strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Letture estive – parte prima

Questo post segnala il ritorno del Piano Bar del Fantastico.
S. Mira mi ha chiesto una lista di titoli per chi i classici li ha già letti, “includendo la fantascienza”.

E potremmo anche provarci.
Solo che non ho proprio idea di cosa consigliare.
Perché non è che io sia particolarmente aggiornato con le nuove uscite sul mercato italiano.
E allora, cosa vi consiglio?
E se poi ve lo consiglio e non lo trovate?
E se ve lo consiglio in inglese e voi in inglese non leggete?
E d’altra parte cose interessanti in inglese ne segnalo con una certa frequenza.

È un bel problema.
Proviamoci… Continua a leggere


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Il vuoto

Sto leggendo un libro in inglese di poesie giapponesi (e non solo), curato da un italiano per un editore americano, illustrato da un francese e stampato in Cina.
Acquistato da un rivenditore tedesco.
Usato.

Per uno dei miei strani vezzi* io di solito se posso i miei libri sullo zen (e anche sul taoismo) me li procuro in cartaceo e di seconda mano.
Si tratta non solo di una scelta dettata dalla parsimonia**, ma anche di una scelta estetica.
O forse, chissà, ideologica.

Il libro usato – spesso molto usato – ha una personalità che è legata al suo precedente utilizzatore.
Esistono diversi segni, che marchiano e caratterizzano il libro usato.

Ci sono gli spigoli ammaccati, tanto per cominciare, segno che il libro è stato portato in borsa, o magari lasciato cascare.
C’è la carta più o meno ingiallita, i margini delle pagine color tabacco.
Ci sono i timbri delle biblioteche, talvolta una solitaria scheda di prestito che ci rivela quanto popolare fosse il volume che stiamo maneggiando.
Le biblioteche hanno anche l’abitudine di plastificare la copertina.
I paperback hanno le copertine piegate e tumefatte.

E poi ci sono le sottolineature, e le annotazioni.
I nomi segnati in prima pagina.
La mia guida alla creazione di corsi online è appartenuta ad una signora che ora insegna Scienze della Comunicazione a Londra.
La mia guida a come crearsi una carriera di successo è appartenuta ad una giovane donna che oggi è una stimata fotografa.
Ed ho un manuale di scrittura (molto quotato, ma che a me piace poco), che ha nei risguardi le annotazioni del budget settimanale del precedente proprietario – quanto spendere per gli extra, le spese fisse, il mangiare. Per sei-otto mesi.

Se ne ricava un’idea di continuità, di vitalità e di azione del messaggio contenuto del volume, che mi piace – e che considero una specie di bonus per i testi sullo zen e sul taoismo.

Poi, qualcuno mi fa notare, acquistare i libri di seconda mano, a un centesimo, in mercati improbabili, è così poco di classe.

Se non posso permettermeli nuovi, non li compro.

Sottintendendo, ovviamente, che può permetterseli.
A differenza di noi straccioni che li cerchiamo usati, usatissimi.
Un tentativo a buon mercato di fare dello snobismo, di sentirsi superiori, di affermare

Spendo, quindi esisto.

Piuttosto triste.
Piuttosto vuoto.
Non il vuoto creativo dello zen, tuttavia.
Un vuoto che urla, e che tenta disperatamente di riempirsi di qualcosa.
Di qualsiasi cosa.
—————————————–
* Con la vecchiaia si diventa eccentrici.
** Che pure è una componente innegabile.


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Bancarella globale

Leggere è un vizio costoso.
Lo è sempre stato, ma negli ultimi anni siamo arrivati all’eccesso – forse percepito con maggior forza perché (per lo meno ad una osservazione superficiale) all’aumento dei prezzi è corrisposto un crollo nella qualità dell’offerta.
Mai come ora urge un pork chop express librario.

La prima, principale essenziale risorsa per leggere a buon mercato è il nostro amichevole libraio locale.
In primis, perché a differenza del supermarket, il vostro amico libraio può procurarvi testi poco noti di case editrici minuscole e sperdute.
E se è un galantuomo, vi offrirà qualche tipo di promozione.
E saprà di cosa parla quando parla di libri.
Conosco una libreria che addirittura ritira e rimborsa i libri reputati illeggibili da acquirenti avventurosi.
Support your friendly local bookseller.

