strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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In catena di montaggio

Ray Davies, Koninklijk Circus - Brussels - 1985

Ray Davies, Koninklijk Circus – Brussels – 1985 (Photo credit: Wikipedia)

Io dico sempre che quando si tratta di musica, della musica che ascoltiamo, il fattore critico, l’unico vero discriminante, è se e come l’artista riesce a parlare a noi e di noi.
E io l’ho detto, per me un autore che ha sempre parlato a me e di me è stato e rimane Ray Davies.
E oggi Ray Davies mi aiuta in questo improvvisato ma sentito pork chop express.

All my life I’ve been a workin’ man
When I was at school they said that’s all you’ll ever understand
No profession, didn’t figure in their plans
So they sent me down the factory to be a workin’ man

E così ora c’è questa strana faccenda di chi si pubblica da sé.
Ne avrete sentito parlare, probabilmente.
Da una parte, ci sono quelli che sparano a zero.
Ipotetici opinionisti indipendenti, autori dubbiamente “certificati” (di solito da se stessi), portavoce di case editrici più o meno grandi, autori indignati.
Tutti certi che l’autoproduzione, il self-publishing (guai poi a parlare di authoor/publisher) siano dei patetici disperati alla ricerca di un minimo di attenzione, avidi accattoni dispostia  tutto per qualche centesimo, fautori della bassa qualità, individui irrispettosi del lettore, nemici della cultura.
Attention whores.

È come se ci fosse una guerra.
Ma non c’è nessuna guerra.

Then music came along and gave new life to me
And gave me hope back in 1963
The music came and set me free
From working at the factory

Dall’altra parte, ci sono iniziative sommariamente discutibili, come il progetto di Pop-publishing della Mondadori (“non è self publishing,è pop publishing”), o Libro/Mania azienda sponsorizzato da Newton Compton e De Agostini, che si propongono di fornire agli autoprodotti informazioni, istruzione, e una tacita “certificazione”.
Gratis.

Never wanted to be like everybody else
But now there are so many like me sitting on the shelf
They sold us a dream but in reality
It was just another factory

L’impressione è forte, che il desiderio sia quello di inquadrare in qualche modo gli autoprodotti, riconducendoli in qualche modo all’interno della struttura tradizionale.
Mantenere l’editore nel ruolo di gatekeeper.

Tutto ciò, naturalmente, con l’intento benevolo ed altruistico e disinteressato di migliorare gli autori, premiare i meritevoli, e tutelare il povero lettore che – ne abbiamo già parlato – sarebbe altrimenti affogato in un mare di ciarpame mal scritto e peggio prodotto.

I made the music, thought that it was mine
It made me free but that was in another time
But then the corporations and the big combines
Turned musicians into factory workers on assembly lines

Ora, credo che chiunque sostenga che “l’editoria tradizionale è il male” sia tanto sciocco e carico di pregiudizi quanto chi strepita che “gli autoprodotti fanno tutti schifo”.
Gli assoluti non appartengono a questo mondo, e quando viene affermato un assoluto qualcuno da qualche parte dovrà pagare.

Il vero problema è che l’ecosistema è ormai sempre più affollato, c’è sempre meno spazio, e quindi la competizione si è semplificata – entità che un tempo potevano felicemente ignorarsi, ora si sentono in concorrenza.

In generale, si sta tentando di mantenere un modello commerciale – secondo ilquale l’opera dell’autore necessita una serie di validazioni che l’autore da solo non può fornire.
O che, qualora l’autore si organizzi per poter fornire (come nel caso di un editing professionale) devono venire inqualche modo sminuite.

Il progetto generale (quale che sia il brand o la realtà che lo spinge – lo stanno spingendo in tanti) non vuole tutelare né gli autori, né i lettori, né, in ultima analisi, gli editori.
Non è neanche una diabolica cospirazione – che peraltro solleticherebbe il mio spirito pulp.
È semplicemente un sistema auto-organizzato, un modello di mercato, non dissimile da quello della fabbrica di stampo fordiano, con ruoli definiti e immutabili, che vuole preservare se stesso.

E ora, Working at the Factory, di Ray Davies.
The Kinks.

They sold us a dream that in reality
Was just another factory
Working at the factory


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C’è molta crisi – una Top Five

L’altro giorno, RaiNews, nel mostrarci le immagini del prossimo giubileo della regina Elisabetta, c’ha messo sotto All You Need is Love, dei Beatles.
Che c’entra un po’ poco, con la regina e con il giubileo.
Capisco God Save the Queen fatta dai Pistols.
O Victoria fatta dai Kinks.
Ma All You Need is Love?

Non che RaiNews dedichi molto spazio al giubileo della regina d’inghilterra, naturalmente.
Dedica inveca un sacco di spazio alla crisi.
Senza metterci sotto alcuna colonna sonora pop.
E sì che i Fab Four fecero Taxman, che cascherebbe a fagiolo.

E così sono sceso nel sottoscala dove tengo i vinili, ed ho tirato fuori cinque dischi fatti apposta per la crisi.
Perché se dobbiamo andare all’inferno in un secchio, tanto vale che ci godiamo la corsa, come dicevano i Grateful Dead.

Vediamo… Continua a leggere


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Musica natalizia 1

Manca una settimana a Natale.
E poiché non condivido i sentimenti di ostilità di alcuni – nonper la festa in se o per il suo significato originario, per lo meno – mi pareuna buona idea infligg… ehm, proporre una piccola raccolta di canti natalizi ai miei visitatori.

La mia ideale compilation di Natale.
Ricordate cosa diceva Nick Hornby?
Per fare una grande compilation, il primo pezzo è essenziale…

Perciò, partiamo con The Kinks.
Father Christmas.
Ha trent’anni suonati, e musica e immagini sono un po’ fuori sinc.
Il che, tutto sommato, ha un suo senso….

http://it.youtube.com/watch?v=CjaPXihbORk

When I was small I believed in santa claus
Though I knew it was my dad
And I would hang up my stocking at christmas
Open my presents and Id be glad

But the last time I played father christmas
I stood outside a department store
A gang of kids came over and mugged me
And knocked my reindeer to the floor

They said:
Father christmas, give us some money
Dont mess around with those silly toys.
Well beat you up if you dont hand it over
We want your bread so dont make us annoyed
Give all the toys to the little rich boys

Dont give my brother a steve austin outfit
Dont give my sister a cuddly toy
We dont want a jigsaw or monopoly money
We only want the real mccoy

Father christmas, give us some money
Well beat you up if you make us annoyed
Father christmas, give us some money
Dont mess around with those silly toys

But give my daddy a job cause he needs one
Hes got lots of mouths to feed
But if youve got one, Ill have a machine gun
So I can scare all the kids down the street

Father christmas, give us some money
We got no time for your silly toys
Well beat you up if you dont hand it over
Give all the toys to the little rich boys

Have yourself a merry merry christmas
Have yourself a good time
But remember the kids who got nothin
While youre drinkin down your wine

Father christmas, give us some money
We got no time for your silly toys
Well beat you up if you dont hand it over
We want your bread, so dont make us annoyed
Give all the toys to the little rich boys