strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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L’altra faccia del lifestyle

C’è molta gente, lo ripetiamo spesso, che vuole lo stile di vita e non il lavoro di scrittura. Non le lunghe ore alla tastiera, le mail di rifiuto e le trame che divagano e non arrivano da nessuna parte, ma piuttosto le interviste, le presentazioni e le sessioni autografi, il mescolarsi con la bella gente in luoghi esotici, le macchine veloci e il cibo da gourmet.

Alcuni di costoro probabilmente avrebbero invidiato il modo in cui ho passato la notte dello scorso sabato, seduto attorno a un tavolo in una pizzeria con un gruppo di scrittori, parlando (tra le altre cose) di aristocratici russi squilibrati, strani studenti portoghesi e delle copertine dei romanzi rosa.

Queste sono grandi opportunità, per trovare divertimento e istruzione, e buon cibo.
Quindi, sì, mi possono invidiare.
Ma c’è un rovescio della medaglia.

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Non devo urlare, ma ho una bocca

Sono stato coinvolto in una interessante discussione, ieri, su un forum (sapete che non ne frequento granché) fuorimano.
Un posto molto amichevole (che non è male, tanto per cambiare).
La questione è semplice: una giovane scrittrice americana con quattro volumi autopubblicati in un anno, e distribuiti tramite Amazon, che tuttavia “non tirano”*.
Eppure hanno delle ottime recensioni, e delle copertine decisamente al di sopra della media per una autoprodotta.
Ma il punto non è questo.
Il punto è che tutti consigliano all’autrice di aprire un blog per ottenere visibilità – ma lei è una persona molto schiva, schiva al punto che non saprebbe di cosa parlare sul suo blog, non saprebbe gestirlo.
Non saprebbe, nelle sue parole, come “vendersi”.

La cosa che mi ha colpito e mi ha dato da pensare (e che fa sì che io vi infligga questo post) è questa terribile dicotomia – mi serve un blog per dare visibilità ai miei libri, ma non voglio visibilità per me.

dead-blogE non dico terribile per dire – come ho ripetuto spesso in passato, gestire un blog (quale che sia il motivo per cui lo si fa) richiede una notevole spocchia, una certa idea esagerata della propria importanza.
Si deve partire dal presupposto che ciò che scriverò interessi a qualcuno.
Mancando questo modicum di egocentrismo, gestire un blog “per forza” diventa, io credo, un tormento**.

Dalla discussione sono venute fuori parecchie buone idee, e parecchie osservazioni interessanti. Continua a leggere


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C’è sempre da imparare

Il post di oggi comincia con una segnalazione.
Ieri, per una serie di fortunate circostanze, il traffico è stato intenso su Karavansara, il mio blog di lingua inglese.
Ora, è mia buona abitudine dare un’occhiata ai blog di tutti coloro che passano su Karavansara (e su strategie evolutive, in effetti) e lasciano un segno della propria presenza.
Dopotutto, se ciò che io scrivo interessa a loro, non è improbabile che ciò che scrivono loro interessi a me.
E poi, c’è sempre da imparare.
cropped-banner_32È così che sono capitato sul blog di Peggy Tee, che si chiama Taking to the Open Road.
Un blog di viaggi.
Fateci un salto, io aspetto.

Fatto?
Avrete notato che si tratta di un blog splendido graficamente, e molto interessante dal punto di vista dei contenuti.
Template minimalista, semplice nella struttura, veloce e leggero, una bella selezione di post subito accessibili, una buona integrazione con i principali social network.

Ma ciò che ha destato la mia curiosità, e poi la mi ammirazione, è il testo nella colonna sinistra del footer del sito di Miss Tee.

E ora voi mi direte, Dave, un blog così, e tu vai a leggere il footer?
Cosa diavolo ci può essere di così interessante, nel footer? Continua a leggere


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Come cucinare l’armadillo

Era un po’ che non parlavamo di cucina, da queste parti, e questo post è una specie di piano bar culinario.
Il pezzo non è stato esattamente richiesto – ma c’era bisogno che venisse scritto.

ArmadilloSì, signore e signori – lo sappiamo bene,  non è sempre caviale, ma in questo caso si pulisce e si porziona come una tartaruga e sa di opossum.
Oggi cuciniamo l’armadillo.

Per chi se lo fosse perso, l’Armadillo è un timido e non esageratamente intelligente (ma terribilmente persistente) animalino*, dalle abitudini notturne e sotterranee, appartenente alla famiglia Dasypodidae, e più o meno al gruppo degli insettivori – sì, l’armadillo mangia scarafi, formiche e altre schifezze, ed occasionalmente qualche lombrico e qualche lucertola**.
E noi possiamo mangiare lui.
Come fanno in Texas.

Armadillo alla Texana

Ingredienti

Un armadillo, pulito e porzionato

Marinatura (x kg di armadillo):
un quarto di litro di vino bianco secco
due spicchi d’aglio schiacciati
sale e pepe q b
mezzo cucchiaio di timo
mezzo cucchiaio di rosmarino

Crema (x kg di armadillo)
200 grammi di burro
200 grammi di panna
un cucchiaio di senape
un cucchiaio di amido di mais

Mescolare tutti gli ingredienti della marinatura, e lasciarci immerso l’armadillo per almeno otto ore.
Rosolare l’armadillo in padella col burro.
Aggiungere la marinatura e far cuocere a fuoco lento per un’ora/un’ora e un quarto.
Disporre l’armadillo su un piatto da portata.
Nella padella, aggiungere al sugo la miscela di senape, panna e amido, mescolando a fuoco lento fino ad addensamento.
Versare la crema sull’armadillo.
Servire su una base di riso bollito.

ArmadilloWillysIn alternativa, possiamo provare con una ricetta più semplice e veloce, ma sempre di sicuro effetto…

L’Armadillo al Forno alla maniera Cajun

Ingredienti

un chilogrammo circa di carne di armadillo
un panetto di burro da 250 grammi
succo di limone
sale
aglio
pepe

Ungere la carne di armadillo col burro, aggiungere sale, limone e spezie.
Avvolgere nella carta stagnola ed infornare per 45 minuti ad alta temperatura.
Aprire la stagnola, aggiungere altro burro, e dorare in forno.

Servire con patate fritte o puré.

NOTA – qualora l’armadillo non fosse disponibile presso il vostro rivenditore di fiducia, la carne di maiale è un sostituto perfettamente accettabile.

IMPORTANTE – l’armadillo dev’essere ben cotto, in quanto recenti studi sembrano dimostrare che dal consumo delle sue carni si potrebbe contrarre la lebbra (malattia alla quale il piccolo* disgraziato è immune, e della quale può perciò essere portatore sano).
Siete stati avvisati.
E buon appetito!

Dedico questo post alla mia amica Chiara (ed alle sue albicocche) ed alla mia amica Carlotta (ricordando i bei tempi andati di Dave & Charley and their Fabulous Flying Armadillos).

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* Che poi, animalino – può andare dai 3 ai 30 chilogrammi

** Contrariamente alle voci diffuse, l’armadillo non è ghiotto di albicocche, per quanto non sia insolito che un armadillo, nella sua furia, possa devastare un frutteto.