Certo, i libri usati costano meno dei libri nuovi.
Tocca battere le bancarelle – seconda essenziale fonte di libri a basso costo.

Al primo anno di liceo, molti, molti anni addietro, mosso dall’altruistico e malaugurato desiderio di risparmiare alla mia famiglia un salasso per i libri di testo, insistetti per avvalermi dei libri “in prestito d’uso”.
Mi venne rifilata unapila di cartastraccia in condizioni vergognose.
Libri senza più copertine, con pagine stracciate o mancanti, interi paragrafi illeggibili per gli scarabocchi, figure trasformate in vignette irrimediabilmente oscene, e quell’aspetto sfatto e molliccio che ha la carta sfibrata dai troppi abusi.
Basterebbe un’esperiemnza del genere per allontanare chiunque dal libro usato.
Tuttavia, le ristrettezze economiche tipiche degli anni dell’università mi hanno riconciliato con i libri usati reperiti sulle bancarelle – un’esperienza sociale, oltre che culturale, quella di frugare fra pile e pile di libri usati per ritrovare una copia quasi in perfette condizioni di un vecchio saggio sulla peste in Europa, o una racclta di articoli sui rituali vudù haitiani o, molti anni dopo, qualche volumedella Fantacollana miracolosamente scampato alle macine del riciclatore.
I libri usati hanno una loro dignità, se non sono passati per le mani di ottentotti ottenebrati.
Hanno un carattere, una personalità, copertine rugose come le facce di vecchi contadini.

Ma tutto considerato, la risposta radicale ai costi del vizio di leggere, oggi come trent’anni or sono, quando anche le bancarelle dell’usato ci abbandonano, rimane la solita – leggete in inglese.
I libri costano meno.
C’è più varietà.
E leggendo in una lingua straniera i libri – per lo meno per il primo annetto – dureranno di più.

Leggere in inglese significa – a meno che non abitiate in unagrande città con unalibreria internazionale molto ben fornita – usare internet.
Amazon è la prima fermata.

Facciamo un esempio.
Il dieselpunkish Manuale di Investigazione, di Jedediah Berry – uno degli ultimi libri che ho acquistato in italiano – costa 19 euro nell’edizione Adelphi.
È un brossurato.
L’edizione paperback in originale, attraverso Amazon.fr, costa poco meno di dieci euro – ai quali ne aggiungiamo tre di spese di spedizione.
Il risparmio rimane del 30%.

Al risparmio aggiungiamo la possibilità di apprezzare il linguaggio dell’autore non filtrato dall’opera del traduttore.
Miglioriamo il nostro inglese.
E ci sentiamo dire “Ah, ma lei legge in lingua!” dai superiori in ufficio (è successo).

Ma è un po’ più complicato di così.
Vediamo di mettere giù qualche regola di campo.

Primo – di che libro stiamo parlando?
Ad un capo dello spettro, se si tratta dell’ultimo romanzo o saggio del vostro autore preferito, è probabile che lo vorrete al meglio – nuovo, a prezzo ragionevole ma non necessariamente stracciato.
Al capo opposto, se si tratta di untitolo “proviamo a vedere se quello che ne dicono è vero”, vorrete spendere il meno possibile, e non baderete troppo alla forma.
Al limite, dovesse trattarsi del libro che vi cambia la vita, ne ordinate una copia extralusso per il vostro altarino personale…

Concentriamoci sul libro “proviamo a vedere…”
Amazon.com e tutte le sue incarnazioni locali offrono prezzi alternaivi alla voce Used & New from…
A questo punto, possiamo fare tutta una serie di giochini.

Vediamo… mi hanno parlato molto bene di John Scalzi, autore di fantascienza quotatissimo ma che non ho mai letto.
Old Man’s War è il suo titolo più popolare.
Faccio un giro da Amazon…
In prima battuta, scelgo Amazon.fr – prezzi in euro, e niente dogana, essendo una spedizione intercomunitaria.
Amazon.fr mi offre
Broché – il paperback in formato trade, due diverse edizioni a poco più di otto o nove euro, piùla spedizione.
Poche – il mass market paperback, per cinque euro
Ci sarebbe anche il Relié – rilegato rigido – ma risulta fuori catalogo e disponibile solo tramite rivenditori esterni.
E allora vediamoli, questi rivenditori esterni.
Il rilegato rigido, nuovo, da fonti terze, viene poco meno di 26 euro (più spese di spedizione); usato, quasi 28.
Il prezzo elevato mi lascia supporre che si tratti di un buon libro, e magari di un’edizione vagamente collezionabile.
Il trade paperback oscilla fra i 2 ed i sette euro nuovo, tra 1 e 3 euro usato.
Il mass market paperback viene uno e cinquanta nuovo, uno e venti usato.
La scelta, trattandosi di un esperimento, è abbastanza ovvia – a uno e cinquanta, posso prendermi il mass market nuovo (non sono trenta centesimi che mi ammazzano).

