strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Quando i mondi si scontrano: Deepsix

Parlando di fantascienza hard, una delle poche certezze che mi rimangono è Jack McDevitt. Lunga gavetta, molti premi, due serie decisamente valide composte di romanzi che si possono leggere anche fuori ordine e anche come one-shot e funzionano comunque.

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Io di solito faccio in modo di avere un paio di suoi libri a portata di mano, nel periodo estivo, o comunque per i periodi di fiacca.
Scrive bene, fila come un diretto, e non manca mai di avere delle ottime idee.

Deepsix, del 2001, appartiene al cosiddetto Ciclo dell’Accademia, il secondo inordine cronologico.
L’Accademia è una organizzazione che, mentre l’umanità si espande lentamente fra le stelle, studia i pianeti che attorno a quelle stelle orbitano.
Geologia, ecologia, archeologia…
Diciannove anni or sono, su Deepsix, pianeta che da millenni attraversa una glaciazione, la missione preliminare dell’Accademia è stata un disastro – ci sono stati dei morti, si sono persino lasciati dietro una navetta pur di darsela a gambe.
Ora, Deepsix sta per essere coinvolto in un evento astronomico senza precedenti: sta per venire inghiottito da un gigante gassoso, un pianeta errante in rotta di collisione.
L’occasone è ghiotta: per la nave carica di scienziati pronti ad osservare l’evento e raccogliere dati, e per la nave carica di turisti che vogliono godersi lo spettacolo.
Ma poi, un’osservazione di routine rivela sulla superficie del pianeta dei resti di edifici, in parte occultati dai ghiacci. Viene perciò avviata una improvvisata spedizione di archeologia di guerriglia, per raccattare tutto il materiale possibile. Un vascello con a bordo il personale qualificato per l’operazione viene dirottato, viene imbastito un piano di lavoro.
E poi le cose cominciano ad andare storte. Continua a leggere


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I Sioux e l’esplorazione della galassia

La storia è la solita, troppe cose da fare, non abbastanza tempo per farle.
Di questi tempi, se ho un’ora, preferisco leggere un buon libro che aggiornare strategie evolutive.
E proprio ora sto leggendo un buon libro: Thunderbird, di Jack McDevitt.

mcdevitt

McDevitt, classe 1935, è un solido autore di fantascienza hard, con una serie di nominations al Nebula lunga un braccio, e che ha all’attivo due ottime serie che rientrano nel campo della space opera non militare – la serie dell’Accademia e la serie di Alex Benedict1.
Il tema portante nei lavori di McDevitt è sempre – o quasi – il passato del futuro: l’Accademia si occupa di xenoarcheologia, mentre Benedict è un antiquario e mercante d’arte in un futuro vagamente vanciano.
Lo stile di McDevitt è pulito e diretto. I suoi romanzi partono lenti ma poi ingranano la quarta e filano come dei diretti. Si leggono in un amen, e hanno abbastanza idee e trovate da riempire la carriera di un autore meno dotato.

Da qualche anno ho preso l’abitudine di tenere un paio di volumi di Jack McDevitt come provviste di emergenza, e periodicamente faccio un giro su Amazon per vedere se c’è qualcosa di nuovo – l’autore è molto prolifico, e mi scopro sempre in ritardo sull’aggiornamento delle sue serie.

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Letture interstiziali

Come mi capita di solito, il periodo estivo si presenta come zeppo di attività (il cui scopo principale è portare qualche introito nel periodo autunnale) – per cui il blog langue, e le letture da diporto devono lasciare lo spazio ai testi che devono essere letti, compresi e digeriti per motivi di lavoro.
Non che non sia piacevole leggere dei buoni libri su un argomento che interessa – la statistica, ad esempio – ma per sganciare il cervello e sfuggire all’effetto tunnel, una buona lettura da diporto è indispensabile.
Anche se relegata al tempo libero residuale.
https://i0.wp.com/www.sfwa.org/members/McDevitt/POLARIS_300h.jpg
Felice scoperta quindi Jack McDevitt, solido autore di hard-science fiction poco praticato in Italia ma decisamente interessante.
Ben scritto, ben costruito, con dei personaggi interessanti e simpatici, senza scivolare nel superominismo.
Evviva evviva.
McDevitt – classe 1935

a former English teacher, naval officer, Philadelphia taxi driver, customs officer, and motivational trainer

ha cominciato relativamente tardi a pubblicare, e gode di una buona reputazione come autore di fantascienza classica, senza troppi fronzoli.
In effetti, per quel che ho letto finora, ricorda il vecchio Poul Anderson della Lega Polesotecnica o di Dominic Flandry (chi non capisce suscita la nostra compassione), con in più la struttura da poliziesco di un certo Vance dei tempi migliori.

Tuttavia, sulla copertina dell’eccellente Polaris, il solito Stephen King lo descrive come “Il logico erede di di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke”.
Ma come fa?
King, stando semplicemente alla quantità di baggianate stampate a suo nome sulle copertine di libri altrui, passa la vita a leggere – e legge solo libri bellissimi.
Mai che gli scappi un “Un romanzo sopravvalutato e inutile che piacerà ai conformisti”, oppure “Il più grande bluff degli ultimi dieci anni”.
No – tutti capolavori.

Ora, da anni io credo che King abbia una scatola da scarpe piena di striscioline di carta
sulle quali sono scritte queste banalità.
“Il futuro della letteratura Horror.”
“Una nuova grande voce nel panorama del fantastico.”
“Il logico erede di di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke”.
King ha un pappagallo ammaestrato.
Tutte le volte che un editore gli chiede una marchetta per un romanzo in uscita, il buon Steve apre la gabbia del pappagallo, lo tira fuori e lo posa sul bordo della scatola.
Il pappagallo pesca una strisciolina di carta a caso.
Steve non si cura neanche di leggerla: la infila in una busta e la spedisce.
E come risultato, nove volte su dieci, il povero autore viene ridotto al livello di unBig Mac della narrativa di genere – appiattito su una linea cmune a troppi per potersi davero distinguere.

La domanda ora è – ma qualcuno davvero acquista e legge libri sulla scorta delle tre righe di circostanza scritte da Stephen King e pescate dal suo pappagallo nella scatola di cartone?