strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Paura & Delirio: Essi Vivono (1988)

Puntata speciale per Paura & Delirio, questa settimana, per parlare di Essi Vivono, il film del 1988 di John Carpenter. Un assalto frontale alla perversione del sogno americano ed all’illusione velenosa dei “Reaganomics”, dopo un inizio strabiliante, il film scomparve completamente dalle classifiche cinematografiche, trasformandosi da un trionfo in un flop nel giro di una notte.

A trentatré anni di distanza, Essi Vivono è diventato un film di culto, ed è oggi più che mai attuale.
Ci siamo perciò trovati negli studi virtuali di Paura & Delirio col nostro amico Germano, ormai nostro referente carpenteriano fisso. per discutere se sia vero che essi vivono, noi dormiamo.
Ci saranno SPOILER.


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Un monolito pieno di mostri

I buoni omaggio che periodicamente i nostri fornitori ci regalano a fronte di anni di spese devastanti, hanno due fondamentali difetti.
Il principale difetto dei buoni omaggio è che scadono.
Seguito a ruota dal fatto che il vostro buono sarà sempre o eccessivo rispetto a quella sciocchezza che volevate acquistare, o insufficiente a far rientrare nel vostro budget quella meraviglia che onestamente non potreste permettervi.

dk_monsters_bookÈ stato un buon colpo di fortuna, quindi – accompagnato dal suggerimento di un’amica – che un buono in scadenza di Amazon mi ha fatto arrivare a casa una scatola delle dimensioni di una bara per vampiri pigmei, con all’interno Monsters in the Movies, un monolito nero scritto, con evidente gusto e divertimento, da John Landis.

Monsters in the Movies è esattamente ciò che dice l’etichetta – una monumentale retrospettiva sulla figura del mostro nel cinema d’immaginazione, senza analisi approfondite, ma anche senza gli sbrodolamenti da fan del genere (per quanto Landis metta subito in chiaro di esserci cresciuto, con queste pellicole).
Dai capisaldi degli anni eroici, alle produzioni cormaniane, fino ai grandi baracconi pieni di effetti digitali, c’è una buona selezione di quello che è, se vogliamo, il meglio del genere.

Il risultato è un libro visivamente molto bello, e con molta più polpa di quanto non si potrebbe sospettare.
Ci sono fotografie di scena, immagini classiche, riproduzioni di locandine, ordinate cronologicamente all’interno di ampie categorie – vampiri, licantropi, dinosauri, mummie, mostri umanoidi, creature venute dallo spazio, terrori atomici eccetera…
Non manca, ed è particolarmente interessante, una galleria finale con i professionisti del cinema di mostri – non solo i registi e gli uomini (e le donne) degli effetti speciali, ma anche costumisti, truccatori, tecnici del suono che nel corso dei decenni hanno contibuito a definire il genere.

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Landis ha un buon taglio (e un buon editor), conosce evidentemente ciò di cui sta parlando, ha accesso a una notevole collezione di materiale fotografico, e infila nel volume anche una serie di interviste a personaggi storici del cinema di genere, da Christopher Lee a John Carpenter, da Sam raimi a Guillermo del Toro passando per Ray Harryhausen.JohnLandisMonsterBookLaunch

Bello da vedere, quindi, e altrettanto bello da leggere.
E il quiz pagina 160 è semplicemente diabiolico.
Difetti?
La stazza.
Non è esattamente tascabile, e leggerlo a tarda notte, a letto, col rischio dell’abbiocco dopo una lunga giornata, significa rischiare seri traumi fisici.

Grande libro sul cinema, e sull’amore per un certo tipo di cinema, senza deliri pseudo-intellettuali e senza sbrodolamenti da fanboy.
Landis è divertente sia quando liquida con una battuta pellicole esecrabili (l’orrido Transylvania 6-5000 viene giustiziato sommariamente con la complicità di Bugs Bunny), sia quando si prende una pagina per sintetizzare le tappe principali dello sviluppo di un sottogenere.
Nel complesso, quindi, un ottimo volume, e un buono sconto speso benissimo.


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Indiana Jones ha sparato per primo

Questo post è stato in parte ispirato dalle reazioni isteriche suscitate dal post di un mio vicino di cella, riguardo alle sue impressioni dopo aver visto Guerre Stellari (alias A New Hope, alias Episode IV… insomma, ci siamo capiti) per la prima volta.
Ora, io personalmente non condivido alcune delle osservazioni di Paolo, ma la prima cosa che mi viene in mente, nel leggere il suo post, è quanto sarebbe bello incontrarsi in un posto accogliente con cibo e bevande, epassare una nottata a chiacchierare e discutere i reciproci punti di vista.
In tanti, facendo anche un po’ di baldoria.
Molti, invece, pare che, non condividendo le opinioni di Paolo, come primo impulso, vogliano farlo a cubetti a colpi di spada laser per poi buttarlo in pasto al rancor.
Il che mi pare molto stupido.

Eppure il problema coi fan è questo.
I fan non vogliono la discussione, temono la disparità di opinione perché la percepiscono (immagino) come una debolezza, come unamancanza di fede, e normalmente sono di una ignoranza abissale.
Baso la mia opinione su molti anni trascorsi in mezzo ai fan, ai trekkies, agli otaku (che brutto termine) e a mille altre sottoculture.
Sarei quasi tentato di dire che per i fan la resistenza è futile, o forse che il Lato Oscuro ha facile presa sulle menti dei fan.
Ma, come si diceva ai miei tempi, non potete fermare il segnale.

Ad esempio, mi son detto, non sarebbe bello poter discutere di come George Lucas sia riuscito a rovinare i due migliori personaggi che mai abbia avuto per le mani, vale a dire Han Solo e Indiana Jones?

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