Ma, ma, ma…
Il rivenditore che mi offre il mass market a 1.51 non spedisce in Italia.
La miglior offerta per un mass market paperback di Old Man’s War è a 1.57.
Non una grossa differenza.
Io però decido di ordinare la copia a 2.26 euro.
Perché?
La copia a 1.57 mi viene spedita dagli USA – pago quasi dieci euro di spese di spedizione, e rischio di dover pagare le tasse d’importazione. Inoltre, aspetto qualcosa come un mesetto per la consegna.
La copia a 2.26 arriva dalla Gran Bretagna – paga 4 euro di spedizione e arriva senza tasse extra in due settimane.

Il che significa che alla fine la mia scelta è fra
acquisto da amazon – 5,05 + 3 = 8,05 euro, una settimana di attesa.
acquisto da esterno – 2.26 + 4 = 6,26 euro, due settimane di attesa.

Non poi questo risparmio meraviglioso.

C’è però un altro libro che devo leggere assolutamente – Lonesome Dove, di Larry McMurtry.
Il perché è una storia lunga.
Una copia nuova viaggia attorno ai sei euro.
Ma se vado sull’usato, un paperback spedito dalla Francia mi costa 20 centesimi.
Non c’è storia.
Qui tocca valutare lo stato dell’usato

  • Accettabile
  • Buono
  • Molto buono
  • Come nuovo

Ovviamente, meglio copie come nuove che copie accettabili…
Ma… se ci fosse una copia accettabile per 1 centesimo?
In fondo devo leggerlo, no… mica invitarlo fuori a cena.

Proviamo con la saggistica.
Ho appena consigliato sul blog dai confini del mondo l’eccellente “No Turning Back”, di Richard Ellis.
La pessima notizia: è fuori catalogo.
La buona notizia – per due euro posso avere il rilegato rigido di lusso, come nuovo.
La cattiva notizia – o lo faccio arrivare dagli USA o niente.

Non è una formula – è una forma di caccia: bisogna battere diversi rivenditori, pazientare, tenere gli occhi aperti.
In fondo, questo aggiunge unadimensione al divertimento di leggere.
Un po’ come era divertente frugare fra le bancarelle…

A questo punto, un paio di precauzioni.
Verifichiamo il rating del venditore.
Se non ha almeno quattro stelline e un migliaio di rating, non mi impegno con un rivenditore esterno per più di un euro.
È anche una buona idea leggere la descrizione del volume che volete ordinare.

Passando per Amazon, gli acquisti sono ragionevolmente sicuri.
Usare una carta prepagata col minimo indispensabile caricato aiuta ad evitare truffe (è una giungla là fuori), o per lo meno a limitarne i danni.

Restando in tema di libri usati.
Il numero di copie disponibili usate vi dà un’idea della popolarità del titolo – e viceversa.
È insomma più facile trovare un best seller a prezzo stracciato e in buone condizioni, che un’edizione a bassa circolazione.
Non è vero che i libri belli non vengono svenduti – tra smantellamento di biblioteche, cessione di fondi di magazzino e quant’altro, è possibile che titoli interessanti in condizioni eccellenti compaiano con uancerta regolarità.
Se avete un titolo in mente, e non avete fretta, studiate il mercato per qualche settimana, e qualcosa verrà fuori.


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Un libro usato spaziale

Oggi il postino mi ha recapitato un pacchetto malandatissimo.
La pioggia aveva aggiunto il proprio contributo agli accidenti occorsi all’involto durante il viaggio – preso a calci da qualche postino, come minimo, usato per tenere a bada una muta di rotweiler infuriati, aperto, ispezionato e ricomposto alla maniera selvatica.

