strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un fuoco sconosciuto

Non quello dei Blue Oyster Cult, ma quello di Cass Morris.

Nel senso che ho messo le mani su un romanzo fantasy storico intitolato From Unseen Fire, scritto dall’americana Cass Morris, e lo sto leggendo. I fantasy di ambientazione romana non sono poi tantissimi, per cui la cosa mi incuriosiva. Pubblicato da DAW Books nel 2019, primo di una serie della quale è giù uscito il secondo volume, per ora il romanzo della Morris pare una cosa competentemente scritta e con un paio di buone idee, ed una trama che ci trascina avanti – e una volta finito metterò su una recensione su Binario Morto.

Ciò che mi interessa discutere qui, nel frattempo, è il disclaimer con il quale si apre il libro.
Dopo averci detto che ha fiducia nelle capacità di noi lettori di conoscere i propri limiti, l’autrice ci tiene a informarci che il romanzo contiene

  • alcuni casi di violenza, spargimento di sangue e morte, nel contesto di guerre e combattimenti
  • una breve scena di violenza sessuale, abuso emotivo, infedeltà coniugale e le conseguenze a lungo termine dell’aggressione sessuale
  • rappresentazioni di schiavitù, società strutturata per classi, sessiosmo e costrutti patriarcali nel contesto del mondo antico

Ed io qui vorrei evitare il classico signora mia dove finiremo con questa dittatura del politicamente corretto. Cerchiamo di non essere stupidi fino a questo punto, OK?

Personalmente non ho nulla in contrario nel mettere una introduzione davanti a un romanzo o a un film per aiutare il pubblico a contestualizzare ciò che sta per leggere o vedere. Io probabilmente nella maggior parte dei casi non ne ho bisogno, ma che ci sia non mi fa né caldo né freddo. E chissà, in certi casi potrei scoprire cose che non sapevo.
Appartengo oltretutto a una generazione che ha guardato in TV i film con l’introduzione di Claudio G. Fava o di Enrico Ghezzi, e che è cresciuta leggendo i romanzi pubblicati da Nord o da Fanucci con le loro fantastiche introduzioni che sì, contestualizzavano ciò che stavamo per leggere.

Però…

La prima cosa che mi sorprende è che nel presentare un romanzo fantasy sia necessario allertare i potenziali lettori per la presenza di combattimenti e uccisioni. A parte il fatto che esiste la quarta di copertina, per dirmi cosa aspettarmi, il genere fantasy di solito ci promette scene d’azione e combattimenti. È un po’ ciò che mi aspetto scegliendo un libro come questo dallo scaffale.

Perciò mi sento un po’ strano, ma alla fine è OK – lo prendo come un segnale che potrebbe esserci abbastanza fantasy senza scene di violenza e morte, là fuori, da farci immaginare che una fetta del pubblico possa sorprendersi o sentirsi a disagio. Io per primo sarei interessato a leggere storie del genere, perché si discosterebbero drasticamente dalla formula. Penso a cose copme Little, Big, di John Crowley … io sarei ben felice di leggere più libri come quello.

Il secondo punto è perfettamente ragionevole – se nell’avvicinarmi a un fantasy in genere mi aspetto dei combattimenti, la violenza sessuale e gli abusi non sono qualcosa che di default prevedo di incontrare in un libro fantasy. Può succedere, ma non è una certezza. Ci sta, quindi, l’idea di avvisare i lettori che potrebbero non gradire o risentirsi per certi contenuti, e quindi è OK avvisarli.
Ancora una volta, io non credo di averne bisogno (ma non ho ancora letto le scene incriminate, quindi potrei rivedere la mia opinione), ma è OK.

Quello che davvero mi lascia perplesso è il terzo punto – stiamo per affrontare un romanzo ambientatoa Roma in epoca repubblicana. Che la struttura sociale sia patriarcale, che le donne abbiano un ruolo subordinato in molti aspetti della vita civile e che esista la schiavitù non dovrebbe essere qualcosa di cui io debba essere avvertito.

