strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Trentesimo giorno, lezioni ventinove e trenta

aisukuriimu___bookmark_by_mooglegurl-d3dwaspI katakana – l’alfabeto sillabico che i giapponesi usano per le parole straniere.
Ricordo ancora quando, in terza media, li imparai da solo usando l’enciclopedia e i titoli dei cartoni animati.
Sembra sia passato un millennio.
La lezione ventinove presenta anche un piccolo dizionario di parole straniere – e se capire che banana vuol dire banana o che aisukuriimu vuol dire gelato, non è poi così orribile, quando si arriva a cose come waapuro (word processor), infure (inflazione) oppure oeeru (“office lady”), è chiaro che è molto meno facile.
E probabilmente più divertente.
L’ultima lezione ci fornisce una infarinatura sui kanji, gli ideogrammi – quelli per i numeri, ad esempio, i giorni della settimana, i mesi.
E questo è quanto.
Forse come Tarzan, ma ora siamo in condizione di cavarcela in giapponese.

O così sostiene il manuale.