Dento c’era una copia di Cosmos, di Carl Sagan.
Edizione americana del 1981.
La mia vecchia copia in Italiano è andata perduta nell’82 o ’83, credo – prestata a qualcuno a cui evidentemente è piaciuta.
E così, complice lo sbaraccamento di una ennesima biblioteca negli States (con cosa l’avranno rimpiazzata – un fast food, un grande magazzino?), me ne sono procurato una copia usata per circa due dollari.
Rimpiazza il paperback tascabilissimo acquistato di disperazione una manciata di anni or sono – testo completo ma forse 75 fotografie anziché alcune centinaia.
Rilegatura incapace di reggere unalettura approfondita senza scompaginarsi.
Il Cosmos appena arrivato, invece, viaggia sicuro verso i trent’anni di vita fra due spesse copertine di cartone telato che fermerebbero anche le pallottole, e se la sovracoperta patinata ha registrato gli strapazzi di una lunga vita sullo scaffale, il libro è in eccellenti condizioni.

E soddisfa, soprattutto, la mia recente voglia di spazio.
Spazio come in “spazio profondo”, come “tutto quello spazio vuoto là fuori”.
Che volete farci, io ci sono cresciuto, con la promessa dello spazio.

E così, bazzicando la rete in cerca di altro spazio, mi sono imbattuto nel filmato che segue, costruito apartire da uno degli ultimi lavori di Carl Sagan – che naturalmente nessuno si è posto il problema di tradurre nella nostra lingua.
Ed è grande – il genere di cosa che ti ridà una prospettiva, e t lascia con l’impressione che se non starai attento, rischierai di incespicare e cadere sù, nel vuoto, per l’eternità.
Il genere di cosa che soddisfa il mio desiderio di spazio.
Almeno per un momento.

Look again at that dot. That’s here. That’s home. That’s us. On it everyone you love, everyone you know, everyone you ever heard of, every human being who ever was, lived out their lives. The aggregate of our joy and suffering, thousands of confident religions, ideologies, and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilization, every king and peasant, every young couple in love, every mother and father, hopeful child, inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every “superstar,” every “supreme leader,” every saint and sinner in the history of our species lived there – on a mote of dust suspended in a sunbeam.


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Un (opportuno) libro usato

Quando si dice il destino.

Pochi giorni or sono, nel dissentire da alcune mie – peraltro banali – opinioni sulla letteratura fantastica, una signora ha pensato bene di osservare…

il fantasy classico è quello di cui parlo io, in cui vige un sentore di mitologia nordica…se non conosci documentati…
impara a conoscere il genere ed a saper suddividere…

https://i1.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/en/7/72/3000_years_of_fantasy_and_science_fiction.jpg
Ed ecco che, come in risposta di tanto equilibrato e conciso suggerimento, i miei anonimi agenti mi recapitano una copia un po’ malandata ma funzionante di 3000 Years of Fantasy and Science Fiction, dell’accoppiata Lyon Sprague De Camp e Catherine Crook De Camp.
Un vecchio rilegato del 1972, recuperato dallo smantellamento di una biblioteca in California.

Che parrebbe esattamente ciò che il medico ha ordinato.

Pur non essendo ciò che io immaginavo.

A differenza del precedente Literary Swordsmen & Sorcerers, in cui De camp tracciava l’evoluzione del genere fantasy per via storica, 3000 Years è una storia della narrativa d’immaginazione attraverso i testi – una antologia storica.

Fra le due copertine troviamo perciò – oltre ad una Prefazione di Asimov e ad una Introduzione degli autori

Un brano dell’Odissea di Omero
Un brano del Timeo di Platone
Viaggio sulla Luna di Cyrano de Bergerac (tradotto da De Camp!)
The New Accelerator
di Wells
The Cats of Ulthar di H.P. Lovecraft
Martian Odissey di Wiembaum
Helen O’Loy di Del Rey
The Cold Equations di Godwin (che da solo vale i soldi del libro)
Gun for Dinosaur di De Camp
Before Eden di Clarke
The Last Question di Asimov

Sorprendentemente, trovo poco di nordico in questa lista.
Ma chissà, forse anche De Camp aveva bisogno di documentarsi.

Il vecchio marpione offre d’altra parte in appendice al proprio volume un succoso elenco di Libri che vale la pena leggere.

