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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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A Google non piacciono i miei titoli

No no, non piangete… non intendo lagnarmi del fatto che ci sia stato un calo di visite sul mio blog a causa del malvagio motore di ricerca che tutti amano odiare*.

6_logo_predesignIl discorso è questo – dopo il terremoto causato sul web dall’implementazione dei nuovi algoritmi di ricerca, i famigerati Panda e Pinguino, molti siti che si occupano di SEO (Search Engine Optimization) si sono premurati di provare a dare dei suggerimenti ai blogger ed agli amministratori di sito, su come aggirare il drastico taglio alle visite causato dai cambiamenti.

In breve – piange il blogger: avevo 1000+ visitatori al giorno, ora ne ho solo 450, come posso fare per tornare agli antichi fasti?

Tutti i siti, a cominciare dalla pagina preparata all’uopo dai miei padroni di casa di WordPress, dicono più o meno le stesse cose.

Il primo suggerimento, abbastanza curiosamente, è che dobbiamo avere dei contenuti originali e di qualità.
Google ama i contenuti originali e di qualità

E fosse l’unico, potrei aggiungere – io faccio un post su un vecchio titolo della Fantacollana degli anni ’70, e in capo a una settimana almeno altri tre blog recensiscono lo stesso libro.
Questo, è amare i contenuti originali e di qualità.

Ma ammettiamo che io abbia dei contenuti originali e di qualità, è sufficiente?
Basta, la certificazione stile “Settimana Enigmistica” – vanto decine di imitatori – perché Google mi voglia bene?

Apparentemente no.
Google vuole anche che i miei contenuti originali e di qualità siano univocamente identificati come miei – vuole poter mettere la mia foto vicino al link sulla pagina della ricerca.
Vuole, in altre parole, attribuirmi il merito.
Il che, ammettiamolo, è molto di più di quanto facciano quei tre blogger quando vengono colti inopinatamente dall’ispirazione di recensire gli stessi libri che ho recensito io.

SEO avanzato, al massimo livello

SEO avanzato, al massimo livello

Ora… Come faccio a mettere la mia faccia di fianco al link?
Devo essere utente registrato, avere un profilo G+ e poi… mah, dipende.
C’è una procedura abbastanza bizantina, se siete blogger su WP.com, ma a me l’ha spiegato un contatto indiano che si occupa di SEO avanzato, e l’ho fatto abbastanza alla svelta, e non è servito a nulla.
Ma è ok, uno ci prova.
Mica deve per forza funzionare, no?

Basta questo?
Contenuti di qualità e originali univocamente attribuiti (se mai Google si deciderà a indicizzarli)?

No.
E qui viene la parte veramente divertente.
Il titolo dei miei post.
Il titolo dei miei post deve contenere le parole chiave del post medesimo.
Non i tag o le categorie, badate bene, ma le parole chiave.
Faccio un post sugli spaghetti all’amatriciana?
Il mio post dovrebbe contenere le parole “spaghetti” e “amatriciana” nel titolo.
E nel corpo del testo.
aaaaaaVerrebbe insomma una cosa così…

Come preparare gli Spaghetti all’Amatriciana

In questo post, parleremo degli spaghetti all’amatriciana, ed in particolare di come si preparano gli spaghetti all’amatriciana.
Ora, per preparare degli squisiti spaghetti all’amatriciana, servono, prima di tutto, degli spaghetti, diciamo dei DeCecco numero 12, ai quali poi aggiungeremo un delizioso sugo all’amatriciana.
Il sugo all’amatriciana si prepara con…

Ecco.
Una cosa del genere, schizzerebbe in testa alle ricerche per, l’avete indovinato, la stringa spaghetti all’amatriciana**
E chiunque cercasse come si preparano gli spaghetti all’amatriciana (voi non ci credereste, credetemi, voi non ci credereste…) troverebbe questo ipotetico post**.

La cosa interessante, e della quale mi piacerebbe discutere, è come una scelta sostanzialmente di software, di programmazione, di filtratura, di parsing, una cosa che riguarda insomma essenzialmente delle macchine, possa diventare una imposizione stilistica.
Per me, e per voi -che siamo delle persone (o proviamo ad esserlo).
Perché, al fine di ottenere i massimi risultati, non devo essere solo originale e di qualità – devo anche e soprattutto scrivere articoli…
Brutti.
Banali.
Privi di uno stile – perché ricordiamolo, lo stile è l’infrazione consapevole delle regole secondo un modello caratteristico dell’autore.

I due recenti post sul Leprotto Prussiano sono un buon esempio – le ricerche in Google per “immaginazione”, “scuola”, “educazione”, non porteranno quei due post in evidenza, perché hanno un titolo… “sbagliato”.

Certo, si tratta di un titolo non più sbagliato de I Tre Moschettieri, di Dumas – che il povero Google non riuscirebbe a portare in evidenza, perché, come già fece notare Umberto Eco, in effetti il libro parla del quarto moschettiere.

La scelta di un titolo – per un libro, un articolo, un racconto, un quadro o un post su un blog – è essenziale.
Il titolo è la prima cosa che si vede e, con un po’ di fortuna, è ciò che acchiappa il lettore ed è ciò che il lettore ricorderà, parlando con altri di quanto sia stato divertente leggere quel libro, articolo, post o quel che è.

