strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Da Pao a Babele

Si parlava, l’altro giorno, qui nel Blocco C, durante l’ora d’aria, di linguistica generale.
Sì, siamo un carcere di una certa levatura culturale.
A dire il vero il discorso ruotava attorno al solito Orwell e la sua neolingua

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Ma ci arriveremo, passando per vie molto traverse.
Perché, a dire il vero, io a Orwell preferisco Jack Vance.
O Samuel R. Delany.
E non sto citando due nomi a caso. Continua a leggere


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Gli spiriti degli antenati

Charles Lyell – noto ai più come il padre della geologia – pubblicò le sue osservazioni e le sue riflessioni nel 1830, in un volume inrtitolato, tanto perché non ci fossero dubbi, I Principi della Geologia.
O meglio

I Principi della Geologia: ovvero un tentativo di spiegare i passati cambiamenti della superficie della Terra, con riferimento alle cause ora in atto.

Sarebbero seguiti altri due volumi.

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Io mi procurai una copia dei Principles of Geology di Lyell quand’ero studente di geologia – edizione abridged della Penguin, perché in Italia non risultava reperibile. Credo di averne anche già raccontato.
Mi venne detto – da un paio di docenti, badate, non dai miei compagni di corso – che si trattava di tempo buttato. Era un testo vecchio e inutile, superato, pieno di errori.
Meglio studiare per gli esami.
Ma senza fretta, aggiunse carogna un (allora) assistente

tanto una volta laureati sarete tutti disoccupati

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Il Libro dei Cavalieri

the-book-of-knightsCanadese, classe 1964, Yves Meynard scrive sia fantascienza che fantasy, sia in inglese che in francese, ed ha raccolto molti premi per la propria attività di narratore ed editor.
In francese sono disponibile tredici suoi volumi, e al momento la Tor ha pubblicato due suoi titoli in inglese – i romanzi The Book of Knights e Chrysanthe.

Alcuni mesi or sono, un’amica mi ha regalato una copia di The Book of Knights, e il libro è rimasto sul mio reader in attesa che io fossi dell’umore adatto.
Nello scorso weekend ero dell’umore adatto.
Ed ho scoperto un romanzo meraviglioso.

E ammetto di provare un certo imbarazzo, nel presentare questo libro – perché è certamente uno dei migliori fantasy letti negli ultimi anni, è bello e potente e significativo, e credo che i tre quarti dei lettori che si dicono appassionati del genere non saprebbero assolutamente cosa farsene. Continua a leggere


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Una lista di lettura

A sorpresa, un post del piano bar del fantastico, senza immagini, ma con un sacco di link.

Procediamo con ordine – sono stato intervistato.
Da Valentina Marchetti, per DazebaoNews.
La mia intervista la trovate qui, insieme con una mia foto.
Non credete a quell’immagine – è stata photoshoppata ad arte.
Io in realtà sono snello e bellissimo.

Riguardo ai contenuti dell’intervista, tuttavia, una delle mie risposte ha già stimolato la curiosità dei fan, ed il giovane Angelo, da Londa, mi scrive e mi dice…

Davide ora pretendo di sapere qual è il miglior libro di Fritz Leiber, il migliore di Henry Kuttner, di Lyon Sprague De Camp, di Michael Moorcock, di M. John Harrison, di Jack Vance e di Gene Wolfe.

E chi sono io per negarmi la possibilità di pubblicare una bella reading-list, e far scucire un sacco di soldi al mio amico Angelo?

E allora, proprio solo una lista di titoli con brevi commenti, per elencare queli che secondo me sono i titoli consigliati di… Continua a leggere


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Jack Vance, 1916-2013

Apprendo solo ora della scomparsa, avvenuta il 26 del mese, di Jack Vance.

Vance è stato un autore di fantascienza, fantasy e poliziesco – dotato di una fantasia poliedrica e di un linguaggio straordinario.
Uno dei maestri assoluti del genere, è stato per oltre trent’anni fra i miei autori preferiti.