Per il fantasy

William Morris, The Well at the World’s End
Bram Stoker, Dracula
James Stephens, The Crock of Gold
LordDunsany, The King of Elfland’s Daughter
Sax Rohmer, Brood of the Witch Queen
Eddison, Thew Worm Ouroboros
Merritt, The Ship of Ishtar
Thorne Smith, Skin and Bones
T.H. White, The Once and Future King
C.S. Lewis, That Hideous Strength
Pratt, The Well of the Unicorn
Howard, Conan the Conqueror (aka The Hour of the Dragon)
Tolkien, The Lord of the Rings
Avram Davidson, The Phoenix and the Mirror

E qui le cose sì, si fanno più nordiche.
Molto più nordiche.
Sorvolando sul fatto che Ishtar fosse uan divinità mesopotamica, e che ci sia Virgilio come protagonista del romanzo di Davidson.
Che vi sia ben poco di nordico nel ribaldo romanzo di Thorne Smith – specie a giudicare dalla vecchia copertina!
E che That Hideous Strenght (anche noto come The Tortured Planet) abbia a che fare col concetto cristiano del peccato originale.
O che nel romanzo di Rohmer ci siano piramidi, magia enochiana e terrori legati all’antica setta dei thug ed al culto di Thoth – fino a prova contraria una divinità egizia.

Tutti disinformati, questi signori.
Gente che non sa suddividere.

[nella foto, reperita tramite WikiCommons e risalente al 1944, Robert A Heinlein e Isaac Asimov
discutono sotto allo sguardo ironico di Lyon Sprague De Camp – ad esserci, in certi momenti!]


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(Ancora) un libro usato

Non è solo che sono tirchio.
E che certe cose, nuove non si trovano più.
Tocca battere le bancarelle, i rivenditori specializzati, i mercanti di remainders.
E poi, al limite, come fanno altri, ricorrere ai mezzi occulti – nightgaunt, byakhee, altre cose ancor meno piacevoli a maneggiarsi.

The Blue StarCi vuole tempo, pazienza, un po’ di coraggio (la fregatura è in agguato) ma a volte si recupera qualcosa di degno in cambio di poche piastre.
Come nel caso di The Blue Star, di Fletcher Pratt, romanzo fantasy atipico di un autore meglio noto per le storie umoristiche scritte in combutta con Lyon Sprague De Camp, che proprio oggi, in una busta anonima, è stato infilato nella mia buca delle lettere da un misterioso orientale.

Si tratta di un romanzo del 1952 che ancora oggi conserva una certa fama nell’ambiente come uno dei migliori esempi di “world-building” del secolo scorso.
Fantasy di conversazione e non di colpi d’ascia, si è detto, ambientato in un 1700 parallelo nel quale la stregoneria funziona.

Non avendo mai letto l’edizione italiana – comparsa in un oscuro Omnibus Mondadori del 1990 stando al Catalogo Vegetti – l’unica è rifarsi con questo volumino della Ballantine-DelRey, nella collana Adult Fantasy curata dal compianto Lin Carter.
Il volume vecchio di oltre venticinque anni è in eccellenti condizioni, e lo si può leggere senza rischiare di sbriciolarlo.


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Un (ennesimo) libro usato

book cover of </p> <p>Saraband of Lost Time </p> <p>by</p> <p>Richard GrantSaraband of Lost Time, opera prima dell’americano Richard Grant è stato a lungo sulla mia lista dei desiderata – fin da quando ne vidi la copertina dell’edizione Avon riprodotta in un volume dell’illustratore Jim Burns.

Brutta cosa giudicare i libri dalle copertine, certo – ma la copertina deve anche destare la curiosità del lettore.
È lo strumento del primo contatto, il primo segnale.
E la copertina di Saraband di sicuro cattura l’immaginazione del lettore.
OK, la mia – fatemi causa.

Ci sono voluti una decina d’anni, ma alla fine sono riuscito a trovarne una copia per un centesimo di euro – ok farsi affascinare dalle copertine, ma perché rischiare? – disponibile in tempi brevi.

Zero rischi – se scoprissi di aver bruciato un intero centesimo (argh!) per una ciofeca, potrei sempre usarla per accendere la stufa (o regalarla).

E invece è stato un buon colpo.
Ottimo, invero.
Un romanzo fortemente atipico, che affianca elicotteri e quest per misteriosi artefatti, fantascienza e fantasy, in un mondo che è il riflesso alieno del nostro, con un cast ampio e variegato ed una buona tensione drammatica.
Il romanzo fu finalista al premio P.K. Dick del 1985 – non male per un esordiente.

