strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


18 commenti

La cessazione di ogni possibilità

Mi capita di pensare di frequente alla morte, in questi giorni.
No, no, non fate quella faccia – capita a tutti, prima o poi, no?
Di pensarci, intendo.
A me capita, credo, perché fra un paio di settimane compirò cinquant’anni, e questo accadrà in un momento estremamente preciso e unico, equidistante fra il primo anniversario della morte di mio padre e il decimo anniversario della morte di mia madre.
Per cui uno alla morte ci pensa.
La cessazione di ogni possibilità.

Continua a leggere

Annunci


7 commenti

Sloane, l’Uomo dai Pugni di Ferro

51bJFZD0i6LSloane #1, The Man with the Iron Fists, è un western: la storia di un pistolero che pratica il kung fu, sulle tracce della banda di artisti da circo rinnegati e votati al crimine, guidati da un clown sadico, che hanno trucidato la sua famiglia quando lui era ancora bambino.

Ha quarant’anni suonati, questo libriccino, e lo si può avere in formato elettronico per meno di tre euro.
E a questo punto potrei anche solo darvi il link per andare e comprarlo – perché se dalle tre righe qui sopra non vi è venuta voglia di leggerlo, allora siete sul blog sbagliato.

Ma allarghiamo un po’ il discorso.
Facciamo cultura. Continua a leggere


7 commenti

Ciò che uccide la scrittura

9781453218549Oggi vorrei rubare un’idea al libro di Lawrence Block e parlare di ciò che blocca la scrittura.
Non del blocco dello scrittore, badate – come osserva correttamente Block, anche gli operai in fabbrica hanno il blocco, ma non lo chiamano Blocco dell’Operaio, lo chiamano Disoccupazione.
Diciamo allora che il blocco non esiste, ma esistono fattori che possono in qualche modo inceppare il meccanismo della scrittura, prosciugare le scorte di energia dell’autore, fiaccarlo, metterlo nei guai.

Questa non è la lista di Lawrence Block, però – quella la trovate nel Liar’s Companion.
Questa è la mia.

ed31 . il mondo reale
Non parlo del non aver tempo per scrivere – se scrivere è ciò che volete fare davvero, il tempo riuscirete a trovarlo.
Parlo della necessità di guadagnarsi da vivere, di andare a fare la spesa, di interagire con persone per le quali scrivere non è la priorità (strane creature), vivere tutti i giorni.
Si tratta di distrazioni, di rumore di fondo, di fatica che si accumula.
Passate dieci ore al giorno per un mese al PC a tradurre, e non avrete la forza per passarne altre due a scrivere.
Soluzioni?
L’unica, forse, a parte trovare il modo di conservare delle riserve di energia ed entusiasmo, consiste nel ricordarsi che il lavoro di chi scrive è 24/7, e usare anche ciò che pare distrarci come documentazione, come nuovo materiale per il nostro bagaglio esperienziale.
Qui non si butta via nulla.

hack2 . scrivere altro
Credevate che fosse facile, vero?
Ah, dicevate, a me cosa importa – io mi pago le bollette scrivendo, che il lavoro mi possa distrarre dalla scrittura è un falso problema.
Falso.
Io in questo momento sto scrivendo la mia tesi di dottorato e uno scenario per un gioco di ruolo per un editore americano.
Stessa data di consegna, ironicamente.
Già il cambiare marcia tra un lavoro e l’altro è complicato.
E poi, ammesso di averne la forza, dovrei cambiare ancora, e scrivere un racconto umoristico o un nuovo sword & sorcery?
La scrittura richiede concentrazione, bisogna essere a fuoco – cambiare corsia troppo spesso nella corsa rischia di farci perdere il ritmo.
Soluzioni?
E chi lo sa?
Probabilmente, creare il vuoto mentale, e ricordarsi che i buoi sono lenti, ma la terra è paziente*.

allison-sin-funnel3 . scrivere ciò che non ci piace
Chiunque può scrivere qualunque cosa – esistono delle formule.
Ma la formula da sola non basta – ci vuole qualcos’altro, per dare una scintilla di anima a ciò che si scrive.
Non chiedetemi cosa sia.
Non ne ho idea.
Posso solo dirvi cosa non è – la sofferenza.
Se soffrite per scrivere, pensateci, perché forse fare altro potrebbe non essere una cattiva idea.
Ma se vogliamo per forza scrivere ciò che non ci appartiene – come tema, tono, genere, idea – certo, possiamo farlo.
Ma rischiamo di slogarci la scrittura, di perdere la scioltezza su ciò che ci piace davvero, e di scrivere porcherie – sia nell’ambito che non ci piace, che in quello che ci piace.
Soluzioni?
Scrivere ciò che ci piace ed è congeniale, e se dobbiamo scrivere altro, farlo per molti soldi, e standoci maledettamente attenti.

ehrenkruger4 . il catalogo
La necessità di fare ancora un titolo nella serie X, portare ancora sulla pagina il personaggio Y, fare una cosa che piaccia (o venda!) almeno quanto Z, è fonte di stress incessante.
È come essere perseguitati da un fantasma.

All my lazy teenage boasts
Are now high precision ghosts
And they’re coming down the track
To haunt me*

Soluzione?
Ogni nuovo lavoro è unico.
Ci sono già abbastanza persone pronte a buttarci giù, senza che noi ci si debba anche stressare per l’ansia di reggere il confronto con noi stessi.
————————————-
*100 punti a chi individua la citazione.


