strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un vicolo cieco creativo

Action_Comics_1È agli atti la mia opinione riguardo alla fanfiction – un buon esercizio di scrittura, che di solito cessa di avere una qualche utilità pratica attorno ai quattordici anni.
Dopo i quattordici anni è un vicolo cieco creativo.

Ora, mi viene segnalato un post nel quale viene presentata la seguente tesi

“La fan fiction è un modo in cui la cultura ripara i danni causati in un sistema in cui i miti contemporanei appartengono ad aziende invece che al popolo” (“Fan fiction is a way of the culture repairing the damage done in a system where contemporary myths are owned by corporations instead of by the folk.”)

Il post – che è breve, e trovate qui – è di una “persona che non sopporta le beghe idiote di copyright hollywoodiane su chi possiede cosa del costume di Superman“.

Ecco, è la cosa di Superman, che mi ricorda un dettaglio interessante.
Interessante abbastanza da farci un pork chop express.
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80 anni di “Savagery”

Era il febbraio 1933 e nelle edicole degli Stati Uniti, Street & Smith, editori di riviste di narrativa popolare con a loro nome decine di testate, distribuirono il primo numero di una nuova serie di romanzi autoconclusivi, di genere fantascientifico-avventuroso.
Dieci centesimi, un romanzo, attribuito a Kenneth Robeson, in realtà lo pseudonimo di alcuni autori diversi sotto contratto con Street & Smith.

La rivista che ospitava la serie prendeva il nome dal protagonista della serie medesima.
Ottant’anni fa usciva il primo numero di Doc Savage Magazine: The Man of Bronze.
Ne sarebbero seguiti altri 180, uno ogni terzo venerdì del mese.

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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


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La Mer a berce mon coeur pour la vie

Ci sono un sacco di cose delle quali vorrei parlare, ma il tempo è poco, e poi il weekend è iniziato, e così mi concentro su ciò che ho in macchina al momento, ed in particolare su una cartella di appunti, foto e altre meraviglie che si va riempiendo in vista del concorso Hydropunk, messo in piedi dal sempre coraggioso webmaster del blog Minuetto Express.

Il regolamento del concorso ve lo lascio sciroppare sul sito ufficiale.
Basti in questa sede riportare l’argomento…

ARGOMENTO: una Storia Alternativa (aka ucronia) con elementi retrofuturistici, ambientata tra il 1899 e il 1999, in cui l’umanità scopre l’esistenza di creature subacquee intelligenti, e numerosi cambiamenti climatici modificano l’aspetto della terraferma.

Racconti da 1000 a 5000 parole.

Il che mi permete di utilizzare la formula di Lester Dent, naturalmente, dividendo la storia in quattro parti da 1250 parole ciascuna.
Bello liscio.

L’argomento naturalmente mi interessa.
Oh, è vago, molto vago – ma è bene che sia così.
È bello poter scrivere di qualcosa che piace.
È bello poter attingere alle proprie competenze, ma lasciare…

Ah, stavo per dire “lasciare spazio all’immaginazione”.
Scemo.
Come se immaginazione e creatività non avessero nulla a che vedere con la ricerca scientifica.
Ma qui si tratta non tanto di lavorare secondo modalità differenti, ma semplicemente di lasciare un po’ più larghe le maglie dei filtri.
Lasciar passare più materiale.
Sarà divertente.

Peccato solo per il limite al 1999 – sarebbe stato bello tornare all’universo del mio vecchio racconto, Blooper.
Ma chissà…
Anche così delle buone idee ci sono.
E l’ambientazione pseudostorico/ucronica garantisce possibilità di recuperi interessanti.
Toccherà solo trovare il modo di metterci uno xilofono…


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Sei Giorni per Salvare il Mondo – il manuale

Ciò che potete scaricare da qui è un agile volumetto estremamente stringato, intitolato Sei Giorni per Salvare il Mondo.

Si tratta di una sorta di manuale di scrittura pulp, e contiene tre articoli e due notarelle.

Gli articoli sono

. “Come Scrivo”, di Norvell Page, che avete già visto in tre puntate su questo blog.