Il mio volume, poverino, è conciato proprio male – la costola disintegrata e storta, le pagine ingiallite e macchiate che scappano da tutte le parti – toccherà farlo rilegare ex-novo.
E sì che è un volume del 1985.
Ho libri degli anni ’30, con alle spalle uno storia molto più variegata e aventurosa di questo piccolo paperback, e che reggono i segni e le offese del tempo con aplomb infinitamente maggiore.

La possibilità di acquisire ottimi testi in condizioni mediocri a prezzi inesistenti rimane una delle grandi potenzialità della rete – specie per chi si occupa di narrativa di genere, per la quale la scomparsa dal catalogo è spesso endemica, e le macine del riciclatore sono sempre dietro l’angolo.

Credo che d’ora in poi dedicherò una fenice (cinque euro) ogni mese all’acquisto/salvataggio di questi poveri naufraghi degli scaffali delle librerie.
Molto spesso si scoprono gemme dimenticate.


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Un Libro Usato

La possibilità di ottenere per un centesimo (più spese di spedizione) libri usati o seminuovi tramite Amazon mi ha finora permeso di ampliare in direzioni “nuove ed eccitanti” (come dicono le riviste patinate) la mia biblioteca.

Autori ignoti, argomenti bislacchi, titoli suggestivi….
Un libro sembra buono sulla carta ma costa caro e comporta un rischio-bidone?
Si cerca una copia usata a un centesimo.

Se il testo dovesse rivelarsi una ciofeca, lo possiamo eliminare in varie maniere (donandolo ad una biblioteca parrocchiale, regalandolo ad un amico dai gusti più rilassati dei nostri, usandolo per accendere il camino).

sinclair3Se poi il volume dovesse rivelarsi un capolavoro, siamo in tempo a farcene regalare una copia da una zia ricca per Natale, e riciclare la copia usata inflandola nella calza di un amico all’Epifania.

Una zia ricca ancora non sa che per Natale mi regalerà una copia di Lights Out for the Territory, dello scrittore anarchico londinese Iain Sinclair.

Il volume cartografa la storia segreta di Londra atraverso nove lunghe passeggiate che Sinclair, autore dalla prosa complessa e ballardiana, da sempre concentrato sulla struttura urbana della Greater London, intraprende in compagnia del fotografo Mark Atkins, verso destinazioni ignote.
I progetti all’origine di ciascuna camminata sono diversi e surreali – mappare i graffiti sui muri di Londra, recensire la popolazione canina, meditare sulle sale cinematografiche…
Sospeso fra commento sociale, acuta osservazione della fauna urbana, satira e derivé situazionista, è certo uno dei più bei libri su Londra che io abbia mai letto, ed uno dei più strani e complessi.

0141014830Il libro è dedicato alla memoria di Angela Carter ed all’ancora vivo e vegeto Michael Moorcock, altro potente narratore di una, cento, mille città di Londra, e la copia patinata e rilegata rigida che la mia zia ricca ancora non sa essere destinata a regalarmi andrà ad aggiungersi agli altri testi che affollano il mio scaffale destinato alla capitale britannica – una delle mie troppe personali ossessioni.

Non mi disferò tuttavia della malandata copia da un centesimo, perché per me il libro di Sinclair sarà sempre così – stampato su carta ingiallita dalle intemperie, con una vistosa macchia di caffé (o è Guinness?) a marcarne le ultime trenta pagine, la copertina attraversata da pieghe e stropicciature che paiono rughe d’espressione, il cartone lucidato che si slabbra e si inspessisce sugli angoli, il dorso che tiene più per fede che per proprietà fisiche della rilegatura.
Tracce di tascapane, tracce di tasca di cappotto, di lunghi viaggi in metropolitana o in autobus.
Un libro vissuto, un libro che ha avuto delle esperienze.

Un libro da tenere in tasca, questo, o nella borsa, durante le lunghe passeggiate in città che dovrò d’ora in poi intraprendere per ordine del medico.
Se solo ci fosse un libro come quello di Sinclair, per la vecchia e giallastra Torino!

Ma nessuno potrebbe impedirmi di scriverlo, ora che ci penso…