strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Studi Lovecraftiani Gratis!

Stanno cercando di convincerci che si vale solo per ciò che ci si fa pagare.
A smentire questa orrida teoria, il numero 12 della rivista Studi Lovecraftiani, l’essenziale collezione periodica del meglio della saggistica sul Gentiluomo di Providence e sulla sua ampia e spesso insospettabile influenza sul mondo che ci circonda, viene distribuito in formato elettronico gratuito.

200 pagine di livello come sempre altissimo, curate dall’impareggiabile Pietro Guarriello.

Tutti i dettagli, sulla pagina opportuna del blog di Studi Lovecraftiani.

Il passaggio di SL dal formato tradizionale cartaceo alla versione elettronica è un esperimento che – ci si augura – porterà nuovi lettori a scoprire il mondo dei Miti lovecraftiani, a studiare la figura e l’opera dello scrittore che, più di ogni altro, ha rivoluzionato la letteratura horror e fantastica segnando il passaggio dal gotico di vecchio stampo al soprannaturale moderno.

Già, perché se Lovecraft è vivo e combatte con noi, se gli appassionati nazionali sono pronti a tramutarsi in critici e ad esporre le proprie opinioni, teorie e scoperte al pubblico, pare che sia proprio quest’ultimo a latitare, criminalmente.

Ma bando alle polemiche.
Studi Lovecraftiani 12 esiste.
Scaricatelo, leggetelo, parlatene coi vostri amici.

Ecco l’indice completo:

– “Nell’Ombra del Mostro: Tematiche sessuali nella narrativa di H.P. Lovecraft”, di Luca Foffano;
– “Il Personaggio, la Ricerca, la Città, il Mostro: Quattro temi della narrativa lovecraftiana”, di Giulio Dello Buono;
– “Gli Antichi di Lovecraft: Una dissezione anatomica”, di Umberto Sisia;
– “La Musica di Erik S.: Ovvero chi fu il vero ispiratore di The Music of Erich Zann?”, di Renzo Giorgetti;
– “Passaggio di testimone: L’influenza di H.P. Lovecraft su Fritz Leiber”, di S.T. Joshi;
– “In Recognition of Death: Un breve ciclo di sonetti di Fritz Leiber Jr.”, a cura di Davide Mana;
– “Giocando con Cthulhu: Il mondo ludico e l’universo lovecraftiano”, di Matteo Poropat;
– “Su Lovecraft Sconosciuto”, di Renzo Giorgetti;
– “Da Lovecraft alle Stelle: Le cronache del fantastico di Gianfranco de Turris”, di Salvatore Proietti;
– “L’Ascesa e il Crollo dei Miti di Cthulhu”, di Andrea Bonazzi;
– “Randolph Carter and the Priests of Baal-Naplong: La prima (e sconosciuta) parodia di Lovecraft”, di Pietro Guarriello;
– Cthulhu News: Notizie e curiosità dal mondo di Lovecraft”, a cura di Pietro Guarriello;

PS: adoro assolutamente la copertina di questo numero di SL – meravigliosa in una serie di copertine splendide.
Mastro Guarriello, mai pensato di lanciare una linea di poster?

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Il più acido degli antiromantici

File:Jbcabell.jpgI peccati della gioventù tornano a perseguitarci come spettri una volta passata la quarantina.
E così, pochi minuti or sono, mi sono ritrovato a citare James Branch Cabell.
Ad una signora, oltretutto.
Sposata.
Orribile.

“None the less,” observes Jurgen, “it does not behove God-fearing persons to speak with disrespect of the divinely appointed Prince of Darkness. To your further confusion, consider this monarch’s industry! Day and night you may detect him toiling at the task Heaven set him. That is a thing can be said of few communicants and of no monks.[…]”

O, in poche parole, il Diavolo dopotutto fà esattamente il lavoro che Dio gli ha destinato.
Il che non si può dire di molti credenti e certo di nessun prete.

