strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Cucina per veri uomini

C’è questa specie di teoria, che è parecchio diffusa fra un sacco di persone che conosco – anche familiari stretti.
L’idea di fondo è che un uomo, in cucina, debba tenersi a tre braccia di distanza dai fornelli, salvo forse avvicinarsi con aria furbetta per rubacchiare una patatina o un boccone della pietanza in cottura.
È ancora passabile lasciar cadere o gettare in un tegame un condimento a caso e un paio di uova, o un pezzo di carne di manzo, da trangugiare poi in maniera belluina, magari direttamente dalla pentola.
Già aggiungere un ramoscello di rosmarino alla carne di manzo è un chiaro segno che il cromosoma Y è difettoso.
Figuriamoci poi cucinare, nel senso proprio di scegliere a ragion veduta cosa mettere in pentola, badare ai tempi, e poi magari ottenere qualcosa di diverso da ciò che si otterrebbe aprendo una scatoletta e rovesciandone con malagrazia il contenuto in un piatto di plastica.

Si tratta, è ovvio, di pregiudizzi idioti.
Ne esistono dozzine di altri, su come uomini e donne si comportino, si debbano comportare, o si siano comportati nei bei tempi andati in cucina e per riflesso cosa ciò significhi per la loro vita – il tegame come strumento di profilatura psicologica e attitudinale.
Io l’ho già detto – per varie faccende personali, ho imparato a suo tempo a cavarmela ai fornelli.
Poi, traviato da Len Deighton ed Elizabeth David, ho effettivamente imparato a cucinare.
E allora vai di battutine, frecciate, scemenze dagli amici troppo maledettamente testosteronici per abbassarsi a simili pratiche.
Eh, già, altro che identità sessuale… hai osato aggiungere zenzero e peperoncino al salmone…
Oppure il classico, snob e vagamente arrogante

Io se voglio mangiar bene vado al ristorante

Poi però capitano cose come questa…

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