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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Come faccio a farmi prendere sul serio?

crop380w_istock_000003015755xsmall-mathNell’ambito accademico si parla spesso di “Invidia della Matematica” – quella condizione particolare, quella specie di insicurezza che hanno talune materie nei confronti della matematica.
Perché i matematici hanno le equazioni, hanno le dimostrazioni, hanno i teoremi.
È tutto nero su bianco, ci sono dele regole, si ottengono dei risultati che sono numeri. Hard numbers, come si suol dire.
Ma un biologo?
Cos’ha un biologo, di hard?
Ricordo ancora il professor Alvarez, fisico, che definì la paleontologia “Collezionare francobolli”1.

Il che naturalmente è un’idiozia, o se preferite una ultra-semplificazione – ma l’invidia della matematica esiste.
Se non si hanno dei numeri, in ambito scientifico, è difficilissimo essere presi sul serio.
E a me sta bene – dopotutto io sono uno che si occupa di analisi statistiche di dati ambientali, che per gran parte delle scienze naturali rappresentano l’unico modo per avere dei numeri da mostrare – e numeri ben poco hard, ma accontentiamoci.

Un fenomeno affine, io credo, è presente nella narrativa – e potremmo chiamarlo “Invidia del Realismo”.
Si riassume facilmente nella frase che fa da titolo a questo post, e che per i distratti ripetiamo qui di seguito:

Come faccio a farmi prendere sul serio?

Credo che sia la più diffusa e pressante domanda inespressa di chi scrive narrativa d’immaginazione.
E soprattutto di chi legge narrativa d’immaginazione.
Voi non credete? Continua a leggere


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Il libro delle meraviglie

109328.jpg.size-252_square-trueIl secondo libro sulla scrittura col quale sto allietando il mio tempo libero è una bestia alquanto curiosa, e molto molto soddisfacente.
Si tratta di Wonderbook, the Illustrated Guide to Creating Imaginative Fiction, di Jeff Vandermeer.

Ora, di Vandermeer avevo già letto ed ampiamente apprezzato Booklife – che non è un manuale di scrittura, è un manuale di manutenzione dello scrittore.
Ed è eccellente.

Wonderbook si presenta invece come un approccio organico – e sottolineo organico – alla creazione di narrativa d’immaginazione.
E mi piace che usi quella definizione, narrativa d’immaginazione, che mi riporta alle mie radici decampiane.

Ma cos’è, Wonderbook?

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Curiosità & Souvenir

Il piano bar del fantastico è caldo, in questi giorni.
E non sarò certo io a lamentarmene.
Distanziamoci tuttavia dalla pazza folla con un pezzo su un autore (relativamente) poco noto – esponente di quel “fantasy letterario” che noi nel nostro paese fatichiamo a vedere, complice la pigrizia di lettori ed editori.
La richiesta è per un pezzo su John Crowley.
Meraviglioso.
A me piace, John Crowley.

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