo, mi sta passando per ciò che resta del cervello un progetto che potremmo definire eccentrico.
Molto eccentrico.
E quindi promettente.

C’è una vecchia canzone che continua a ronzarmi in testa.
E che mi dà un’idea.
Un’idea per una serie di storie da pubblicare on-line, gratuitamente e senza una periodicità, così come mi gira, ma unite da un tema comune.
Anche se tema è la parola sbagliata.
Forse suggestione sarebbe meglio.
Storie brevi.
Racconti interstiziali.
Narrativa d’immaginazione, nel senso più stretto del termine.
Mai più di tre pagine.
Ma potrei anche cambiare idea, e dire due, o cinque.
Bisognerà vedere.
Però, comunque vada, un progetto con dei limiti ben precisi, attorno ai quali dover lavorare di fino.
Storie che servano anche come esercizio, come palestra.

E non mi dispiacerebbe coinvolgere – prima o dopo, o durante – anche qualche altro vicino di cella, organizzare una specie di evasione in massa dal braccio di massima sicurezza in cui tengono gli scribacchini da queste parti.
Seghiamo le sbarre, annodiamo le lenzuola…
Ammesso che qualcuno voglia provarci, naturalmente.

E poi farne un bell’ebook per i surfisti, perché no…
O una versione fluida, usando una piattaforma come WordPress.
Roba di classe.

Ma ne parliamo un po’ più articolatamente dopo il 15.

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