L’antica Roma era così.
Non dico che fosse giusto, per i nostri standard, o piacevole, ma se voglio scrivere (o leggere) una storia ambientata all’epoca, si tratta di elementi che dovrò mettere in conto.
E diamine, è possibile che ci siano persone che non gradiscono la rappresentazione di certi aspetti della società romana (ne riparliamo fra un secondo), ed è perfettamente OK, ma… dovrebbero saperlo, che ci saranno, in un romanzo ambientato nell’antica Roma.

Naturalmente, molto dipende anche da come rappresentiamo certi aspetti delle civiltà che ci hanno preceduto – che sia la presenza di schiavi nell’antica Roma o la tendenza a strappare il cuore a fini rituali fra i Maya. Il romanzo glorifica o presenta certi aspetti in termini più positivi del dovuto?

OK, OK, voi mi dite, in che senso più positivi del dovuto?
Nel senso della differenza fra queste due frasi

  • I Maya praticavano i sacrifici umani, e la loro società funzionava
  • I Maya praticavano i sacrifici umani, e per questo motivo la loro società funzionava perfettamente ed i treni arrivavano in orario

Il romanzo in questione non pare presentare una società patriarcale o l’uso intensivo di schiavi, o il classismo come fattori straordinariamente positivi. Anzi, l’intera storia ruota attorno a tre sorelle della classe consolare e un liberto, che devono navigare la politica repubblicana restando negli interstizi del sistema. Per cui le strutture sociali sono presenti, forniscono una impalcatura alla trama, e non vengono presentate come il dono degli dei all’umanità. Sono uno degli ostacoli che i protagonisti devono superare.

E naturalmente, poiché stiamo scrivendo una storia ambientata in un’epoca diversa, con strutture sociali diverse, potremmo anche avere un personaggio che sostiene l’eccellenza di certe situazioni – penso al personaggio di Oliver Reed ne Il Gladiatore, di Ridley Scott, che sostiene seriamente il valore artistico del farsi ammazzare malamente per il divertimento di terze persone. Nessuno tuttavia si sognerebbe di sostenere che il film di Scott faccia propaganda a favore dei ludi gladiatorii.

In una storia non esiste solo l’elenco puntato dei personaggi e dei tropi, ma anche come diamine quegli elementi nella lista vengono raccontati. Il contesto, il sotto-testo.
In certi casi è chiarissimo, in altri tocca rifletterci un attimo. Succede.
Magari, chissà, quelle introduzioni di cui si diceva prima potrebbero aiutare.

Ed è qui che comincio a temere che gli yankee abbiano gettato il bambino con l’acqua sporca, come si suol dire – perché scrivere una storia in cui esiste la schiavitù non significa automaticamente voler giustificare la schiavitù e presentarla in una luce positiva, proprio come descrivere i sacrifici umani dei Maya non significa necessariamente proporre un ritorno ai cuori strappati in cima alla Piramide del Sole. Posso scrivere un romanzo in cui ci sono i Nazisti, e non per questo fare propaganda nazista.

Poi certi libri esistono, certo.
È di poche settimane or sono la scoperta, che ha sconvolto il mondo del gioco di ruolo, che uno dei più amati creatori di giochi del ventesimo secolo era anche l’editor di una rivista votata al revisionismo storico, ed aveva pubblicato un romanzo pieno di bravi nazisti che abbattevano la dittatura ebraica e riportavano il mondo alla purezza ariana.
Conosco gente che è rimasta seriamente traumatizzata da questa notizia – game designer miei coetanei che con quell’autore avevano un rapporto di amicizia, salvo scoprire adesso che quel signore tanto gentile sognava un mondo in cui loro sarebbero stati mandati nelle camere a gas.
È orribile, è seriamente, profondamente orribile.

Ma questo significa forse che per colpa di quell’individuo orribile io devo rinunciare a scrivere una storia ambientata su un’isola misteriosa nel Pacifico, dove i nostri eroi danno i nazisti in pasto ai dinosauri?
Mi permetto di dissentire.

