strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Per me non cambia nulla

Oggi voglio raccontarvi una storia.
Un pork chop express alla cinese.

Nel 1400, l’imperatore Ming sedeva sul trono di quella che era, a tutti gli effetti, la più grande civiltà del mondo.
La struttura politica e burocratica era sviluppata, diversificata ed efficiente.
I commerci e l’agricoltura, così come le manifatture, prosperavano.
L’estensione territoriale – e soprattutto la densità demografica –  dell’Impero Cinese non erano confrontabili con nessuno stato contemporaneo occidentale.
Nel 1405, Yung Lo ordinò che venisse varata una flotta d’espplorazione.
Al comando dell’ammiraglio Cheng Ho (oggi, con la nuova trascrizione, Zheng He) vennero messe 250 navi (la più piccola delle quali misurava 55 metri di lunghezza ed aveva cinque alberi) e 28.000 uomini di equipaggio.
Nei venticinque anni successivi la flotta d’esplorazione ming coprì gran parte del Mar della Cina, dell’Oceano Indiano, risalendo le coste dell’Africa e il Mar Rosso.


Nel 1433, Chenh Ho avrebbe dovuto dirigersi a sud, doppiare il Capo di Buona Speranza, e risalire la costa dell’africa fino al bacino del Congo, e oltre, verso il Mediterraneo.
La morte dell’imperatore e, poco dopo, la morte dell’ammiraglio, fermarono il progetto per alcuni anni.
In quel frattempo, cavalcando una tendenza culturale che considerava la Cina il centro del mondo (era dopotutto il Chung Kuo, la terra di mezzo), una fazione politica che aveva a cuore gli interessi dei mercanti – i quali si sentivano minacciati dalla quantità di nuove mercanzie provenienti dalle terre contattate dalla Flotta – passò una serie di leggi sempre più repressive, miranti a negare la possibilità di ulteriori esplorazioni.
La flotta venne richiamata e distrutta, e in capo al 1500, era illegale in Cina costruire vascelli che avessero più di due alberi.
Dal 1525, i vecchi vascelli a due alberi vennero sequestrati e distrutti sistematicamente, e gli equipaggi arrestati.

Ma restiamo al 1433.
L’anno successivo, Enrico, terzo figlio del re del Portogallo, inviò una missione al comando di un certo Gil Eannes fino alle coste dell’Africa occidentale.
Qui naturalmente Eannes non incontrò la flotta cinese, per il semplice fatto che la flotta era stata richiamata e stava per essere smantellata.
Motivo per cui Enrico, detto il Navigatore, gettò grazie a Eannes prima, e a Vasco de Gama poi, le basi di quello che sarebbe stato il primo impero globale eurocentrico.
E dire che le quindici missioni precedenti a quella di Eannes erano state buchi nell’acqua (…)

Nel 1557, i portoghesi, che avevano basi commerciali in Cina dal 1511, si presero la città di Macao.
Persa la spinta all’esplorazione, la Cina aveva intrapreso un percorso di stagnazione che sarebbe durato per molti lunghi secoli.
La metaforica ciliegina sulla torta, naturalmente, ce la misero gli inglesi – quando nel 1793 Lord Macartney incontrò l’imperatore della Cina, Chien Lung, questi gli disse…

Nulla di ciò che voi avete ci necessita. Non abbiamo mai dato peso a oggetti strani o indigeni, né ci serve alcuna delle manifatture del vostro paese.

Certo, come no.
Proprio una bella giocata, Chien Lung.

Ora, perché questa lunga – per quanto affascinante – storia su dei cinesi morti.
Perché nel weekend, complice la morte di Neal Armstrong, mi sono sciroppato la solita sequenza di

A me il fatto che l’uomo sia arrivato sulla luna o meno non cambia minimamente la vita.

Ed ho ripensato all’imperatore Chien Lung.
Sono certo che Chien Lung avrebbe condiviso certi sentimenti.