strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Leggere per sopravvivere

È Natale fuori stagione.

La cosa è partita da lontano, da una discussione sui personaggi che amiamo, cominciata qui di fianco, nel braccio femminile del Blocco C della Blogsfera, sul blog della Clarina.

In un commento mi è venuta fuori una frase che mi ha dato da pensare…

Poi, ok, Elvis Cole mi ha insegnato un sacco di cose.
Così come Travis McGee.

E così mi è venuta questa mezza idea di fare una top five dei personaggi dai quali ho imparato qualcosa, e cosa ho imparato.
Ma poi l’idea è deragliata.
Ecco perché…

Perché scavando nel web ho fatto una scoperta interessantissima.
Un breve saggio scritto nel 1985 da John D. MacDonald,. l’uomo dalla macchina per scrivere rovente.
Il Centro per il Libro della Biblioteca del Congresso aveva chiesto a MacDonald di scrivere un breve saggio sull’importanza della lettura, e lui ci aveva lavorato un po’, giungendo infine alla conclusione che il modo migliore per gestire la cosa era di costruire il saggio come un dialogo fra Travis McGee e il suo amico Meyer.

Il tema sarà il terribile isolamento del nonlettore, la sua vita priva di significato o sostanza perché non riesce a comprendere il mondo in cui vive.
Il modo migliore per far sì che le mie parole cadano utili su orecchie sorde è di usare un linguaggio così colorito che sarà citato, prima o poi, alla gran maggioranza dei nonlettori.

Una cosa discorsiva, semplice.
Una dozzina di pagine di dattiloscritto.
Il titolo era Reading for Survival.
Fu l’ultime cosa pubblicata da John D. MacDonald.

“Too dark for reading.” I said.
“I wasn’t reading, Travis.”
“Please excuse me. My mistake. You had the book open and you were staring down at the pages and I thought… foolishly enough…”
“I was thinking about something. A passage in the book started me thinking about something.”
“Like what?”

Il volumetto venne stampato come fascicolo e distribuito gratuitamente dalla Biblioteca del Congresso.
Per un breve periodo circolò poi in rete come pdf.
E stanotte, con mia somma gioia, ne ho trovata una copia disponibile gratuitamente.

Dodici pagine di .doc.
È incredibile.
Una gran densità di idee, informazioni, scienza, cultura… il vecchio pulpster John D. MacDonald dimostra di essere un uomo di una cultura e di una erudizione straordinari, un grande divulgatore scientifico.
Insospettabile.
E tutto passa attraverso un dialogo perfettamente strutturato, ben ritmato, divertente.
È agli atti che a me questa idea della narrativa come veicolo di divulgazione piace, ed affascina.

Se solo avessi il tempo per tradurlo…

“Okay then,” I said finally. “Back in prehistory man learned and remembered everything he had to know about survival in his world. Then he invented so many tricks and tools, he had to invent writing. More stuff got written down than any man could possibly remember. Or use. Books are artificial memory. And it’s there when you want it. But for just surviving, you don’t need the books. Not any more.”
He nodded. “So why are we doing such a poor job surviving as a species, Travis?”
“Last I heard there were five billion of us.”
“In greater danger with each passing day.”
“Is this going to turn into one of your bomb lectures?”

Anche stanotte, ho imparato un sacco di cose da TravisMcGee.
John D. MacDonald era un grande.

Oh, già, che scemo – potete scaricare il testo originale da qui.