. “La Formula Definitiva”, ovvero il famoso Lester Dent Master Plot, o come scrivere un racconto di 6000 parole secondo la formula del più famoso autore di pulp di tutti i tempi.

. “Sei Giorni per Salvare il Mondo”, un estratto della lunga intervista di Colin Greenland a Michael Moorcock che venne pubblicata come Death is No Obstacle; in queste pagine Moorcock spiega come scrisse Stormbringer in tre giorni.

Al mix si aggiungono una pagina di M. John Harrison sull’ispirazione, e la famigerata nota su correzioni e revisioni di Ian Fleming.

Trenta pagine ed una brutta copertina, che per la loro natura di cotto-e-mangiato, sono presentate qui come .pdf
Non me ne vogliano gli estimatori dell’epub.

Lo scarico è naturalmente gratuito.


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Tre per la Teleforce

Immaginatelo così, ma con dei fulmini colossali…

Mentre la guerra infuria in Europa, una spia tedesca viene ritrovata su una spiaggia poco lontano da New York. Prima di morire per ipotermia, l’uomo ha il tempo di ripetere più volte la parola “Wunderwaffe”.
I servizi americani si mettono in azione.
Cosa cercava l’uomo del Reich?
Nelle vicinanze del posto in cui è stato trovato, ci sono solo un’isola minuscola, sede di un magazzino dell’esercito, smobilitato e abbandonato da anni, e la Wardenclyffe Tower di Nikola Tesla.
Il luogo in cui Tesla sviluppò la sua teoria della Teleforce, che tuttavia abbandonò nel 1908, farneticando di un ipotetico raggio della morte.
I Nazisti sono a caccia della superarma creata da Tesla?
Di cosa potrebbe trattarsi?
Possono gli americani recuperarla prima?
Come gestire il problema?
Fortunatamente, all’arsenale navale di Philadelphia, c’è un think-tank della Marina in cui ci potrebbero essere degli elementi adatti a prendersi cura del caso.
Ragazzi che al momento stanno cercando di trovare un modo per rendere invisibile ai radar un incrociatore… Continua a leggere


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Quattro chiacchiere con Lester Dent

Lester Dent (1904-1959) - 200+ romanzi in 16 anni

Ho fatto una chiacchierata con Lester Dent, ieri pomeriggio.
Beh, ok, lui parlava, in un vecchio articolo molto popolare che ho deciso di tradurre, ed io stavo a sentire.

Attualmente sono al lavoro su diverse storie, tempo permettendo, e confrontarmi con uno che per tutta la vita si guadagnò da vivere scrivendo è un buon modo per mantenere le idee in circolazione.

Non riposterò qui tutta la traduzione del pezzo di Dent… per quello dovrete attendere il prossimo agile volumetto, o magari quello dopo, ma ci sono un po’ di punti che mi piacerebbe estrarre e mettere in fila, per confrontarmici.
Sì, lo so, quelli in gamba non parlano di scrittura perché sono troppo impegnati a scrivere.
Ma io sono meglio di così.

Vediamo, Lester dice… Continua a leggere


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È ora di finirla

L’idea per questo post la rubo a Gianluca Santini – che sul suo blog ha postato nei giorni passati un po’ di idee sui finali delle storie, facendo una distinzione in buoni e cattivi.
Si tratta di post che vi invito a leggere.
Ci sono delle ottime idee.

Se ci penso, tutti i finali che mi sono piaciuti molto – siano essi buoni o cattivi – sono finali giusti per la storia narrata, coerenti con ambientazione e personaggi e che non prevedono forzature.

Già, sembra semplice, vero?
E d’altra parte, se l’inizio è essenziale per acchiappare il pubblico, dall’altra il finale è dove si chiudono i giochi, e dove convinciamo il lettore a cercare altre cose che abbiamo scritto.
Dopotutto, non leggiamo forse tutti per sapere… come andrà a finire?

Negli scacchi, le aperture ed i finali di partita sono sempre prevedibili e schematizzabili con facilità – è il centro partita quello che si può solo delineare alla larga, è lì che si gioca la vera partita.
Ma la narrativa, naturalmente, non è una partita a scacchi.
Nella narrativa, i finali sono terribilmente complicati.
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