strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il culto dei morti

Fonda Lee è una brava scrittrice che ha in corso un a serie fantasy che va sotto al titolo collettivo di Green Bone Saga. Ho qui il primo volume, Jade City, ed è un ottimo romanzo, originale e intelligente, che ha vinto il World Fantasy Award. Mi è piaciuto il romanzo, mi piace ciò che la Lee sta facendo col fantasy, e credo sia un’autrice che vale la pena tenere d’occhio.

Ai primi del mese, la scrittrice ha pubblicato sul suo canale twitter un paio di fotografie di scaffali di una filiale di Barnes & Noble, la grande libreria di catena americana, scrivendo (traduco a braccio)

Questo è ciò che i moderni scrittori di fantasy devono affrontare. Nel B&N della mia zona, la maggior parte degli autori è fortunata se trova una copia del proprio libro, super fortunata se è esposta di faccia. Ci sono 3,5 scaffali per Tolkien. 1.5 per la Jordan. Ecco con chi competiamo per lo spazio sugli scaffali: non fra di noi, ma con la gente morta.

E i fanz sono esplosi perché “Fonda Lee odia Tolkien e Jordan.”

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Immersivo o coinvolgente?

2bfc77c218eee0bf695df27c50af6b0bQualche giorno addietro mi hanno spiegato che la narrativa fantastica per funzionare dev’essere immersiva.
Credo si tratti di una colossale sciocchezza – o se preferite, di una imprecisione estremamente pericolosa.

L’immersività è un carattere delle realtà virtuali e delle realtà aumentate – che sono uno strumento utilizzato in quelle che vengono normalmente chiamate narrative transmediatiche1.
Si tratta di un processo di accrezione – molto molto studiata – di dettagli e input differenti, stratificati per generare una… beh, una realtà virtuale.
Definire immersivo un racconto, un romanzo, è un rischio.

In una realtà virtuale, l’immersività è quella caratteristica per cui non mi limito a fruire della narrativa, ma ne sono circondato e sommerso – ogni input, durante la fruizione, è finalizzato alla creazione di una realtà alternativa che deve rimpiazzare la mia realtà standard.

Può capitare anche con la narrativa? Continua a leggere


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Prigionieri

Selezione_003Mi hanno regalato un libro.
Nulla di personale – si tratta di una di quelle cose per cui ti iscrivi alla mailing list di un editore, e quello ti regala uno dei suoi libri in formato digitale.
Niente di che.

Il libro è invero un libricino, di qualcosa come quaranta pagine, si intitola Be Free Where You Are, ed è la trascrizione di una lezione tenuta dal monaco e maestro zen, Thich Nhat Hanh, nell’Istituto Correzionale di Hagerstown, in Maryland.
Sì, sitratta di una lezione sulla libertà tenuta davanti ad una platea di carcerati.

Ora, mi interesso di zen da decenni e ho sempre letto con un certo piacere i testi di Thich Nhat Hanh, ma ad incuriosirmi, inq uesto caso, è stato l’argomento, e il luogo.
Ci vuole un certo coraggio, una certa facciatosta, per andare a parlare di libertà in una prigione.E d’altra parte, in quale altro luogo il discorso troverebbe ascoltatori altrettanto attenti – e altrettanto bisognosi di scoprire come trovare la libertà indipendentemente da dove ci si trova?

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Elfobabble

forest elfVi è mai capitata una cosa di questo genere?

Sulwen Calhurnar guardò con occhi fiammeggianti l’Oscuro Signore di Mordankh.
Colui che aveva sterminato gli elfi di Gwendolion e raso al suolo Caer Abersynth, che aveva dato in pasto il popolo delle Marche Meridionali alle sue armate di Urkh-marakh, e che ora si preparava a gettare la sua ombra sull’intero continente di Tulipan, con le sue verdeggianti pianure lungo il corso placido del fiume Edorath.
La giovane guaritrice elfica sapeva che…

bla bla bla

Io lo chiamo elvenbabble o – in lingua patria – elfobabble.
E non ne posso più.
Perciò, pork chop express…
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Come Game of Thrones danneggerà il fantasy

Questo è una specie di post del piano bar del fantastico, nel senso che viene fatto per scommessa, e già presagendo almeno parte delle conseguenze.
Ma perché preoccuparsi.

a-game-of-thronesVediamo – è agli atti il mio scarso apprezzamento per il ciclo A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin.
Fin dove l’ho letto, ho ritrovato i tratti caratteristici di Martin (buona, ottima costruzione dei personaggi e dei dialoghi, buona tecnica per tenere il lettore desto), sposati ad una narrazione prolissa e troppo scopertamente aderente a elementi storici noti per riuscire a catturarmi.
Ora, badate, questo non significa che voi, ai quali questi libri piacciono, siate degli idioti o dei malvagi – e gradirei se voi voleste concedere la stessa fiducia al sottoscritto; si tratta semplicemente del fatto che non è il tipo di fantasy che mi interessa al punto da investirci del tempo.
A voi sta bene?
Perfetto.

Allo stesso modo, trovo la serie della HBO prolissa, farcita di gratuità e sciocchezze, e sostanzialmente noiosa.
Vale, credetemi, il discorso di cui sopra.
Il fatto che io dica che non mi piace non deve essere inteso come una minaccia al fatto che a voi, invece, piaccia.
Se a voi piace, spero non abbiate bisogno della mia conferma (anche perché non l’avreste).

Mi domando però – e così arriviamo al tema di questo post – quanto danno riuscirà a recare il successo del ciclo di Martin e, ancora di più, della serie televisiva, al genere?

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