Ci fu un tempo in cui citare Cabell ad una signora avrebbe potuto causare indignazione, scandalo, magari anche un ceffone.
Ma oggi, ahimé, nessuno più ricorda James Branch Cabell – gentiluomo della Virginia, autore di cinquanta romanzi, venticinque dei quali costituiscono un’unica, lunga, complicata narrativa.
Autore di Jurgen, a Comedy of Justice – il romanzo dalla prima pagina del quale è presa la citazione qui sopra, e che per i suoi contenuti ribaldi (ma raffinatissimi) venne portato in tribunale.
Ed essendo tali contenuti ribaldi, sì, ma raffinatissimi, Cabell fu in grado di dimostrare che, lungi dal corrompere i giovani, tali ribalderie erano comprensibili solo a chi si fosse posto con malizia a leggere il romanzo – ribaltando insomma l’accusa di oscenità sui suoi stessi accusatori.
Venne prosciolto.

English: dust-jacket of Jurgen by James Branch...

Di cosa parla Jurgen?
Di un giovane poeta che, disilluso, si è tramutato in tarda età in un cinico usuraio
Il suo cinismo è in parte giustificato: la donna che amò in gioventù ma gli preferì un vecchio riccastro, ora, anziana, impegna nella sua bottega i gioielli per pagare i propri amanti.
Jurgen si picca di vedere le cose per come stanno.
Ed avendo una sera preso le difese del Diavolo in una discussione con un frate (vedi sopra), viene premiato da Colui che ha fatto le Cose come Sono (Cabelliana divinità contrapposta a Colui che ha fatto le Cose come Dovrebbero Essere) con una calorosa stretta di mano, e un augurio di ogni possibile felicità.
Jurgen replica che, purtroppo, lui è sposato.
E il suo interlocutore, per ricompensa, gli fà sparire la moglie.
Ma la gente chiacchiera, e Jurgen è costratto a partire in cerca della moglie, per tacitare le malelingue.
Da qui, le peregrinazioni dell’usuraio, ringiovanito per magia e dotato di una famosa camicia e di una spada con un nome illustre, lo porteranno a confrontare se stesso in gioventù, a visitare un Inferno creato solo per soddisfare il desiderio di espiazione di suo nonno e un paradiso che esiste solo in funzione della bontà d’animo di sua nonna, un regno dove tutti gli eroi e gli dei classici convivono (Achille ha sposato Elena e ne è imperatore), un castello infestato, un’aula di tribunale per un processo presieduto dai Filistei (questo capitolo venne aggiunto dopo il processo a Cabell) e infinite altre avventure, fra inganni, disillusione e belle donne afflitte dal solito annoso problema – che il marito non le capisce.
Ma Jurgen sì.

Ammirato da autori disparati come Ray Bradbury, James Blish, R.A. Heinlein, Jack Vance, Fritz Leiber, Larry Niven, Neil Gaiman e Lin Carter – quest’ultimo curò la ristampa di sei dei venticinque romanzi del ciclo di Dom Manuel negli anni ’70, come parte della storica collana Ballantine Adult Fantasy – James Branch Cabell è oggi dimenticato da tutti, fuorché da pochi appassionati di letteratura d’immaginazione.
Jurgen uscì anche in italiano, in un antico Oscar Fantasy ormai perduto.
Io lo lessi in inglese quand’ero al liceo – e c’è molto, nel cinismo di Cabell più che nella sua ribalderia d’antan, che può piacere al liceale medio, specie se non troppo bene integrato all’interno della propria classe.
In questo, Cabell è certamente il proprio peggior nemico – alla lunga il distacco e la superiorità, la citazione colta e il bon mot lavorano contro la narrativa.
Si esce dal liceo, si lascia Jurgen a riposare sullo scaffale.
Salvo poi ricordarlo nei momenti meno opportuni.

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Lo strano caso dello scrittore resuscitato

E così lo hanno fatto.
La Hyperion Books ha annunciato la imminente uscita di …And Another Thing, sesto romanzo nella trilogia della Guida Galattica per Autostoppisti.
Come forse anche i più distratti ricorderanno, Douglas Adams, autore della serie originale di programi radiofonici e poi dei romanzi di Guida Galattica, è scomparso nel 2001, all’età di 49 anni.
Avendo scoperto – probabilmente – da una parte l’alta probabilità di fare una carrettata di danari pubblicando un nuovo volume della serie, e dall’altra la scarsissima probabilità che Adams si decidesse a scriverlo, i vamp… ehm, i dirigenti editoriali della Hyperion hanno affidato la stesura del nuovo titolo a Eoin Colfer, autore della fortunata serie (si dice così?) di Artemis Fowl.
Che non è proprio il massimo, come pedigree.
Riuscirà lo scrittore irlandese a catturare la miscela di arguzia, profonda comprensione della scienza, malinconia e compassione che caratterizzava gli scritti di Adams?