Fra i suoi lavori essenziali, il ciclo della Terra Morente, i romanzi e i racconti ambientati nell’Oikumene e nel Dilà (forse il ciclo più popolare – quello dei Principi Demoni) e la trilogia di Lyonesse.
The Languages of Pao, To Live Forever e Emphyrio sono altri titoli imprescindibili della sua vastissima produzione.

Noi vogliamo ricordarlo così.

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Alastor 2262

2262Il quattordicesimo volume della Fantacollana è Alastor 2262, e la domanda rimane, a quasi quattro decenni di distanza: cosa ci fa Trullion: Alastor 2262, di Jack Vance, romanzo di fantascienza del 1973, nella Fantacollana della Nord?

Perché giratelo come vi pare, Trullion è un romanzo di fantascienza.
Una divertente space opera, il primo volume della trilogia di Alastor, il primo tassello dell’affresco che Vance svilupperà dedicato al Gean Reach, all’Oikumene ed al Dilà.
Cosa ci fa allora, nella Fantacollana?

Il mistero persiste.
L’ammasso stellare di Alastor, ci viene spiegato, è un accrocchio di sistemi stellari fuori mano, popolato da una curiosa accozzaglia di strane culture e società, e governato con sola apparente rilassatezza dalConnatic, sorta di sultano stellare che – proprio come i suoi antenati delle Mille eUna Notte – ama mescolarsi alla popolazione per tastarne il polso.
La storia della settimana… ehm, pardon, il nostro romanzo, si svolge sul pianeta Trullion, idilliaco mondo tropicale dalla cultura quantomai caraibica.
A questo mondo di isole felici torna Glinnes Hulden, dopo aver servito come mercenario nello spazio.
Il suo è un ritorno narrativamente classico – il fratello malvagio (o semplicemente stupido) gli ha sottratto i beni e le opportunità, biechi speculatori tramano nell’ombra, e per buona misura egli viene rapinato e malmenato.
L’occasione di riscatto viene dalla possibilità di organizzare, per conto di un nobilastro locale, una squadra che gareggi nel locale torneo di Hussade, uno sport che l’autore non mancherà di spiegarci nel dettaglio.
Ma altre trame si intrecciano attorno al campo da gioco, ed il buon Glinnes rischia di essere usato malamente, e poi gettato.

Il vecchio Jack ai tempi di Alastor.

Il vecchio Jack ai tempi di Alastor.

Trullion nasconde sotto al suo intreccio poliziesco ed alla sua ferocissima satira del fanatismo sportivo, molti dei temi classici di Vance.
Nell’universo del Gean Reach, gli alieni sono pochi e scarsamente visibili, ma gli umani compensano più che abbondantemente l’assenza di strane razze, diversificandosi in un arcobaleno folle di culture e sottoculture.
Lo spazio a disposizione è a tal punto vasto, ci spiega Vance, che qualunque fazione, gruppuscolo, setta, culto, banda, club o accozzaglia di fanatici troverà un mondo da monopolizzare e colonizzare.
I risultati sono spettacolari, e offrono lo spunto a Vance per farcire i propri romanzi di abbondanti rasoiate satiriche.

jv_trullionE poi c’è l’Hussade, lo sporto più bello del mondo (di parecchi mondi, in effetti), in cui due bande di energumeni armati di strani randelli si scontrano su ponteggi sospesi sopra ad una piscina, allo scopo di raggiungere la vestale della squadra opposta, e denudarla.

Trullion non è il miglior lavoro di Vance, ma resta un romanzo divertente e godibilissimo, scritto con il classico stile barocco e sofisticato che in anni recenti – abbiamo scoperto – ha reso questo autore ostico e mal visto a lettori ormai pigri (o semplicemente stupidi).

