strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alle foci del fiume Gatto

51ji172kNvLVediamo…
Emma Bull, Will Shetterly, Gene Wolfe, Jane Yolen, John M. Ford, Kara Dalkey, Barry B. Longyear, Megan Lindholm, Nancy Kress, Patricia C. Wrede, Steven Brust, Nate Bucklin, Pamela Dean, Gregory Frost, Charles de Lint, Charles R. Saunders, Walter Jon Williams, Alan Moore e Bradley Denton.
Tutti in uno stesso libro.
O in cinque.

Liavek è un progetto di shared universe avviato nel 1985 e conclusosi nel 19901, e rappresenta uno dei due grandi universi condivisi degli anni ’802.

Triste riflettere su come siano passati venticinque anni.

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Elfi in motocicletta e altro urban fantasy

Questa sera il piano bar del fantastico suona l’urban fantasy.
Non è difficile – settiamo la tastiera elettronica per emulare un clavicembalo, e suoniamo in scala pentatonica.
Nel bene e nel male.

Cominciamo con le note dolenti.
Quando ho scoperto la sua esistenza come genere/sottogenere, l’urban fantasy era una cosa diversa, da quella che trovate oggi sugli scaffali.
Non c’erano ragazze armate di katana, elfi infoiati, licantropi a torso nudo e stregoni che facevano i detective.
Era una cosa molto meno codificata.
E non aveva un briciolo di classe.
Erano gli anni ’80.
Le copertine le faceva Larry Elmore.
E si trattava sostanzialmente di elfi che facevano i bikers.
La serie SERRAted Edge, creata da Mercedes Lackey e sviluppata per Baen Books da un buon numero di esordienti (all’epoca), era frequentemente recensita su Dragon Magazine: paesaggi suburbani, gang, un pizzico di azione hard-boiled, elfi, stregonerie.
Era il cyberpunk del fantasy. Continua a leggere


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Aspettando il drago

La biblioteca pubblica di Cedar Rapids, Iowa, ha deciso di liberarsi di una copia di The Last Hot Time, di John M. Ford.https://i0.wp.com/www.fantasticfiction.co.uk/images/n4/n24702.jpg
Il volume – un bel rilegato rigido Tor del 2000 – è stato prima amorevolmente foderato con una di quelle doppie fodere di plastica che usano le biblioteche americane, e che probabilmente fermano anche le coltellate. È stato timbrato, schedato, posto su uno scaffale.
Nessuno lo ha chiesto in prestito, stando alla scheda appiccicata all’interno.
E ora lo hanno dato via.
Ho esitato forse trenta secondi, prima di prenderlo.
E compiango i poveri cittadini di Cedar Rapids, che si sono persi questo gioiello.
O magari, chissà, Cedar Rapids è una città illuminata, e c’è una copia di questo romanzo in ogni casa,
Di questo, e di The Dragon Waiting.
Già.
Puro fantasy.

Come fantasy è il contenuto del volume – ambientato in una Chicago parallela (e molto anni ’80) in cui la magia funziona e tutto ciò che potremmo aspettarci, c’è.
Promette un sano divertimento fin dalla copertina, e nasconde fra le proprie pagine più di una positiva sorpresa.

John M. Ford (1958-2006), nonostante un World Fantasy Award e un Philip K. Dick Award, non è particolarmente conosciuto – ed è un peccato.
Rispettato probabilmente più dai colleghi che dai lettori, Ford era specializzato in romanzi nei quali l’interesse per dove stiamo andando era spesso rimpiazzato dall’interesse per da dove veniamo.
Romanzi ambientati nel futuro e tesi a cercare il legame fra il passato e il presente.
Poeta (famoso il suo poema 110, dedicato all’attentato alle Torri Gemelle) e critico, oltre che narratore, Ford si occupò anche di giochi di ruolo, e collaborò alla stesura di alcuni dei migliori manuali di GURPS e di Paranoia!, oltre a contribuire al gioco FASA dedicato a Star Trek, creando dal nulla la storia, la cultura e la mistica dei Klingon.

US First printing coverBollato come esperto di Klingon (attenzione, questo molto prima che ci fossero dizionari di lingua klingon, o anche solo gli episodi di ST:TNG), Ford riuscì a piazzare alla Paramount il primo romanzo del ciclo di Star Trek imperniato sugli eterni rivali dei nostri eroi.
The Final Reflection, pubblicato nel 1984, è probabilmente il singolo più importante lavoro mai pubblicato come tie-in per una serie televisiva; gran parte di ciò che oggi è considerato canonico dagli appassionati di Star Trek, relativamente ai Klingon, è una semplificazione e banalizzazione di ciò che Ford mise in quel suo romanzo.
La Paramount non mancò quindi di cassare completamente il sequel proposto da Ford, cestinandolo senza pietà.
E Ford si vendicò pubblicando – con la benedizione della casa produttrice (il che la dice lunga sull’acume dei dirigenti Paramount) – How Much for Just the Planet, un romanzo costruito come un musical, con tanto di battaglia a torte in faccia.
E poi non scrisse mai più nulla nell’universo di Star Trek.

The Final reflection da solo sarebbe bastato a giustificare la fama e il rispetto di cui godeva Ford.
Ma l’autore americano non si limitò ad un paio di romanzi e qualche manuale di gioco.
Pubblicò anche The Web of Angels, un cyberpunk scritto quattro anni prima che il genere cyberpunk venisse inventato.https://i0.wp.com/www.sfsite.com/grx/orion/dwlg.jpg
E The Dragon Waiting – a masque of time, un’ucronia ambientata in un rinascimento parallelo nel quale l’impero bizantino non è mai caduto, la religione cristiana non ha mai preso il sopravvento. Intrighi di corte, vendette, battaglie campali, un omicidio a camera chiusa, l’ascesa di Riccardo Terzo col suo corteggio di riferimenti shakespeariani, e l’attesa per il risveglio di Artù, ultima speranza dei resti dell’impero d’occidente di arginare l’avanzata bizantina.

Eclectically blending elements of folklore, literature and historical inquiry — Celtic myth, Arthurian Romance, and speculation upon events surrounding the ascension of Richard III — with chronicled events and figures such as Lorenzo di Medici, the Sforzas, Margaret of Anjou, and the backdrop of the War of the Roses, Ford creates a conspiratorial stew of fantasy and history in which the lines between become wonderfully blurred. Written with a deft and clever hand, the text is leavened with fascinating historical anecdote as well as more contemporary commentary disguised within a factual as well as fantastical garb. Magic is at once imagined and tied to its recorded precedents, both inventive and totally believable.

Il tutto senza una riga di infodump, senza un paragrafo di sbrodolamenti in Alto Elfico, senza una sbavatura, con un linguaggio piano, quasi giornalistico.
Bello.
Coinvolgente.
Da leggere e rileggere.
L’ideale modello sul quale ogni ucronia dovrebbe basarsi(1).

Letto The Dragon Waiting, lo ammetto, mi sono messo in caccia, alla ricerca di qualsiasi cosa avesse sulla copertina il nome di John M. Ford.
Ricerca lunga e convoluta.
Ma finora sempre più che ricompensata dai tesori recuperati.

(1) – colpevole, vostro onore, lo ammetto, colpevole!

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