strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Si Riparano Biciclette

Ho sempre considerato la frase “Si Riparano Biciclette” il genere di cose che vorrei avere sul biglietto da visita.

Micropaleontologo.
Geologo, Stratigrafo, Analista di dati ambientali.
Autore, Divulgatore, Traduttore.
Si riparano biciclette.

Mi dà l’idea di mercenariato assoluto, di “facciamo qualsiasi cosa per un pugno di euro.”

bike maintenance

Avevo dieci anni quando, presa con troppo entusiasmo una curva, capitombolai con la mia bicicletta, sbucciandomi un ginocchio.
La reazione di mio padre, timoroso che il suo stupido figlio potesse accopparsi andando in bici in cortile, fu molto semplice – mi sequestrò la bicicletta, ed io dovetti aspettare fino alla non più tenera età di trentaquattro anni per potermene acquistare una nuova.
Mio padre a quel punto non poté opporsi – era ormai giunto alla conclusione che mi sarei comunque ammazzato con l’automobile*.

bike-thiefHo usato poco la bicicletta in Torino – a differenza di mio fratello, che ci andava e tornava dall’università**, con gran piacere dei ladri di biciclette che allignavano ed allignano tutt’ora nei dintorni di Palazzo Nuovo.

Fu proprio per ovviare all’incresciosa tendenza delle bici di venire rubate all’università, che con mio fratello cominciammo a documentarci.
Vale la solita storia – gli anglosassoni hanno un buon manuale per qualsiasi cosa.
Anche su come sopravvivere in città andando in bici.

L’aver reso le nostre biciclette impossibili (o per lo meno antieconomiche) da rubare, le rese estremamente vandalizzabili.
Se c’è una cosa che chi ruba biciclette odia, infatti, è una bicicletta che non può rubare: ecco quindi i cavi dei freni recisi, le gomme tagliate, i telai ammaccati a calci.

Questo ci portò a leggere altri libri, ad acquistare ricambi, a recuperare gli arnesi opportuni, ed a rimettere in sesto le nostre biciclette quando necessario.

Ora, esiliati come siamo fra le colline dell’Astigianistan, in bicicletta ci andiamo poco.
Le strade tutte curve cieche e saliscendi non sono esattamente l’ideale per pedalare, e la tendenza degli indigeni a viaggiare al doppio del limite consentito e senza badare troppo alla segnaletica è un potente dissuasore: ci piacerebe evitare di fare la fine di gatti, rospi, ricci e lepri che costellano le comunali***.

Resta però la nostra competenza sul campo quando si tratta di riassestare le due ruote.
Da cui l’idea di far circolare la voce fra gli indigeni, che sì – si riparano biciclette.
Prezzi modici, servizio professionale.
Un hobby, una fonte di introiti extra.
Un modo per non stare fermi.

Si potrebbe anchemettere in piedi un piccolo laboratorio estivo per i ragazzi delle scuole, per insegnare loro i rudimenti – non tanto perché ci piaccia perdere potenziali clienti, quanto perché saper riparare una bicicletta (o un computer, o un paiodi pantaloni, o una tubatura che perde) è una straordinaria dimostrazione di libertà.

Ed una scusa per farci un giro in bici ogni tanto, fra i prati, sicuri che se verremo travolti e gettati in un fosso da qualche troglodita col SUV, per lo menola parte meccanica sapremo rimetterla in sesto.

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* E non mancò di constatare con un certo compiacimento che, acquistata la bicicletta da un mese, io venni in effetti travolto da un’auto, lussandomi un polso.
Il fatto che io fossi a piedi, sulle strisce, mentre conducevo la bicicletta a mano attraverso un incrocio, e l’auto avesse bruciato un semaforo rosso, non avevano troppa importanza – c’era la bici, c’era il suo stupido figlio, l’ipotesi di partenza di mio padre era stata dimostrata dei fatti.
Almeno parzialmente.
Peccato che non fossi morto.

