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Gli ingranaggi del possibile

Virgin_and_the_WheelsLa voglia di rileggerlo me l’ha fatta venire il commento di ieri della Clarina, riguardo all’abbigliamento nell’universo alternativo creato da Randal Garrett.
E così ho ripescato dallo scaffale la mia vecchia copia di The Virgin & the Wheels, un volumetto della ACE che riunisce due storie di Lyon Sprague de Camp – il lieve e vagamente scollacciato The Virgin of Zesh e l’indispensabile, fondamentale The Wheels of If.

De Camp pubblicò The Wheels of If su Unknown, nell’ottobre del 1940.
L’anno prima, l’autore aveva dato alle stampe Lest Darkness Falls, un romanzo tematicamente e strutturalmente simile.
Ma Wheels, se possibile, è ancora più complesso e soddisfacente.

La trama – Alister Park, avvocato newyorkese, si risveglia ogni mattina in un differente universo, leggermente diverso dal precedente, nelq uale egli stesso è una persona diversa, con una diversa storia.
La destinazione finale di Park è l’identità di vescovo Scoglung, patriarca di Nuova Belfast.

Ci troviamo in un universo nel quale, da una parte, Re Oswiu di Northumbria si è convertito alla chiesa celtica e non al cattolicesimo, e dall’altra, la battaglia di Tours ha avuto un esito negativo per i franchi, annientando i presupposti per l’ascesa di Carlo Magno.
Da questi due eventi, De Camp sviluppa oltre mille anni di storia alternativa – in termini di politica, certo, ma anche di sviluppo scientifico e culturale – arrivando ad un continente americano colonizzato dai vichinghi, e sconvolto dalle tensioni razziali fra scandinavi e nativi americani.
E con personaggi dall’improbabile nome di MacSvensson.

3305In tutto questo guazzabuglio, Park/Scoglung deve trovare un sistema per cavarsela, e scoprire cosa abbia innescato la sequenza di transizioni che lo hanno portato in questo luogo.
L’eroe di De Camp è come sempre un uomo di idee più che d’azione, informato dall’antico precetto “Fai agli altri quello che gli altri vogliono fare a te – e possibilmente faglielo prima.”
Poco più che trentenne ma già autore prolifico e rispettato, De Camp è ingegnoso, lieve, spiritoso, coltissimo e divertente.

lfThe Wheels of If è un testo fondamentale della fantascienza, e in particolare della storia alternativa (molto prima che la chiamassero “ucronia” – termine che a me ricorda sempre una malattia di quelle che si curano coi salassi) e degli universi paralleli.
Può sembrare incredibile, ma prima dei lavori di De Camp, la storia non era stata considerata un argomento valido per la narrativa d’immaginazione.
Fu De Camp – che era un ingegnere, ma coltissimo, appassionato di storia, letteratura, mitologia – a cominciare a giocare con la storia per scrivere racconti.
E fu leggendo Lest Darkness falls, il giovanissimo Harry Turtledove decise di studiare storia bizantina, e di scrivere storie alternative.
E ci sono momenti in cui anch’io mi domando se la mia vecchia passione per la storia non sia stata alimentata dai racconti ucronici (urgh) di De Camp, letti da ragazzo.

Cosa c’entrano, si domanderà qualcunoa questo punto, gli abiti dei protagonisti di Randall Garrett con i giochi storici e linguistici di De Camp?
Beh, in entrambi i casi, assistiamo alla capacità dell’autore di muoversi da un punto d’origine minuscolo e trascurabile, usarlo per filare e intessere un vasto arazzo storico radicalmente diverso da ciò che conosciamo, è poi riuscire ad evocare nella mente dei lettori immagini, e curiosità, che esulano dalla narrazione, e vanno a contribuire alla creazione di un mondo.