strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una mappa per il meraviglioso

La simpatica abitudine di Amazon.uk di aprire l’anno svendendo al 50% i migliori titoli di saggistica dell’anno precedente mi causa sempre un mezzo tracollo, ma mi procura quasi sempre testi straordinari.
È il caso di Stranger Magic, ultima uscita della studiosa di letteratura e folklore Marina Warner.
Sulla carta, il volumone di oltre 500 pagine si presenta come una analisi de Le Mille e Una Notte.
Ma è molto, molto di più.

La Warner – una di quelle personalità dll’accademia brutannica che ti fan venire voglia di urlare per il mix di erudizione, intelligenza, eleganza di scrittura e facilità di comunicazione – analizza le novelle arabe delle Mille e Una Notte sotto ogni possibile punto di vista, ma concentrandosi sulla centralità dell’opera nella costruzione dell’immaginario contemporaneo e nel rapporto fra Occidente ed Oriente.
Roba tosta.
Ma il testo scorre piacevole.
Per sostenere le proprie tesi, l’autrice include nel testo sedici episodi del classico arabo (o forse del rimaneggiamento di autori successivi, a cominciare dal francese Galland).
I brevi racconti punteggiano la discussione, che si divide per temi, concentrandosi di volta in volta sulla figura di Salomone, sulla magia e sui jinn, sui tappeti magici, sulle storie sentimentali e così via.
Nella costruzione della immagine integrata delle Mille e Una Notte nella cultura contemporanea vengono cooptati personaggi insospettabili – da Shakespeare a Borges, da John Dee a Carl Jung, da Goethe a Beckford, da Salomone a Nurayev e poi una infinità di artisti, editori, narratori, registi e produttori.
Nessun angolo viene lasciato in ombra, nessuna nicchia resta inesplorata.
E così discutiamo sulla natura dello stregone come straniero (o viceversa) sul legame fra magia narrativa e sciamanesimo.
Sulla natura della narrazione orale e della narrazione scritta.
Si osservano e sis tudiano tappeti, talismani, dipinti e stampe provenienti da ogni epoca e cultura.

Il volume è un sontuosissimo rilegato rigido pubblicato da Chatto & Windus, ed è ricolmo di riproduzoni di disegni, stampe, dipinti ed affreschi.
Con due ampie sezioni di riproduzioni a colori di opere d’arte e circa cento pagine di bibliografia, note e indici, Stranger Magic è quello che si definisce un autentico tour de force.

È ben nota la mia passione per Le Mille e Una Notte, uno dei capisaldi del fantastico e non solo, libro dei libri e monumento al potere della narrazione.
Il libro di Marina Warner non è solo una guida alla lettura del classico arabo, ma anche uno sguardo lucido e eccentrico sul soggetto del fantastico e della scrittura.
Fornisce nuove prospettive sul significato di ciò che leggiamo e, anche, di ciò che scriviamo.
Ed è una lettura piacevolissima.


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Tu chiamale se vuoi ucronie

Questo post è un po’ storto, perché riguarda una storia che non avete ancora letto.
Ma che leggerete presto, spero.

È ormai tristmente noto che il mio racconto La Regina dei Pirati di Atlantide è arrivato terzo al concorso Ucronie Impure bandito a suo tempo dal mio vicino di cella, Alex “Mcnab” Girola.
Qui possiamo allineare i soliti bla bla da autore in tour promozionale – è una storia alla quale sono molto legato, mi sono divertito molto a scriverla, fare ricerca è stato parte del divertimento, e poi vai coi personaggi, tutti simpatici cialtroni, Elisabetta Prima, il dottor Dee, i pirati, bello immaginarsi una storia parallela…

Ora però sembra che ciò che mi sono inventato sia accaduto davvero – per lo meno in parte.

Oh, cavoli!

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Voynich Was Here

OK, piano bar del fantastico.
Il pezzo richiesto è complicato,molto complicato.
Quasi dodecafonico.
Parliamo del Manoscritto Voynich.