D’altra parte, la resurrezione di autori morti in “sequel ufficiali” e altre sciocchezze è piuttosto lunga e piuttosto nutrita – e sempre di natura abbastanza dubbia.
A partire dal 1977, quando fece uscire il Silmarillion affidando al canadese Guy Gavriel Kay la riorganizzazione di materiale sfuso dagli archivi del padre, Christopher Tolkien ha dato alle stampe praticamente ogni pezzo di carta trovato nello studio di J.R.R. Tolkien – dai raccont perduti e ritrovati (e meglio sarebbe stato se fossero rimasti perduti, a detta di molti), ai dodici volumi della Storia della Terra di Mezzo, al recente I Figli di Hurin.
Nel frattempo, Guy Gavriel Key è cresciuto ed è diventato un solido autore di fantasy – ma non è Tolkien.
Nè ci interesserebbe se fosse una semplice copia carbone del defunto Inkling.
A noi interessano opere originali, giusto?

Dall’altra parte dell’atlantico, il figlio di Frank Herbert, complice Kevin J. Anderson (autore meglio noto come il maggior collezionista al mondo di memorabilia di Guerre Stellari) ha dato finora alle stampe otto volumi di “prequel” e “sequel” ai sei volumi originali del ciclo di Dune – con altri quattro in lavorazione. Tutti, ipoteticamente, basati su appunti di pugno di Herbert padre (che evidentemente anziché scrivere romanzi accumulava appunti per i tempi di magra e per garantire lunga vita e prosperità al figliolo).

Però…
Nel 1998, Robin Wayne Bailey  pubblicò Swords against the Shadowland, volume sulle avventure di Fafhrd e del Gray Mouser basato sui lavori di Fritz Leiber (che rimane citato incopertina come “designer”), e che venne giudicato uno dei sette migliori romanzi fantasy pubblicati nel 1998 – il volume, da tempo introvabile, verrà ristampato prossimamente, in concomitanza con l’uscita di Swords in the Storm, ulteriore aggiunta alla serie.

E che dire degli apocrifi di Conan e di tutto l’opus Howardiano, i sequel di romanzi di Verne e Conan Doyle, di Tarzan, di Marlowe (a qualcuno è piaciuto Poodle Springs?)…
Dove tracciare la linea di demarcazione, quindi, fra bieca operazione commerciale e valido contributo al genere?

È da anni oggetto di ironie e sberleffi il fatto che L. Ron Hubbard abbia pubblicato di più da morto che da vivo – ma d’altra parte, Hubbard, fondatore della Scientologia, aveva sempre sostenuto di possedere poteri semidivini.

Di sicuro, è già difficile competere con la concorrenza dei vivi.
Se anche i morti continuano ad occupare le rispettive nicchie, tempi duri si prospettano per i giovani autori.


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Fritz Leiber

51IGadMEBzLQuesta è una bieca autopromozione, ma non solo.

E’ con malcelato piacere che annuncio l’uscita, per i tipi della McFarland, di Fritz Leiber, Critical Essays, un dotto volume di saggi sull’opus leiberianum, curato dal giovane Benjamin Szumskyj.

Il libro è in effetti uscito il 29 di Agosto, ma solo ora comincia la distribuzione globale.
Negli USA, Amazon.com lo ha già in esaurimento, e le critiche finora sono positive.

Il piacere è dovuto naturalmente alla mia ammirazione per Leiber come autore, e per Ben Szumskyj come saggista.

Ma anche e soprattutto al fatto che il volume include un mio articolo, Thank God They’re on Our Side (I Think): The Cat as Alien in Fritz Leiber’s Fiction, nel quale analizzo i personaggi felini che popolano le pagine di quello che rimane, nella mia personale opinione, uno dei maggiori scrittori del ventesimo secolo.
Al di fuori delle considerazioni di genere.

Leiber è stato il più grande.
Ed è stato un piacere contribuire a costruire un più ampio apparato critico alla sua opera.