6 commenti

Dritte per i Bugiardi

Quando cominciai a scrivere di scrittura su questo blog, mi venne fatto presente, col tono un po’ secco di chi sottintende “ora ti spiego perché è chiaro che non hai capito”, che quelli che scrivono scrivono, i perdenti e i wannabe scrivono di scrittura.
Prendi e porta a casa, come si suol dire.

Ora, una simile considerazione è alquanto stupida, se non altro perchè esiste un vero e proprio genere letterario, costituito da libri nei quali gli autori parlano della propria attività, nei quali riflettono sulla propria scrittura – o su quella altrui – sul proprio genere di elezione, sulle proprie abitudini, sulle proprie letture.
Ed è divertente, anche perché gli autori veramente in gamba di solito non si presentano come insopportabili tromboni, in questi libri, ma come esseri umani divertenti e divertiti, disposti a mettere in comune la propria esperienza coi lettori, e con gli altri scrittori.
Questa umiltà non è un fatto scontato.

9781453218549Nei giorni passati, una fan mi ha regalato una copia in formato kindle di The Liar’s Companion, di Lawrence Block*.
Per chi se lo fosse perso, Lawrence Block è un popolare giallista che negli ultimi cinquant’anni ha allineato qualcosa come un centinaio di volumi – di solito organizzati in serie – ed una marea di racconti su una quantità di antologie e raccolte.
A proprio nome o con una manciata di pseudonimi.
Ha vinto dei premi – incluso l’Edgar per il poliziesco – ripetutamente, fino al Grand Master del poliziesco.
Telling Lies for Fun and ProfitEd ha anche pubblicato una serie di libri sulla scrittura che da anni godono di una notevole considerazione – a cominciare da Telling Lies for Fun & Profit (anche questo parte del dono della mia fan**), che è considerato da molti il miglior libro sulla scrittura scritto da uno scrittore.
Il Liar’s Companion, che è parte di una serie, è una raccolta di articoli, pubblicati nella seconda metà degli anni ’80, nei quali Block parla della propria scrittura, di avventure e disavventure editoriali… e nel frattempo parla di inizi e di finali, di adattamenti e revisioni, di come si diventa scrittori a tempo pieno e cosa questo possa comportare.

Block si concentra sul lavoro dello scrittore – un lavoro che non finisce mai, per cui anche andare a vedere la partita è lavoro, come leggere, come guardarsi attorno ed ascoltare la gente che parla. E poi avanti – il valore dei sentimenti e del sentimentalismo, l’importanza della documentazione ed i limiti della medesima, la scelta del titolo, la necessità di cambiare e di restare simili a se stessi, la serialità e la non serialità…
E fedele al suo ruolo di autore che ha spesso per protagonisti dei criminali o dei personaggi moralmente discutibili, Block porta avanti questa idea dello scrittore come bugiardo che viene pagato per mentire.

Lawrence-Block-author-300I pezzi non sono affatto datati, e si leggono velocemente.
Da molti, da tutti, si possono ricavare delle ottime idee, o degli spunti.
Risolvono dei problemi, rispondono a delle domande o ne sollevano altre.
Suggeriscono nuovi post per il blog, e confermano il fatto che l’osservazione alla quale accennavo qui sopra è una baggianata colossale.
Non che avessimo dubbi a riguardo, naturalmente.
Ma è bello avere una conferma.

Lawrence Block rimane arguto e umile anche quando sommariamente annienta un libro, analizzandolo a fondo, e salvandone quell’unica scintilla che ne ha fatto un best seller.
Non è schizzinoso col genere, non si perde in vuote divagazioni – ma è ricco di polpose divagazioni – è tecnico senza essere ossessivo, è umano, è divertente.

Un difetto di questo manuale per bugiardi?
Vista l’epoca in cui vennero scritti gli articoli, mancano opinioni ed osservazioni di Block sull’editoria elettronica, sull’autoproduzione, e su tutte queste cose.

Ma in questi casi, a volte, bastano i fatti.
Divertito e incuriosito da questo libro, ho fatto un giro sul blog dell’autore – scoprendo che recentemente Block è tornato ad una delle sue serie più popolari.
Scritto il romanzo in cinque settimane, durante una crociera***, editato e prodotto in due mesi, il nuovo libro di Lawrence Block uscirà come ebook e come trade paperback autoprodotti, il 25 di dicembre di quest’anno.
L’alternativa, passando attraverso un editore tradizionale, sarebbe stata un’attesa fino al 2015.

Naturalmente, Block non fa testo.
È un “vero scrittore” certificato da scaffalate di libri di carta, ha una vasta fan base, ha un “vero editore”, scrive “veri libri”.
E vende il suo romanzo autoprodotto a dieci dollari in Kindle.
Ma qualcuno riuscirà certamenete a spiegarci perché per lui è completamente diverso.

————————-
* Sì, ho delle fan che mi regalano libri, avendo gradito ciò che scrivo.
** In effetti, quando le fan ti regalano dei manuali per diventare autori migliori, è lecito porsi delle domande. Ma è un attimo.
*** Sarebbe bello. Ma anche solo scrivere in treno, è divertente – devo farci un post.