Insomma, bisognerebbe valutare le storie per come sono scritte, non solo sulla base di una serie di parole chiave.
Ma certo, per valutare la storia nel merito tocca leggerla.
E non abbiamo più tempo, per certe cose, vero?

E no, lo ripeto, non credo sia la dittatura del politicamente corretto, l’avanzata inesorabile dei Social Justice Cossacks o quant’altro.
Credo sia la contrazione degli utili – un fenomeno che ci perseguita dai tempi in cui vagavamo per le savane. Ed anche, io credo, una certa ossessione molto protestante ed evangelica diffusa negli Stati Uniti, per il giudizio insindacabile sulle convinzioni altrui apartire dalle nostre che sono sempre giuste, accoppiato con l’idea che la dannazione eterna, e che i peccati dei padri ricadano sui figli.

Perciò sì, capita di leggere degli strani disclaimer all’ìinizio dei libri, che ci fanno sentire un po’ strani. La scelta a questo punto è se strillare per la caduta della società occidentale, strillare contro coloro che strillano della caduta della civiltà, o magari cercare di ragionarci, entro i limiti delle proprie capacità, per capire cosa ci dicono questi cambiamenti su come sta cambiando il mondo – e magari vedere le cose dal punto di vista di persone che non condividono le nostre esperienze.
Difficile, eh?
Qualcuno vi aveva forse promesso che sarebbe stato facile?


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Copiando Gaiman: i libri della mia vita

Dicono che dobbiamo copiare da quelli bravi, e c’è questa rubrica, sul Guardian, che si chiama I libri della mia vita, in cui vari personaggi pubblici parlano … aha, dei libri della loro vita.
Hanno appena pubblicato l’episodio dedicato a Neil Gaiman, che trovate qui, e mi sono detto… perché non farlo anche qui?
Così, tanto per vedere cosa ne viene fuori.
Non ci metto neanche i link commerciali, via…

Il mio primo ricordo da lettore

I miei ricordi d’infanzia sono piuttosto sbiaditi. Non sono una di quelle persone che ricordano fotograficamente ogni minuzia della propria vita.
Ma ricordo di aver letto e riletto, durante le scuole elementari, una versione quasi certamente semplificata de Le Avventure di Tom Sawyer. È stato certamente il primo libro che io ricordi di aver letto. Era nella nostra biblioteca scolastica.
E poi i volumi di una vecchia enciclopedia per ragazzi, appartenuta a mio zio. Questi sono i miei primi ricordi di lettore.

Il mio libro preferito crescendo

Mia nonna mi regalò una copia de La Legione dello Spazio, di Jack Williamson, per il mio decimo compleanno. Prima, ero stato un lettore assiduo dei Gialli per Ragazzi della Mondadori, in particolare la serie dei Tre Investigatori, presentata da Alfred Hitchcock, ma in realtà scritta da Robert Arthur.
E sempre a marchio Hitchcock, il volume La Galleria degli Spettri, certo il mio primo incontro con l’horror, altro libro letto e riletto ossessivamente.

Il libro che mi ha cambiato la vita quando ero adolescente

Difficile. Negli anni tra le medie e il liceo ho letto tantissimo. C’è un libro che “mi ha cambiato la vita”? Cosa significa, esattamente?
Ma sono portato a dire The Birthgrave, di Tanith Lee, il secondo libro che io abbia mai letto in inglese – mi cambiò la vita non solo per la qualità della scrittura e le idee che conteneva, ma perché mi confermò che sì, potevo leggere in inglese e divertirmi.
Considerano la piega che ha poi preso la mia vita sucessivamente, quella prima manciata di libri – e quello della Lee fra tutti – ha inciso sulla mia esistenza più di qualunque altra scelta fatta in quegli anni.

