strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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One for the road

Cominciamo con un effetto speciale – questo post, a tema lavorativo, esce in parallelo con il post di oggi di Alex Girola, su Plutonia Experiment, che vi invito a leggere.
Questo scambio di link è sulla fiducia – io credo che ciò che dirà Alex di là complementi quello che io dirò di qua, e viceversa.
 Anche se non abbiamo preso accordi di alcun genere, e non ci siamo letti vicendevolmente prima di scambiarci i link.
Vediamo se funziona.

Detto ciò, ci sono due libri all’origine di questo post.
Il primo, è uno dei migliori manuali per viaggiatori che io abbia mai letto, l’ha scritto un tale che si chiama Rolf Potts e si intitola Vagabonding.
Esiste sia in inglese che in italiano.
Illustra una filosofia di viaggio che è minimalista, responsabile, avventurosa, intelligente.
È vivamente consigliato, ed è propedeutico al contenuto di questo post.

Il secondo non è un libro, ma una serie di libri – i romanzi di Jack Reacher, scriti dall’inglese Lee Child.
Pubblicate anche in Italia, le storie di Reacher seguono le avventure di un ex militare – Jack Reacher appunto – durante i suoi vagabondaggi per gli Stati Uniti.
Si tratta di thriller polizieschi ben scritti, con un protagonista ultracompetente ma simpatico, azione frenetica, buone trame.
E quest’idea – che avendo un piccolo gruzzolo da parte, e nessun legame solido, sia possibile lasciarsi tutto alle spalle, partire a piedi in una certa direzione, ed andare avanti, così, per sempre.
Che è poi una variante del vecchio sistema di Travis McGee – godersi la pensione quando ancora si hanno le capacità fisiche ed intellettuali per farlo, in periodi di diporto interrotti da brevi, intense, dolorosamente necessarie pause lavorative.

OK, abbiamo messo giù bibliografia e base filosofica.
Passiamo all’ipotesi di lavoro – e se mollassi tutto e me ne andassi?
No, davvero!

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