Fu Colin Wilson, credo, a inserire il Voynich Manuscript nella biblioteca lovecraftiana, sullo stesso scaffale del K’tab al Azif dell’arabo pazzo Abdul al Azred, dell’Unausprechliken Kulten del Von Junzt, e del Coultes de Ghules del Comte d’Erlette.
A differenza degli altri volumi, il Voynich esiste realmente.
No, ok, lo sappiamo – c’è gente là fuori pronta a vendervi per pochi euro una copia autentica del Necronomicon, e c’è chi giura e spergiura che Lovecraft non si inventò il libro, ma ebbe in effetti accesso ad un misterioso tomo mistico bla bla bla.
Balle.
Chi fosse interessato alla storia ed alla pseudobibliografia dell’al Azif, può far riferimento a The Necronomicon Files, del mio amico Daniel Harms.
Lì c’è tutto.
E già che ci siamo – qualsiasi cosa abbia scritto Dan Harms è eccellente, e se non ne avete almeno due copie siete dei perdenti.

Il Voynich, invece…
Il Voynich esiste, è consultabile – potete addirittura visionarne una copia scandita sui server dell’Università di Yale, o Wikimedia Commons.
Il libro venne in possesso di un libraio antiquario americano – Voynich, appunto – nel 1912.
Voynich l’aveva recuparato da una biblioteca dei Gesuiti.
Il volume ha una storia più o meno documentata – raccolta dallo stesso Voynich – che arriva fino al 1600.
Nessuno ha idea di cosa parli il volume.
Ci sono delle figure, ma quanto al testo… ah.

Dice Wikipedia…

Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:
. Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
. Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
. Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.

Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.
. Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.

Roba tosta.
E terribilmente misteriosa.
Il Manoscritto Voynich è il sacro graal della comunità crittografica.
Chi dovesse riuscire a crackare il codice del libro potrebbe godere di fama e gloria infinite, e cenare gratis per il resto della propria vita.
Ammesso che il codice si possa risolvere.
Ammesso che ci sia un codice.

Esistono infatti al momento infinite ipotesi riguardo al tomo, due delle quali sono, per così dire, “dominanti”:
Ipotesi Uno – Voynich (che era un libraio antiquario, e quindi aveva accesso anche a materiali d’epoca) perpetrò un falso colossale, creando il libro dal nulla, pagine e pagine di disegni sconcertanti e caratteri messi giù a caso. L’ipotesi potrebbe essere smentita dal fatto che alcune pagine paiono contenere elementi matematicamente significativi – insomma, una progressione matematica ci sarebbe, solo non l’abbiamo ancora decifrata.
Anche se ciò non toglie che Voynich non possa aver trascritto in codice Le Avventure di Tom Sawyer (per dire), e poi ci abbia messo delel figure strane.
Ma non esistono basi per credere che Voynich fosse uncrittografo così in gamba da resistere a cento anni di tentativi di decrittazione.
Da cui…

Ipotesi Due – il manoscritto Voynich è opera di quella ben nota accoppiata di cialtroni elisabettiani, il dottor John Dee e il suo compare Edward Kelley.
È qui che entro io, vista la mia nota documentata ossessione per l’epoca elisabettiana (in parte è colpa di Sprague De Camp, in parte di Mike Moorcock, ma quella è un’altra storia).
John Dee, uno dei medici della regina Elisabetta Prima, nonché suo astrologo e cartografo di corte, fu un matematico, costruttore di automi e creatore di effetti speciali per il teatro, cacciatore di tesori, creatore di un linguaggio artificiale (l’Enochiano – che lui sosteneva gli fosse stato dettato dagli angeli), traduttore (secondo Lovecraft fu lui a tradurre il Necronomicon in Inglese – tutto torna), crittografo e probabilmente spione nella rete di intelligencer gestita da Francis Walshingham di cui fu anche parte Christopher Marlowe; da alcuni documenti venuti alla luce all’inizio del nuovo secolo, pare accertato che Dee operasse all’interno del network di Walshingham con il numero di codice 007. Che è assolutamente meraviglioso.
Edward Kelley era un truffatore – e ben prima di incontrare Dee aveva avuto entrambe le orecchie mozzate come pena per i suoi raggiri.
I due, verso la fine del sedicesimo secolo, si spostarono da Londra a Praga, cercando fortuna presso la corte di Rodolfo II.
Non è chiaro quale espediente i due avessero utilizzato per entrare nelle grazie del sovrano – notoriamente interessato alle scienze occulte – e si ipotizza che il manoscritto Voynich fosse l’esca per agganciare il personaggio.
Per amore della brevità, lasceremo il rabbino Lowe ed il golem fuori da questa faccenda.
Se si trattasse di una operazione sanzionata dai servizi britannici (un modo per avere un gancio in una delle più trafficate corti d’Europa) o se invece fosse una impresa indipendente dei due personaggi coinvolti, non è dato sapere.
Anche se…