Il fatto che ci si debba adattare a creare titoli -e prosa – che piacciano a delle macchine, è una scelta drammatica e dalle conseguenze colossali.

Perché le macchine seguono parametri che non hanno nulla a che fare con l’immaginazione***, e vogliono materiale originale e di qualità, ma sostanzialmente noioso.
———————————
* Certe cose le fanno solo quei blogger stupidi dei quali poi i blogger intelligenti parlano male quando si intervistano fra loro.
Solo che loro non li chiamano stupidi, li chiamano “stronzi” – perché loro sono in gamba.

** Invece ora, abbastanza ironicamente, sarà QUESTO post a comparire in vetta alle ricerche per spaghetti all’amatriciana.

*** Ma guarda un po’ chi si rivede.


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La vendetta del Leprotto Prussiano

Quando, mi pare al secondo anno di università, feci notare che molti corsi erano clamorosamente carenti dal punto di vista didattico… che certi docenti insomma, pur essendo certamente professionisti eccelsi e molto preparati, non erano capaci ad insegnare, un compagno di corso sussiegoso mi spiegò che il docente universitario non deve insegnare.
Se tu sei iscritto a quel corso, la materia ti interessa e quindi dovresti essertela già studiata da solo – il docente deve solo darti delle linee guida e verificare il tuo percorso e alla fine, con un esame che dovrebbe essere una formalità, accertare la tua conformità al  programma.

Idiozie, naturalmente*.

Però mi son tornate in mente con il discorso sulla scuola e l’immaginazione.
La “troppa immaginazione”.
Seconda portata del pork chop express – perché noi valiamo. Continua a leggere


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Il caso del leprotto prussiano

Tutto comincia da un leprotto prussiano.
Beh, io assumo che sia prussiano, perché si chiama Otto.
Otto è un nome prussiano.
E questo è un pork chop express.

yaratc4b1cc4b1lc4b1k-resim-3Il fatto è che la mia vicina di cella laClarina ha appena fatto un gran bel post sulla scuola, e sull’immaginazione, e su come il povero Otto il Leprotto sia stato scacciato da una classe, in una scuola, per il semplice fatto che… beh, che è immaginario.

La scuola ha un problema, con l’immaginazione.
Potrei dire la scuola italiana – in fondo è quella che conosco meglio – ma se devo credere a personaggi piuttosto affidabili, le cose marcano male anche nel resto del mondo.
La scuola ha un problema con l’immaginazione.
Perché?

Io di solito la cosa me la spiego col fatto che l’immaginazione è difficilmente incasellabile e classificabile, non ci si fanno sopra dei programmi ministeriali, non si possono assegnare venti pagine di immaginazione da leggere e imparare a memoria per lunedì.
Ma è tutto qui? Continua a leggere


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Scienza e Immaginazione

Ancora qualche parola sul pensare al futuro.
Io non volevo creare alcun meme, né lo voleva fare, ne sono certo, la persona che la settimana passata mi ha ispirato quel post su dieci futuri possibili, da qui a dieci anni.

Eppure ho ricevuto un sacco di feedback, ho letto un sacco di cose, ho visto in giro una quantità di post interessanti che riprendevano il mio tema, e pare che altri ne arriveranno.

Ottimisti.
Pessimisti.
Quelli che l’han buttata sul ridere.
Quelli che considerano tutto questo un’allegra scemata.

Eppure, a me pare, non è un’allegra scemata.
E mi dispiace, che qualcuno la veda proprio solo così.
Ed è proprio sulla base del feedback che mi viene quasi naturale scrivere questo post.
E qui parte il pork chop express.
Continua a leggere


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Sesso & Filosofia

Un mio vecchio post sull’annosa questione degli infodump viene citato su un forum.
Capita.
Nel momento in cui si piazza online un testo, il minimo che opuò succedere è che qualcuno lo commenti.
Anzi, è per quello che lo mettiamo in rete, giusto?

Resta il fatto che l’infodump rimane una pratica esecrabile, e le mie posizioni a riguardo altamente discutibili.
Un commentatore è lapidario – quando scrivi, devi decidere se ti interessa il mondo o se ti interessa la storia.
Se ti interessa il mondo, ok, dai delle informazioni, ma così facendo spacchi l’immedesimazione del lettore.
Se ti interessa la storia, allora chissenefrega delle informazioni di contorno – dammi l’azione.

Il problema, naturalmente, sorge quando ci sono personaggi come il sottoscritto, che vogliono fare la torta e mangiarsela.
Quelli che vogliono il sesso e la filosofia.
Quelli che sono interessati tanto al mondo quanto alla storia. Continua a leggere


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Sopravvissuto all’Accademia

Pochi ma buoni stasera all’Accademia per la mia presentazione sul retrofuturismo e lo steampunk.
Se la tecnologia ha fatto (come sempre) cilecca, azzoppando la presentazione, gli ottimi spunti offerti da Franco Pezzini e da Squirek mi hanno permesso di toccare un sacco di argomenti che altrimenti sarebbero rimasti fuori.
Inutile dire che riciclerò le loro idee spacciandole per mie in modo da fare la figura di quello in gamba.

Poi, come si diceva, ci sono quelli che preferiscono le astronaute in bikini con il casco a boccia da pesci rossi.

E chi siamo noi per condannarli?

Un po’ di scampoli della presentazione arrivano nei giorni prossimi.
Restate sintonizzati…