strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Otto di Caterina

Continuiamo* la rassegna dei regali di Natale (in attesa di quelli dell’epifania).

E invece di parlare di libri, oggi parliamo di dischi.
Uno dei regali più divertenti di quest’anno è stato un ricco cofanetto contenente otto – contateli, otto! – dischi di Caterina Valente, che vanno ad arricchire la mia collezione.

caterina1I dischi sono
The Hi-Fi Nightingale, del 1956
Olé Caterina, del 1957
Plenty Valente, del 1957
A Toast to the Girls, del 1958
Arriba, del 1959
Classics with a Chaser, del 1960
Super-fonics, del 1961
Great Continental Hits, del 1962

Tutti rimasterizzati e – nei limiti del possibile – restaurati.
Non sono certamente edizioni da audiofili, ma servono il loro scopo dichiarato – che è quello di allineare 96 brani incisi dalla Valente nel momento in cui la sua carriera cominciava a prendere velocità. Continua a leggere


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Alcohol

Domenica, mettiamo un po’ di musica.

Lei si chiama Amanda Mabro, ed è una jazzista e artista di cabaret canadese.
La canzone è la giustamente leggendaria Demon Alcohol, scritta nel 1970 (o era il ’71?) dal grandissimo Ray Davies – che proprio in quegli anni stava combattendo i propri demoni.

L’esecuzione è live, nelle strade di Montreal.
E mi piace quasi quanto l’originale…


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Ascoltando Caterina

Domenica, parliamo di musica.
Oggi cerco di spiegarvi… no, di spiegarvi no, ma di condividere, una delle mie personali ossessioni.
Ne ho già parlato in passato, ma oggi si replica.

caterina_valenteCaterina Valente è stata – a mio modesto parere – la miglior cantante italiana del ventesimo secolo.
Il fatto che i tedeschi dicano che è tedesca e i francesi che è francese (per tacere degli svizzeri) sembrerebbe indicare che si tratti di un’opinione condivisa anche oltre confine.

Proviamo coi numeri.
Caterina Valente ha inciso un repertorio di oltre 1500 canzoni, in dodici lingue (sei delle quali parlate fluentemente) venduto qualcosa come diciotto milioni di dischi.

Ha inciso con Louis Armstrong, con Bing Crosby, con Ella Fitzgerald, con Chet Baker…
È stata una star di prima grandezza – Broadway, Las Vegas, Parigi, Londra…
Eppure in Italia è stata completamente rimossa.
Non so perché.
E dire che fu lei a inaugurare il secondo canale, con uno spettacolo personale.

Io l’ho scoperta tardi (la sua presenza intensiva sulle nostre radio e nelle nostre TV è cosa di prima dei miei tempi), e mi sono innamorato prima della sua voce, e poi – leggendo e ascoltando interviste – della sua personalità.

Per cui ora, dato che delle mie chiacchiere non vi importa nulla, vi passo un assaggio di entrambe…
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Cercando una voce

Mary_Fahl_-_From_The_Dark_Side_Of_The_MoonPrendo lo spunto dal post fatto ieri dal mio amico Ferruccio Gianola, che ha voluto ricordare i 40 anni di The Dark Side of the Moon, album dei Pink Floyd uscito proprio il primo marzo 1973.

Ora, è noto che io non ho mai saputo cosa farmene dei Pink Floyd*.
Però proprio qualche notte addietro vagabondavo sulla rete in cerca di una copia a buon mercato di From the Dark Side of the Moon, della cantante americana Mary Fahl.
La Fahl, che ha una voce straordinaria, ha rifatto in versione acustica e personale, trascinando i brani del classico album in territori diversi – all’intersezione di folk, jazz e blues.
Ma è molto meglio di così.

Ora, mi ero messo a cercare Mary Fahl perché poco prima si era finiti, con alcuni amici, a parlare degli October Project.
MI0001396368Nei primi anni ’90, gli October Project uscirono con due album assolutamente straordinari – October Project, appunto, e Falling Further In.
La band ottenne eccellenti risultati di critica e di pubblico, ma per motivi misteriosi, la casa discografica Epic rescisse il loro contratto, abbandonandoli.
Negli anni seguenti, la band originaria si divise inOctober Project e November Project (ma non sono più la stessa cosa) e la Fahl preferì prendere le distanze dal mondo discografico, facendo la vocalist per spot pubblicitari.
E poi, nel 2001, tornò al lavoro su un disco solista- l’EP Lenses of Contact.

Il disco successivo venne pubblicato dalla Sony Classics giapponese.
Ed ora, questa rilettura dei Pink Floyd.
Tre dischi in dieci anni.

OctoberProjectLa ricerca delle nuove incisioni di questa cantante che mi affascina da quando, per caso, sentii un paio di tracce di Falling Further In in un negozio di dischi di Torino, nel 1995, mi ha portato in una specie di giungla di tag e classificazioni.
I dischi di Mary Fahl sono costosi import oppure vengono lasciati a cifre ridicole.
Sono etichettati come jazz, come musica classica, come folk, come pop.

Un disastro.
La visibilità della cantante nel nostro paese è minima – rintracciare i suoi dischi è una caccia al tesoro.
Non è la prima, non è l’unica – ne ho scatole piene, di CD di artiste con voci straordinarie, e scomparse dai nostri radar… o mai avvistate.

E allora, dopo aver letto il post di Ferruccio di ieri mi son detto… ma perché no?

Buon ascolto.

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* Sì, lo so, sono malvagio, stupido, non ho una vita, sono un rozzo bifolco… non potrete dirmi nulla che non mi abbiano già detto in tanti.


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Spartiti ritrovati

Oggi vi tedio con una lista di cose che son venute fuori da un faldone che – dopo il primo trasloco del 2009 – io avevo dato per perduto in eterno, mentre era rimasto in un armadio a muro a casa di mio fratello.
Come sempre, nel guardare vecchi volumi allineati in un certo modo sullo scaffale (o nella scatola) si impara qualcosa…

Dalla scatola di cartone portadocumenti, emergono nell’ordine:

Microjazz – Flute Duets
Cosa me ne facevo, flautista solitario, di una raccolta di duetti?
Bah…

80 Years of Popular Music, The Jazz Era (Flute)
Una raccolta di arrangiamenti per flauto di pezzi degli anni ’20. Continua a leggere

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