** Mantenendo nostro padre in uno stato di ansia costante in quanto era solo questione di giorni prima che anche mio fratello ci restasse secco.
Ho il piacere di informarvi che non è mai successo.

*** Sì, ci piacerebbe evitare di dare a nostro padre la soddisfazione, sapete com’è…


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L’odore del sangue

Oggi un post breve e fuori programma.
Ieri sera, mentre avrei dovuto stare qui al computer a scrivere il pezzo per oggi, ero impegnato a fermare una copiosa emorragia dovuta alla perforazione di una vena varicosa (eh, l’età) nella gamba destra.
E poi a raggiungere il vicino (8 chilometri) pronto soccorso e farmi rabberciare.
Niente di letale, tranquillizzatevi – ma estremamente spiacevole.

La lunga attesa sul lettino del pronto soccorso mi ha dato tempo di pensare ad alcune cose che, immagino, troverete stupide.

La prima è che non più di due giorni or sono leggevo in un libro una di quelle descrizioni che vorrebbero essere ellittiche, per cui invece di dire “si beccò una coltellata”, l’autore scrive “una sensazione di calore umido si allargò sul suo fianco” – come dire che gli si sta inzuppando la camicia.
Beh, umido non c’è dubbio – e scivoloso da impazzire – ma caldo, beh, discutiamone.
O può darsi che io abbia una componente rettiliana che finora mi era sconosciuta.

Poi sì, viscidissimo.
Il mio rispetto per la capacità di presa dei sandali di Conan il Barbaro sui pavimenti marmorei deipalazzi e dei ruderi nei quali di solito si aggirava è aumentata notevolmente.
Che avessero le suole in Vibram?

E quanto macchia!
Come diavolo faceva Jack lo Squartatore?

Dall’intera esperienza ho ricavato – oltre a qualche utile indicazione per migliorare i miei racconti – un bello spavento, dei familiari in panico, una serata al pronto soccorso e una copia di un libro sulle armi da taglio ora spruzzato di sangue.
Fa la sua sporca figura.
Col Kindle sarebbe stato impossibile – segnate un altro punto a favore del cartaceo.

Ah, sì, e segnatevelo – certe ferite si sistemano coi cerotti solo se siete Chow Yun Fat.


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Schiacciati contro il guardrail

Questo post è dedicato al simpatico bastardo che stamani, col suo TIR, scendeva i tornanti dalla Bazzana a Nizza Monferrato viaggiando a centro strada e ben sopra al limite di velocità.
La Panda rossa che l’allegro padrone della strada ha schiacciato contro il guardrail in curva, con grande esplosione di specchietti retrovisori, sfregamento della fiancata, danni al semiasse ed ammaccature varie, trasportava mio fratello e me.
Nonostante l’impegno profuso, il bastardo non è riscito ad ucciderci, o a farci rotolare giù lungo il pendio.
Non che si sia preoccupato di fermarsi a controllare – chissà, magari, scoprendoci ancora vivi, avrebbe magari potuto darci il colpo di grazia col crick.
Invece se l’è filata a tutta velocità verso Nizza, dove successivamente immaginiamo avrà pranzato tranquillo, magari vantandosi delle proprie prodezze con qualche stanco gestore di tavola calda, per poi andare a caricare o scaricare bottiglie, piene o vuote, assolutamente indifferente agli effetti del semplice fatto di essere un coglione.

Allo stesso modo, gli autisti suoi compari dei due TIR che lo seguivano non si sono preoccupati di fermarsia controllare, né si è fermata nessuna delle numerose auto in coda dietro ai camion.
Oggi era giorno di mercato, immagino avessero tutti un gran daffare.
Non c’erano neanche i carabinieri che di solito si piazzano su quel tratto di strada per inchiodare chi supera i limti.

Beh, nonostante voi, siamo entrambi ancora vivi.
La macchina è assicurata.
Gli abitanti di queste borgate sono invece non valgono la pallottola per metter fne alle loro sofferenze.