strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Lulù, Hunter S. Thompson e la retorica nerd – ovvero, l’infinità del vuoto

La notte passata ho speso un’oretta a guardare un vecchio documentario della BBC sulla buonanima di Louise Brooks. Forse non tutti sanno che la Brooks, oltre ad essere una figura iconica del cinema muto e dell’era del Jazz, fu anche, negli ultimi anni della sua vita, una straordinaria scrittrice di cinema. Lei c’era stata, ad Hollywood, fin dall’inizio. Aveva lavorato coi peggiori scalzacani e con i supremi artisti, era stata parte di quella cosa incredibile che è Pandora’s Box, e poi aveva vissuto un declino drammatico. La scrittura era stato il suo strumento di rinascita, l’atto di rivalsa di un’attrice mediocre (parole sue) che aveva sempre solo recitato se stessa, ma che aveva tenuto occhi ed orecchie aperti, ed aveva vissto, conosciuto, imparato.

E quello che segue sarà un discorso che andrà un po’ in tutte le direzioni per poi cercare di convergere su un solo punto.
Siete stati avvisati.

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