Su questa faccenda si innesta il problema del reale rapporto fra Dee e Kelley.
Era davvero Dee un ingenuo e un po’ svampito credulone, gabbato da Kelly che sosteneva di vedere gli angeli e che con la scusa della condivisione delle ricchezze attingeva liberamente alle sue casse e si portava a letto sua moglie (una delle più belle dame di corte di Elisabetta)? Era forse Dee succube di Kelly a causa di inconfessabili strapazzamenti omoerotici che ne annebbiavano le documentate capacità logiche?
O piuttosto Dee la spia aveva trovato nel geneticamente disonesto Kelley un ottimo assistente e, in caso di problemi, capro espiatorio?
Di fatto, l’uscita praghese del duo si concluse con un disastro – forse a causa del fatto che Kelley, avendo affermato di poter tramutare il rame in oro, non riuscì a tenere fede alla promessa – nonostante le ingenti somme versate da Rodolfo per finanziare il progetto.

Era parte del piano, per carpire quattrini a Rodolfo?
Era un sistema usato da Dee per guadagnar tempo mentre sviluppava una rete di contattia Praga?
O, come mi permetto di credere, fu Kelley a lasciarsi prendere la mano, avviando un progetto cialtronesco in proprio, e mandando a gambe all’aria il piano spionistico di Dee?

Comunque sia, fu una catastrofe di proporzioni bibliche, per quanto riassumibile nell’antica frase di sapienza mistica

“La Polizia! Scappa!”

[che naturalmente, nella forma apocrifa “Run, you fools!”, compare anche in Tolkien]
Dee – che poi così ingenuo o ottenebrato non doveva essere – tornò alla chetichella a Londra ed alla sua colossale collezione di libri.
Kelly venne lasciato indietro, catturato dagli uomini di Rodolfo II e rinchiuso – morì per le conseguenze di due disastrosi tentativi di evasione.
Il che mi porta a privilegiare la seconda ipotesi sul duo Dee/Kelley.

La lingua in cui è scritto il manoscritto Voynich non è l’enochiano di Dee – che secondo l’interpretazione “spionistica” sarebbe semplicemente una cifra ad alto livello ad uso della rete di Walshingham – ma si adatta abbastanza bene all’idea di un falso di altissimo livello, cucinato da un truffatore di professione e da un matematico e crittografo, per gabbare un potente curioso, e ben documentato in faccende criptiche e mistiche.

Il mistero del Voynich permane.
Scrivetene in rete, dibattetene su una mailing list, e qualche sciroccato che naturalmente ne conosce tutti i segreti verrà ad ammorbarvi con le sue teorie fra il satanico ed il new age – anche se questo accade più facilmente se usate la lingua inglese.
Fatevi un giro su Undernet, e vi accorgerete che ci sono chat-room aperte sul Voynich – ma quando voi vi collegherete, tutti coloro che erano loggati andranno off-line in capo a dieci secondi.
Fate una ricerca su Google e troverete tutto, e il contrario di tutto.
Incluso questo post.