strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Celebriamo le Ombre Lunghe

Scrivo questo post nella notte fra il 26 ed il 27 maggio, date fra le quali cade la nascita di Peter Cushing, di Christopher Lee, e di Vincent Price.

L’occasione è la Festa delle Ombre Lunghe, promossa dal mio amico Franco Pezzini e dal suo complice nella Libera Università dell’Immaginario, Max Ferro.

A quanti vorranno condividere questa festa, al di là di possibili eventi (ricordi pubblici, proiezioni, letture o altro – che però costituiscono un passo successivo) suggeriamo soprattutto di dedicare in quei giorni un pensiero allo stile dei tre attori. Che hanno sempre sottolineato la dimensione immaginosa e non realistica delle proprie favole nere, ma insieme offrendo con il linguaggio del mito straordinarie macchine per pensare. Storie esemplari dove le loro interpretazioni davano corpo ai demoni dell’Occidente, della nostra società e in fondo della nostra vita: perché, come spiegava Cushing in un’intervista a tre con Lee e Price proprio sul set di House of the Long Shadows, “l’orrore, come la bellezza, è negli occhi di chi guarda”.

logo-festa-delle-ombre-lunghe

E quindi io faccio un post.
Questo post.

the-end-of-the-affair-peter-cushing-1955Mi piace, quell’idea del mito, dell’immaginario, del fantastico, come “macchina per pensare”.

Chi pratica il fantastico ha a disposizione una vasta scelta di opzioni, di eventualità, di alternative.
L’ho detto altrove e lo ribadisco in questa sede – noi che frequentiamo l’immaginazione non cerchiamo una fuga dalla realtà, ma piuttosto ciò che ci permette di non sentire la necessità di fuggire dalla realtà.

Rifletteteci.
Sono le persone che hanno esercitato la propria immaginazione, quelle che hanno trovato delle soluzioni ai problemi.
Sono le persone capaci di immaginare qualcosa di diverso, a sapere che la diversità è una ricchezza e non solo una minaccia.
Sono quelli che si inventano le cose… che hanno inventato le cose che ora per noi sono indispensabili.

W28 45Sono anche quelli che i bulli a scuola riempivano di botte, che venivano sfottuti in palestra, che venivano additati come freak, che venivano spediti dallo psicologo alla visita militare, che venivano considerati strani, inadatti e non adattabili, incapaci di farcela.
Non troppo “normali”.

Al momento, nel nostro paese, il fantastico è, da una parte, vastamente popolare, e dall’altra, ampiamente squalificato.
Nè giova alla situazione generale che si sia deciso – a livello culturale – di privilegiare l’aspetto escapistico ed evasivo dell’immaginario – per cui è lecito fruirne come parcheggio per il cervello, ma non come palestra per pensare.
Bisogna goderselo, ma non ragionarci sopra*.
Si cerca di svuotare l’immaginario del suo potere “sovversivo” svuotandolo di ogni originalità, rendendolo ripetitivo e omologato.
vincent priceViviamo in uno stato di crescente tirannia del reale – ci vogliono convincere che dobbiamo pensare solo alle piccole cose, all’immediato, alle quelle gratificazioni che sono socialmente accettabili e ci certificano come appartenenti alla comunità delle persone “normali”**.

Eppure, la scintilla rimane.

Ciò che è importante è non smettere di ragionarci sopra – non smettere di riconoscere l’eleganza dell’immaginario, il potere evolutivo del fantastico, il carattere morale delle favole, la natura fondamentalmente salvifica dell’invenzione.

Celebriamo quindi le Ombre Lunghe – poiché è nelle ombre che si annidano le nostre speranze.

E ora smettete di leggere questo blog, e andate a leggervi un buon libro.
Un fantasy, magari.
Un horror.
Un po’ di fantascienza.
Un’avventura esotica.

Datevi da fare.
E divertitevi.
————————————
* Il che, naturalmente, gioca a favore del pessimo materiale che viene spacciato al pubblico.

** Li avete visti, quelli normali, di recente?
Vi sembravano felici?
O non erano, piuttosto, disperatamente impegnati a cercare di sembrare felici?


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Perché i morti viaggiano veloci

… e venerdì sera, lezione su Dracula con Franco Pezzini alla Libera Università dell’Immaginario di Torino.
Dove sarebbe bello proporre un sacco di cose, in futuro.
Ma per il momento, Capitolo Primo del lavoro di Stoker…

3 May. Bistritz.–Left Munich at 8:35 P.M., on 1st May, arriving at Vienna early next morning; should have arrived at 6:46, but train was an hour late. Buda-Pesth seems a wonderful place, from the glimpse which I got of it from the train and the little I could walk through the streets. I feared to go very far from the station, as we had arrived late and would start as near the correct time as possible.

The impression I had was that we were leaving the West and entering the East; the most western of splendid bridges over the Danube, which is here of noble width and depth, took us among the traditions of Turkish rule.

Jonathan Harker si lascia alle spalle la civiltà e penetra in una sorta di water margin, un luogo dai confini labili nel quale si incontrano Oriente e Occidente.

Ora, io sui luoghi in cui Oriente e Occidente si incontrano ci ho scritto un ebook, intitolato Il Crocevia del Mondoche potete scaricare da qui in vari formati; è gratis, ma se volete lasciare un segno del vostro apprezzamento, ci sono pulsanti per donazioni e wish-list a disposizione.
Ed è per questo che l’amico Franco Pezzini ha pensato di coinvolgermi in questa prima gita in Transilvania, in qualità di persona informata dei fatti.

Di cosa parlerò?
Ah, qui bisogna vedere quali diaboliche domande Franco deciderà di pormi al fine di sondare la mia mente (o ciò che ne rimane).

 

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