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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Cartoni Animati Giapponesi

Pezzo a richiesta per il piano bar del fantastico.

La richiesta fa più o meno così…

Senza polemica e tenendomi in disparte dalla discussione, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi (pianista?) o sapere a tuo parere quali sono le serie animate più interessanti. Il mio giudizio è stato di certo viziato dall’Hype, non lo nego.

E chi sono io, per essere immune all’hype – o peggio, all’effetto nostalgia?

Post difficile per tanti motivi.

Il primo è che, da almeno una decina d’anni, non seguo con regolarità i cartoni animati giapponesi.
È stato l’avere troppo a che fare coi fan, credo, e con i loro continui, inutili battibecchi che mi ha stancato.
Mentre all’estero al di sopra del chiacchiericcio si levano voci in grado di fare qualcosa di grande, qui da noi è difficile da impazzire fare qualcosa di buono.
Escono dei buoni libri, certo, ci sono delle iniziative interessanti.
Ma il fandom è ormai al solipsismo assoluto – e continuano a stersene lì, a discutere se sia megli Lamù o Fujiko, se sia più forte Ken o Goku, se Mazinga faccia più chilometri con un litro di Gundam.

Quindi non sono un osservatore così affidabile, credo.
Mi mancano le novità – per lo meno la gran parte delle novità.

E c’è poi il dato anagrafico – io appartengo a quella generazione che è vissuta per circa 10 anni in un mondo in cui non c’erano cartoni animati giapponesi.
Per questo motivo – lo ammetto – tendo ad avere poca pazienza con gli esperti sotto ai trent’anni che popolano la rete.
Io il fenomeno l’ho visto cominciare.
Io ho visto i primi episodi la prima voltache sono passati in TV.
Quello che voi chiamateil boom degli anime per me era il secondo boom degli anime.

L’elemento anagrafico stende oltretutto una patina nostalgica su tutto l’ambaradan – era davvero Gundam 0079 meglio di Evangelion? O è solo perché il primo l’ho visto da ragazzino, ed il secondo da adulto ho fatto una fatica mortale a guardarlo?

E c’è stata davvero, una piega verso il pessimismo e la malinconia nelle serie degli ultimi dieci anni, o sono solo io che non mi diverto più come una volta?

Ma d’altra parte, questo è il mio blog, dove discuto di quello che mi pare.

Allora, rimuoviamo il blocco del passato.
Per farlo, credo esistano pochi metodi più efficaci di questo.

Considerate per cortesia che, con l’arrivo dell’animazione giapponese nel nostro paese, passammo sostanzialmente da questo…

… a questo…

Ci sono domande?
[PS – spiacente per l’embedding disabilitato – io le odio, certe cose]

Scordatevi Goldrake e Mazinga – per quel che mi riguarda, il futuro cominciò con Capitan Harlock.
Non mi interessa che il disegno sia (ingannevolmente) primitivo, che il doppiaggio sia patetico, che sia intriso di retorica…
Ha una trama!
Pirati nello spazio! Astronavi sulla preistoria! Battaglie spaziali!
Cosa si poteva dare, di meglio, ad un ragazzino che viveva di fantascienza – Williamson, Hamilton, Brackett, Kuttner, Moore… – se non Capitan Harlock?

La presenza di una trama, di una struttura attorno alla quale è costruita la storia, è l’elemento di forza del cartone nipponico, che lo porta immediatamente a trionfare quando buttato su un mercato fatto di Tom & Jerry e “radio con le figure” di casa Hanna & Barbera.
Ed io resto legato alle trame.

Forse anche per questo, le serie più recenti mi lasciano un po’ così – la trama latita, spesso si producono milioni di episodi allo scopo di vendere milioni di copie del gioco di carte…

Se Capitan Harlock portò sui nostri schermi il sense of wonder, allora Gundam portò the high frontier.
Nei primi minuti del primo episodio c’è una colonia di tipo L5 di O’Neill – presa di peso dalle illustrazioni dei libri di O’Neill.
E per la prima volta i cattivi non erano mostri – erano esseri umani.
Era una questione politica.
Wow!

Gundam, con la sua brutalità, le sue crisi psicotiche e la consapevolezza che chi combatte muore non era poi quella cosa terribile per quelli di noi che avevano visto l’ultimo episodio di Zanbot 3 – altro che Evangelion!

Poi naturalmente Lupin Terzo, che porta al contempo sesso e violenza, ma anche umorismo e ribalderia.
La prima serie in particolare è curatissima nel tratteggiare gli ambienti, i fondali…
E da qui in avanti si spalancano le porte ed è l’invasione.

Le opinioni diventano puramente personali.
Robot giganti?
A bizzeffe, ma ora come ora ricordo solo Daitarn 3 e Trider G7.

Amo la linea grafica dei vecchi cartoni basati sul lavori di Sanpei Shirato – il Ninja Bugeicho – anche quando le trame vacillano.
Mi piace lo steampunk di Il Mistero della Pietra Azzurra anche se i due personaggi principali sono odiosi.
Ho guardato con piacere e divertimento Cowboy bebop – incluso il film – nonostante il finale deprimente.
Sono ancora indeciso, alla voce fidanzate aliene, fra Urusei Yatsura e Tenchi Muyo.
Mi è piaciuto Maison Ikkoku anche se era troppo lungo, ho odiato Kimagure Orange Road.
Considero tutti i cartoni animati con maghette, streghette, e compagnia danzante una piaga.
E non mi esprimo su Sailor Moon perché conosco chi mi gambizzerebbe…

E naturalmente vivo con la consapevolezza dolorosa che nessun gaijin potrà mai capire Doraemon.

In tutte queste storie – e anche nelle altre, giù giù fino a Bem, Astroganga e Chobin – c’erano delle idee.
Non si trattava di riempitivo.
E noi esseri umani siamo affamati di idee.

Cosa consiglierei ora?

A parte Haruhi Suzumiya?

L’ovvio – Ghost in the Shell – Stand Alone Complex.
Una buona fantascienza post-umana ben disegnata e con delle buone idee, meno deprimente dei due (peraltro bellissimi) film.

Il meno che ovvio – Kosetsu Hyaku Monogatari
Massiccio horror di radice letteraria, con elementi antropologici e folklorici, ed una grafica meno che usuale.
Esiste a quanto pare in inglese col titolo di Requiem from the Darkness.

Il classico – Spice & Wolf
Altra serie di matrice letteraria, un fantasy atipico gestito con una certa intelligenza.
Esistono anche i libri (in inglese).

Il resto è ormai il dominio del gusto personale.
Trovo gran parte dei prodotti seriali molto difficili da digerire – ma mai quanto gli otaku.

Ed il sentimento, io credo, è reciproco.

Resto perciò qui nel mio angolino di Monferrato, e mi riguardo le sequenze finali di Gundam…

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