strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fantasy calibro 7.62

Gideon Coxall ha poche prospettive.
Smobilitato dopo che un’auto-bomba gli ha danneggiato l’udito e gli ha regalato una piastra di titanio nel cranio, pensionato a mezza paga dall’esercito inglese, Gideon tira a campare con un lavoro da commesso in un negozio in cui si rigenerano cartucce da stampante.
In un futuro molto prossimo, la crisi ambientale ha preso una piega per il peggio – gli inverni sono rigidi, le estati piovose, il cibo comincia a scarseggiare, una tazza di té e una ciambella costano più di sette sterline.
In America, se possibile, le cose vanno anche peggio – il primo presidente donna degli Stati Uniti è una fondamentalista che ha intrapreso la carriera politica per ordine diretto di Dio (al confronto Sarah Palin è liberal), e il compartimento industriale-militare la adora: truppe americane hanno ormai esportato la democrazia a Cuba, a Taiwan, in Corea del Nord… Kiev è stata bombardata.
Il mondo sta andando all’inferno in un secchio, e Gideon ha un sacco di assegni arretrati da versare alla sua ex moglie.
Poi il suo amico Aborto – lo avevano soprannominato così sotto le armi – arriva con una voce raccattata via internet.
C’è un tale, su al nord, che assolda contractors.
Duemila la settimana, niente domande, non và troppo per il sottile.
Cerca ex militari adestrati, gente che abbia visto un po’ d’azione.
Gideon tentenna, ma poi accetta.
Arrivare ad Asgard Hall, sede del Valhalla Project, è di per se una battaglia contro gli elementi.
E quando Gideon arriverà, distrutto, a destinazione, dovrà decidere se Odino, capo del progetto, sia uno sciroccato terminale, o se sia davvero chi dice di essere.

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