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(S)Vendersi?

Di solito scherzo sul fatto che sono l’unico geologo sulla piazza ad aver seguito un corso di marketing.
Si tratta di una delle (tante) “cose inutili” – a detta dei miei colleghi – fatte durante i miei anni di università.
Eppure è stato utile.
Creare corsi post-laurea è una attività meravigliosa, ma poi bisogna venderli ai partecipanti – e lì il marketing serve.
Ed è perciò con un certo piacere – e non poca sorpresa – che scopro Marketing for Scientists, che non è solo un gruppo su Facebook dove c’è gente interessata a simili “cose inutili”, ma è anche un bel manuale, scritto da Marc J. Kuchner – che di quel gruppo è l’animatore principale – e pubblicato da Island Press.
E che sostiene ciò che io ho sempre sostenuto.

[nota – il libro di Marc Kuchner uscirà ufficialmente fra una settimana – questa recensione con uso di pork chop express, è basata su una Advance Reading Copy fornita dall’editore]

Mi è stato ripetuto spesso, come studente di dottorato, che scienza e marketing non hanno granché a che fare l’una con l’altro – esiste questa strana presunzione, che ricordo molto viva nei compagni di corso, che “fare scienza” non significhi “vendersi”*.

Ora, “vendersi” suona subito malissimo.
Porta con se un’idea di mercimonio, di svendita, di svilimento.
C’è questa strana idea – della quale qui abbiamo già parlato – che chi ci paga non si limiti a comprare il nostro tempo e ad affittare la nostra competenza, ma possegga anche la nostra onestà, le nostre opinioni, la nostra anima.
Io ho sempre letto questo modo di pensare come una implicita ammissione di debolezza – se mi pagassero per svolgere il mio lavoro mi sentirei obbligato a compiacere il committente compromettendo la mia integrità, quindi mi tengo alla larga dall’occasione e dalla tentazione.
Che è sciocco.

Ma il marketing – e così torniamo al libro di Kuchner – non è l’arte di svendersi.
Il marketing è casomai un insieme di strumenti che posso usare per definire al meglio le necessità del mio interlocutore ideale, e che posso utilizzare per assicurarmi che il mio lavoro arrivi il prima possibile ed iol meglio possibile a chi è maggiormente interessato, e ne soddisfi le necessità.
Che, quando parliamo di un articolo scientifico – che è poi il prodotto principale di noi scienziati – significa un articolo che soddisfa i parametri per la pubblicazione, che si focalizza su un problema reale e ben definito, sollevando le domande più opportune o fornendo le risposte più soddisfacenti e che, superato il referaggio, arriva direttamente nelle mani di chi lo potrà maggiormente apprezzare, anziché restare a lungo nel limbo della pubblicazione.

E significa anche trovare un posto in cui svolgere la nostra ricerca, il che implica presentarsi a un potenziale istituto nella maniera più opportuna, con le credenziali giuste in vista, e l’atteggiamento opportuno.
E significa trovare fondi per finanziare la nostra ricerca.

Questo significa lavorare a più livelli.
Significa conoscere il “mercato” – conoscere quali sono gli argomenti di punta, quali sono, fra quelli che ci interessano, i problemi che più immediatamente richiedono una soluzione.
Significa sviluppare delle strategie di comunicazione – dallo scrivere articoli che non siano solo corretti ma anche piacevoli alla lettura, presentando contenuti chiari e diretti.
Significa costruire una rete di contati – non per leccaculismo, ma per poter acquisire informazioni o suggerimenti.
Significa saper comunicare tanto con un pubblico specialistico che con un pubblico generalista.

E attenzione, prima che qualcuno si metta a piangere – tutto questo non vuol dire buttarsi a corpo morto sull’argomento più gettonato, anche se non ci interessa e non ci è mai interessato, solo perché è l’argomento sul quale circolano i migliori finanziamenti ed esiste il maggior numero di aperture.
Potrebbe invece voler dire individuare un argomento “di nicchia”, e per il quale proviamo una profonda passione, e riuscire a portarne in evidenza l’importanza e l’urgenza, in modo da ottenere uno spazio, un finanziamento, un incarico.

Kuchner presenta molto bene il proprio caso nel volume, e fornisce notevoli spunti per la discussione.
Il suo manuale servirebbe anche a coloro che sono dichiaratamente contrari all’idea che la scienza debba curare anche la presentazione e non solo i contenuti. Servirebbe loro, ad esempio, per andare oltre le semplici accuse di prostituzione, per sollevare obiezioni costruttive e creare un dialogo che, come si vorrebbe in ambito scientifico, porti avanti lo sviluppo della conoscenza**.

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* le altre due attività nelle quali nessuno dei miei compagni di corso si sarebbe mai impegnato, stando a ciò che dicevano, erano ovviamente l’insegnamento e la divulgazione, viste come altre forme di “prostituzione del sapere” (ricordo bene la collega che usò quell’espressione)

** Aggiungo che mi piacerebbe molto, a questo punto, mettere in piedi un corso post-laurea di marketing per dottorandi e ricercatori in ambito scientifico.
Non lo approverebbero mai, ma sarebbe divertente provarci.