Lo scrittore che ha cambiato il mio modo di pensare

La risposta istintiva è Tom Robbins. Lessi Natura Morta con Picchio, in inglese, in un periodo in cui non ero particolarmente felice (capita), e in cui scrivere era diventato estremamente difficile.
Still Life with Woodpecker si rivelò essere tutto ciò a cui aspiravo con la mia scrittura – era comico, era politico, era surreale, era farcito di idee ed era scritto con una facilità ed un ritmo incredibili.
Trent’anni dopo avrei scoperto che Robbins aveva impiegato un anno a scrivere quel romanzo così “facile”. Ma leggendolo la prima volta fu come sentirsi dire “vedi? è possibile”.

Il libro che mi ha fatto venire voglia di essere uno scrittore

La Guida alla Fantascienza di Isaac Asimov, che conteneva un capitolo con i consigli per i lettori che volevano provare a scrivere.
Ma quello è stato solo la scintilla che ha acceso una miccia che era lì dai tempi delle elementari.

Un libro che ho ripreso dopo aver abbandonato

La trilogia di Gormenghast, di Mervyn Peake. Acquistai i tre volumetti della Ballantine principalmente sulla scorta delle copertine, attorno al 1984, e il primo impatto fu molto molto difficile.
Tornai a leggere il lavoro di Peake un paio d’anni dopo, e da allora lo rileggo ad anni alterni.
Non è una cosa così strana, tornare a un libro che ci ha stancati solo per scoprire che non era il momento giusto, ma ora lo è.

Un libro che non potrei più leggere

Non lo so.
Probabilmente troverei i Tre Investigatori insopportabilmente infantili.
Ma non ho mai provato a rileggere quei romanzi (che in effetti ho regalato) e quindi è solo un’ipotesi.

Un libro che ho scoperto tardi nella mia esistenza

Il Conte di Montecristo, letto attorno ai quarant’anni, in seguito alla scoperta di una edizione in inglese (sì, lo so, c’è una certa perversità nel leggere Dumas in inglese) risalente al tardo ottocento. Un libro scritto a cottimo, ma che contiene quasi tutto ciò di cui vale la pena scrivere.

Il libro che sto leggendo ora

Sto per finire The Man from the Diogenes Club, di Kim Newman, e intanto sto rileggendo da cima a fondo la Black Company di Glen Cook – sto per iniziare i Libri del Sud.

Il mio libro-salvagente

Il libro che ti salva la vita, quando le cose non funzionano.
Le Mille e Una Notte, che serve a tirarmi su di morale quando le cose girano male. Oppure qualcosa di P.G. Woodehouse, per lo stesso motivo.
Ma le Mille e Una Notte prima di ogni altra cosa. Ancora una volta, un libro che contiene tutto ciò che vale la pena di raccontare.


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La lista di suggerimenti per Natale

Perché se hai un blog che parla di libri, devi fare la lista di libri per Natale, o così dicono quelli bravi.
Solo che questo è strategie evolutive, e quindi di liste nen faremo due – o magari tre. Una oggi, per i libri cartacei da regalare, una la sera di natale, per gli ebook che potete ordinarvi alla svelta per uso personale (o spedire come regalo – meglio di un biglietto d’auguri), ed una prima dell’Epifania, di cose a basso costo (diciamo sotto i 5 euro, magari anche sotto i 2), che potete mettere nella calza della Befana.
Magari cose ovvie, ma chi può dire… vediamo.

A questo giro, libri di lusso (o quasi), metà in italiano – più un paio di cose diverse.
Vediamo…

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Sconti pandemici

Che Jeff Bezos sappia qualcosa che noi non sappiamo?
Per la seconda volta il paese si trova sull’orlo del lockdown, e per la seconda volta Amazon mi offre una buona selezione diottimi romanzi a 99 centesimi a botta.
Una coincidenza, certamente.
Vero?