Certo, c’entra ben poco con la Fantacollana – ed infatti i due romanzi successivi della serie, Wyst e Marune, uscirono nella Cosmo Argento.
L’unica, debole spiegazione, potrebbe essere da ricercare nel fatto che in Trullion ben poco di scientifico viene esposto.
Non ci sono i tachioni, non c’è l’ipervelocità, non ci sono gli androidi e gli alieni misteriosi.
Ma fu proprio solo per quello?

Sciocco dettaglio personale – onestamente all’epoca non mi posi il problema .
Era un romanzo di Vance, era disponibile, lo si poteva leggere.
Che fosse nella Fantacollana o in una collana di ricettari, la cosa non mi toccava affatto.
Sono passati quasi trent’anni, e il mio atteggiamento verso Vance rimane lo stesso – lo si può avere, allora lo si deve avere.
E leggerlo.
Più volte.


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Ali della Notte

Addendum
intervistaQuesto post era programmato da una decina di giorni quando ieri sera ho ricevuto la notizia della scomparsa di Riccardo Valla.
Riccardo Valla era un amico, oltre che una persona straordinaria per cultura, intelligenza e simpatia.
La sua scomparsa è come la scomparsa di un fratello maggiore, o di uno zio al quale ero molto affezionato.
Io di solito scherzo, dicendo che alla libreria Sevagram di Riccardo c’ho fatto il liceo – ed ho certamente inflitto la mia presenza, in quegli anni, più a Riccardo Valla che a chiunque altro.
Riccardo Valla è la persona che mi ha incoraggiato a leggere in inglese, ed ha contribuito con la sua simpatia a dare un po’ di fiducia ad un nerd in un paese che non sapeva ancora cosa fossero i nerd.
La sua scomparsa mi lascia completamente disorientato.
Ma…
Insieme con Renato Prinzhofer, Valla fu il primo curatore della Fantacollana.
Credo che andare avanti con questi post sia un buon modo, ed un modo onesto, di ricordare il mio amico che non c’è più.

* * *

Il terzo volume della Fantacollana Nord è Ali della Notte, di Robert Silverberg.
La copertina di Karel Thole è meravigliosa, e la quarta di copertina è ingannevole – ci dice che il romanzo ha vinto il premio Hugo nel 1969 – ma in realtà solo il primo terzo del romanzo è stato premiato, ed il volume che stringiamo fra le mani è in realtà un fix-up, la fusione di tre storie – con lievi modifiche rispetto alle edizioni originali – a formare un’unica narativa lunga.

Ali della Notte

La presenza di un Hugo nel pedigree del romanzo dovrebbe tuttavia insospettirci – e di fatto, con Ali della Notte (Nightwings, 1968-1969), la Fantacollana fa saltare ogni previsione, e pubblica un romanzo di fantascienza.
Proprio di fantascienza.

Siamo in un remoto futuro – la Terza Era della Terra – ed una umanità malandate e retrograda lotta contro l’estinzione su un pianeta medievalizzato e suddiviso in caste e corporazioni.
La tecnologia avanzata è incompresa ed ammantata di superstizione.
Le funzioni sociali di molti gruppi e organizzazioni sono stati travisati e diluiti dal tempo.
Esistono nuove specie – a cominciare dai volatori, umani dotati di ali di fata, ma si tratta di prodotti di una antica ingegneria genetica.
Esiste una minaccia di invasione aliena – ed un gruppo, le Vedette, dedicato proprio a scrutare il cielo in attesa dell’invasione, ed a sondare lo spazio con strumenti ormai difficili da comprendere.
E ci sono le antiche, grandi città – Roum, la città sacra, e poi Jorslem, Periss…

Il romanzo segue le peregrinazioni di tre personaggi – Tomis la Vedetta, la donna alata Avluela e Gormon il changeling (che sarebbe come dire “senza casta”).
Tomis deve affrontare la propria perdita di fede, ed il tentativo di integrarsi in una nuova corporazione. I suoi compagni devono venire a patti con le rispettive posizioni nella società imbarbarita.

