strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Lettera aperta ad un critico inadeguato

Ciao.

Lo so, questa non te l’aspettavi, ma onestamente siamo arrivati a un punto in cui, o comincio a sbattere ripetutamente la testa sulla tastiera, o ti scrivo due righe.
Perciò, ti scrivo due righe.
Sai com’è.

Il fatto è, vedi, che l’imbarazzo comincia a farsi doloroso.
Sai quando vedi uno che si sta rendendo a tal punto ridicolo, in maniera così ferocemente imbarazzante, che cominci a sentirti male per lui, senti una fitta allo stomaco, una pressione sul diaframma, non riesci a staccare gli occhi da quello spettacolo orrendo ma ti senti male, male male…?
Così.
È l’empatia, dicono.

Ossessionato dall’empatia (e da un sacco di altre cose)

Philip Dick, per dirne uno, era fssato con l’empatia – ciò che distingue gli esseri umani dagli androidi, diceva.
Ecco, è anche colpa di Dick.
E di Clarke.
E di Vance.
E di tutti gli altri.
Il punto, per capirci, è che io amo molto la fantascienza, e la leggo da trentacinque anni (dio, mi sento vecchio), e non ho mai… MAI, credimi… mai letto opinioni così abominevolmente imbarazzanti, quanto quelle che tu scrivi.
Al confronto, la vecchia storia dei calamari parlanti in orbita è… no davvero, è una seria e circostanziata analisi critica del genere fantastico.

Però no, aspetta.
Cerchiamo di rendere costruttivo questo discorso.
A me non piace fare discorsi distruttivi e odiosi – sono uno scienziato, e voglio che ciò che faccio contribuisca a rendere le cose migliori. Continua a leggere