Ma non stiamo a costruire ipotesi di complotto, e diamo un’occhiata – è probabile che li abbiate già letti (anche perché sono esattamente gli stessi di sei mesi fa), ma nel caso, ecco qui un paio di titoli che potrebbero tenervi compagnia nel lungo inverno che ci aspetta…

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Libri per le vacanze

Si avvicina il mese di Agosto e sarà un Agosto anomalo, con l’ombra lunga del COVID19 a farci compagnia e l’incertezza generalizzata del futuro a turbare i nostri sonni.
Stiamo forse cominciando a capire perché, per i cinesi, “che tu possa vivere in tempi interessanti” era una maledizione. Ma abbiamo anche sempre di più la necessità di staccare e distrarci, e cercare un po’ di bellezza.
Qui su strategie evolutive ci occupiamo di solito di libri, quindi sarà attraverso i libri che cercheremo di distrarci.

O, detto in maniera diversa, mi è stato chiesto di suggerire qualche titolo da mettere in borsa verso la spiaggia, o da leggere sul balcone o in soggiorno se restiamo a casa per sicurezza, risparmio, o altri motivi.
“Libri in italiano, se possibile”.
Certo che è possibile.

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Leggere ad Agosto – gli sconti sugli Oscar e una dozzina di titoli

Questo è un post del piano bar del fantastico – o quasi.
La notizia è che è in corso la campagna sconti degli Oscar Mondadori, e per tutto il mese si possono risparmiare un po’ di soldi mentre ci si compra qualcosa da leggere.
E mi è stato chiesto di suggerire qualcosa.
E perché no – bisogna sempre ascoltare i suggerimenti dei lettori del blog.

Per cui il piano era semplice – andare su Amazon, spulciare il catalogo degli Oscar, e mettere giù due liste: una di saggi e una di opere di narativa. Cinque e cinque. Bello liscio.

Poi però, saltando da un titolo all’altro, ha cominciato a delinearsi un percorso diverso.
La narrativa è quasi scomparsa, e la saggistica ha preso il sopravvento.
Scienze e storia, soprattutto, perché quelli sono i miei interessi, ma con qualche deriva qua e là.
Perciò, come diceva quel tale, il catalogo è questo – una dozzina di libri che io (ri-)comprerei per passare il tempo durante questo agosto che ormai è cominciato. Soprattutto saggistica, con qualcosa di narrativo.

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Hai detto crisi?

Alessandro Girola, che sta qui nella cella accanto nel Blocco C della blogsfera, ha fatto un post parlando della crisi del fantastico in Italia – e concentrandosi sostanzialmente sul mercato dei libri. Perché è quello che facciamo noi qui ai lavori forzati nel Blocco C: scriviamo libri.

La tesi di Alex si concentra sul fattore delle vendite e individua quattro cause principali

  • la contrazione della lettura come attività ingenerale – leggere non è (più?) un passatempo diffuso e popolare
  • il crescente disinteresse degli appassionati del fantastico per la narrativa scritta, preferendo altri media
  • la mancanza di una critica seria e accessibile che contribuisca a formare il gusto del pubblico
  • la povertà qualitativa dell’offerta

E io non posso che concordare punto su punto.
Non posso però evitare, anche, di segnalare un altro fattore che non so se sia causa o sintomo della situazione generale, ma è certamente un dato reale, e significativo – ed è la narrazione diffusa.
Ed è questo il tema di questo post o, come dicevano i Supertramp…

Crisi? Che Crisi?

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L’immancabile lista di suggerimenti natalizi

Selection_977E allora facciamolo, l’obbligatorio post sulle cose migliori dell’anno e ideali per fare dei regali al vostro prossimo.
Mancano tre giorni a Natale, potremmo ancora riuscire ad accontentare tutti – e poi comunque noi i regali li facciamo all’Epifania, giusto?

E sì, ci sono i link commerciali. Che orribile caduta di gusto, vero?

E temo che la maggior parte di ciò che vi consiglierò non sarà in  italiano.
Mi dispiace, ma ormai gran parte di ciò che mi passa per le mani è in lingua forestiera.

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