strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Toccarlo porta fortuna

Perché alla fine, la vita fa schifo, e poi si muore, giusto?
La conoscete la storia del cane portafortuna?

Nel 2011, una troupe televisiva inglese piombò a Todmorden, un paesone di 15.000 abitanti, nello Yorkshire . La giornalista Dawn Porter stava facendo un documentario sulla fortuna, ed era lì per fare un pezzo sulla famosa statua del cane portafortuna.
Ma nessuno ne aveva mai sentito parlare.
Perciò la Porter, dopo aver passato alcuni giorni in giro per il paese a intervistare gente,  selezionò sette persone e le portò alla statua del cane – che si trovava da tempo immemorabile nel parco cittadino – e li riprese mentre toccavano la statua, ripromettendosi di tornare dopo un paio di settimane per verificare se ci fossero state delle esperienze positive… se, in altre parole, la fortuna fosse arrivata, grazie al cane fortunato.

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Due settimane dopo, tre o quattro delle sette persone del gruppo di controllo confermarono di aver avuto dei moderati colpi di fortuna: piccole vincite alla lotteria, un paio di buoni affari in negozio, una risposta positiva all’invio di un curriculum.
E la voce si stava cominciando a spargere – ora, alcuni intervistati ammisero che sì, in effetti la nonna, da bambini, gli aveva raccontato di una statua al parco, che portava fortuna.

Il che è curioso, perché il cane nel parco c’era solo dal 2005, e il resto della storia era tutta una balla. Continua a leggere


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Usurpazione di titolo

introductions-like-gentlemanQuesto post nasce da una osservazione fatta nei giorni passati.

Nell’ultimo mese/mese-e-mezzo, dovendomi presentare a destra e a sinistra, dovendo postare biografie sul web e mandare richieste a questo o quell’altro personaggio, mi sono scoperto a descrivermi più frequentemente come autore che non come ricercatore.

Ora, in effetti, è vero che negli ultimi due mesi i miei conti li ha pagati la scrittura, non certo la ricerca.
Incluse le spese per la ricerca – anche quelle, me le son pagate vendendo un paio di articoli.
O facendo traduzioni.
E non ho intenzionedi smettere, avendo la possibilità di proseguire.

Ma non è della crisi economica devastante e della necessità di reinventarsi, che vorrei parlare qui e adesso, quanto la questione delle qualifiche e delle etichette.

È usurpazione di titolo, definirmi autore? Continua a leggere