Silverberg al tempo di Nightwings

Silverberg al tempo di Nightwings

Robert Silverberg – un autore con una lunghissima militanza nel genere – utilizza qui delle idee prese di peso da Jack Vance (Dying Earth) e da C.A. Smith (Zothique, del quale riparleremo presto) per scrivere quello che è un classico racconto di una terra morente, a galla sui mari incerti di un passato profondo nel quale sono accadute un sacco di cose (a cominciare dal contatto con gli alieni, all’inabissamento del continente americano per un errore di calcolo).
Silverberg è chiaramente più interessato a dipingere un affresco di un futuro lontano e decadente – e a suggerirci sprazzi della sua storia passata -. che non a mostrarci i prodigi della superscienza o narrarci di colossali battaglie stellari, e questo lo allontana dai cliché più popolari presso un certo pubblico.
Ragion per cui (presumo io), Nightwings diventa un fantasy in contumacia.

La qualità letteraria di Ali della Notte è indiscutibile, ed ancora una volta ci troviamo ad avere fra le mani un romanzo sospeso fra i due generi – troppo “soft” per essere schedato a cuor leggero come fantascienza, ma non abbastanza sovrannaturale da garantirsi l’etichetta di fantasy.
È forse il linguaggio, il ritmo della narrazione, l’elemento più fortemente fantasy dell’intero volume.
Una strana bestia, quindi, Ali della Notte – ma non troppo diversa dall’immaginario post-apocalittico de I Gioielli di Aptor, o dal fantasy revisionista de L’Anello del Tritone.
NightwingsCvrSarà, questa commistione di generi, questa difficoltà a definire esattamente un set di parametri di giudizio, qualcosa che incontreremo frequentemente, in questo primo anno di letture della Fantacollana e, sporadicamente, anche dopo.
Continuano a latitare draghi, stregoni, elfi, Oscuri Signori.
Ma una tendenza si delinea con una certa precisione.

Ben scritto ed eccellentemente tradotto, Ali della Notte di Silverberg è a detta di alcuni il lavoro migliore di questo autore.

Sciocco dettaglio autobiografico – non ne ho.
Ho letto questo romanzo nell’edizione Fantacollana, e mi è piaciuto.
Si tratta di uno degli unici due romanzi che io abbia veramente apprezzato di Robert Silverberg (parleremo anche dell’altro) ed ammetto una certa antipatia nei confronti dell’autore, che scrive benissimo storie che di solito mi lasciano abbastanza insoddisfatto.
Non è l’unico, naturalmente, e questa è comunque solo un’opinione personale.


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Il Pelgrano, questo sconosciuto

Un post breve e poco impegnativo che tuttavia credo funzioni bene a corollario della lunga discussione scatenatasi in coda ai miei post sull’opus tolkienianum.

In uno di quei post ho citato il pelgrano, con la pelle del quale – come si conviene, nella sua varietà più selvatica – gli artigiani della valle del fiume Scaum rilegarono a suo tempo il mio malandato paperback de Il Signore degli Anelli.

Vaste ricchezze, fama imperitura e infinite altre meraviglie erano state promese a colui o colei che fosse riuscito a divinare non solo la natura del pelgrano selvatico, ma anche la sua provenienza e discendenza letteraria.
Ma nulla, nessuno dei miei colti lettori è riuscito nell’impresa – ed ho perciò devoluto le ricchezze ai bisognosi, e consegnato la fama alle fragili dita della brezza marina, rassegnandomi al lento ma inesorabile progredire dell’oscuro mare dell’ignoranza.
Unico caso, io credo, in cui il progredire sia causa di arretramento.

Mi s’appalesa tuttavia proprio ora che la causa non risiede forse nell’infingardaggine dei miei lettori, quanto piuttosto nel loro malaccorto affidarsi a consiglieri men che rigorosi, o animati da intenti che non riesco a divinare – poiché a molti il pelgrano è stato presentato sotto mentite spoglie, per motivi, non mi vergogno ad ammetterlo, che sfuggono ai miei pur logori poteri di raziocinio.

E dunqe, è l’ora della rivelazione!

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