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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Arabesco gotico

English: William Thomas Beckford (1 October 17...

English: William Thomas Beckford (1 October 1760 – 2 May 1844), usually known as William Beckford.(Photo credit: Wikipedia)

Strano tipo, quel William Beckford.
Ai tempi si diceva fosse il più ricco uomo del popolo in Inghilterra – nel senso che non era un nobile, ma aveva un sacco di soldi, ereditati dal padre, che era stato sindaco di Londra.
Due volte.
Beckford aveva studiato musica con Mozart, ed era un grande collezionista d’arte. Progettò e fece costruire un colossale, inquietantissimo palazzo gotico nella campagna inglese, e scrisse storie di viaggi e narrativa sovrannaturale.

Poi ci fu quell’incresciosa faccenda, quando lo beccarono che frustava il suo amante William Courtney, colpevole di averlo tradito con un altro uomo.
Non che Beckford fosse questo modello di virtù – dopotutto era sposato, e tradiva la propria moglie con Courtney, e tradiva poi entrambi con la moglie di suo cugino (che però si era a suo tempo dichiarata disponibile ad un menage-a-trois con William e sua moglie, se lui avesse avuto voglia – la signora, insomma, era possibilista).

L’opera letteraria per la quale William Beckford viene ricordato come uno dei capisaldi del Gotico è Vathek – e deve molto agli strani arrangiamenti sessuale dell’autore.
Nel senso che se il Gotico aveva in generale una sua cert’aura di scollacciatura, Vathek spinge l’amplificatore a undici. Continua a leggere


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Spade & Stregoneria

Piano bar del fantastico, quello vero – torniamo a parlare di sword & sorcery, anche perché questa è la settimana dedicata (anche) al genere.
Voi potete immaginare perché.

La sword & sorcery, come abbiamo discusso due giorni addietro, forse non è neanche sempre fantasy, o piuttosto, si colloca al confine fra più generi.
L’orrore sovrannaturale.
La narrativa avventurosa.
L’hard-boiled.
I generi delle vecchie riviste, insomma.

kuttner3Al periodo delle riviste appartengono gli eroi di Howard e quelli di Leiber.
Ma anche – visto che questo è un post che vuole anche segnalare un po’ di titoli – le storie di Henry Kuttner: The Dark World, e quella breve abortiva serie su Elak di Atlantide che è stata anche tradotta da noi (da Fanucci e poi forse da Newton). Ed Elak non è certo all’altezza di Conan, ma ha un suo perché.

Poi, morte le riviste, c’è un periodo confuso*, ma a partire dai primi anni ’60 – con le ristampe popolari di Conan curate da Sprague De Camp – e fino a metà degli anni ’80, il genere prospera sul mercato dei paperback. Continua a leggere


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Vacanze su Callisto

jondarofcallistokenkellyCresciuto fra le città minerarie e i cantieri, veterano di decine di campagne umanitarie, inarruolabile per via di problemi con la sua nazionalità incerta, John Dark pilota un’eliambulanza nei cieli del Sud Est asiatico durante il conflitto del Vietnam.
Abbattuto sulla giungla, Dark si rifugia fra i resti misteriosi di una antica città-tempio Khmer.
Qui, è testimone di uno strano fenomeno, e da questo viene trasportato… altrove.
Solo, su un pianeta misterioso popolato di una flora ed una fauna ostili, John Dark dovrà imparare a cavarsela da solo.
Non sarà difficile, osservando il pianeta gigante e striato che si staglia nel cielo, stabilire che questo non è un pianeta sperduto in qualche lontano sistema solare – questa è una luna di Giove.
Questo è Callisto.
Ribattezzato Jandar dagli indigeni incapaci di pronunciare il suo nome, il pilota americano dovrà affrontare orde di pirati dei cieli, intrighi politici, orrori non umani, e conquistarsi il rispetto di un popolo guerriero.

E naturalmente c’è anche una bella principessa aliena. Continua a leggere


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Conan di Cimmeria

02383Il volume numero 24 della Fantacollana è Conan di Cimmeria, vale a dire… beh, Conan of Cimmeria, di Robert Howard, Lin carter e Lyon Sprague de Camp.
La copertina è di Frank Frazetta – e ci torneremo.

Howard vende, e la Fantacollana fa seguire una raccolta di Conan al più variegato Skull Face.
Potremmo discutere a lungo sull’opportunità di tale scelta, ma non avendo né i dati di vendita né le reazioni dei lettori, sarebbe un esercizio abbastanza vuoto.

La collezione contiene otto storie.
Di queste, solo due sono presentate (quasi) esattamente come scritte da Howard – e una di queste è La Regina della Costa Nera, uno dei racconti migliori del ciclo di Conan, e che da solo vale il prezzo di copertima.
Storia violenta e scollacciata, ci mostra un Howard capace di costruire una buona storia anche a partire da materiali adolescenziali.
Si è discusso a lungo di come Belit – la Regina della Costa Nera, appunto – costituisca una sorta di summa delle fantasie dell’adolescente medio: la ragazza bellissima e sessualmente disinibita ma castissima fino all’incontro con l’eroe, col quale condivide passioni e interessi.
Al giorno d’oggi, Belit sarebbe un asso a Word of Warcraft.

Battute sciocche a parte, Queen of the Black Coast è scritto benissimo, e narra una storia che perde il proprio tono di fantasia giovanile nel finale tragico – a riprova che Howard si trovava probabilmente più a proprio agio a parlare di morte che non d’amore.

Secondo punto d’interesse del volume è – o dovrebbe essere – The Frost-Giant’s Daughter, un’altra miscela di sesso e morte molto Howardiana, che tuttavia risulta inferiore, nell’editing di De Camp, rispetto all’originale.
Si guadagna tuttavia la copertina.

Integralmente Howardiano è poi Vale of the Lost Women, che Howard completò e non pubblicò mai – e ci lascia col dubbio di come sarebbe stata la copertina di Weird Tales per un tale titolo.

Conan_of_CimmeriaIl resto della raccolta è poi occupato da “collaborazioni postume” fra Howard e De Camp – che si lasciano leggere, ma non sono esattamente memorabili.
Ma i maligni tendono a far notare sghignazzando che Castle of Terror, scritta a quattro mani da De Camp e Carter, sembra molto di più una cosa scritta da un vivo e un morto di quanto non lo siano le collaborazioni postume con Howard.
Ma sarebbe poco caritatevole infierire.

Nel complesso, il secondo volume cronologico delle avventure del Cimmero è una lettura piacevole, con almeno un picco straordinario di qualità.
I lettori della Fantacollana potevano dirsi soddisfatti, alimentati da una stabile dieta di sword & sorcery classica.
Ma da lì a poco, avrebbero avuto una sorpresa inaspettata…

Sciocco dettaglio personale – WordPress odia Conan di Cimmeria, avendo cancellato due volte questo post.
Ed è ironico che io abbia dovuto riscrivere tre volte l’articolo su uno dei volumi che io considero meno affascinanti, della prima parte della storia della Fantacollana.


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Conan!

frank_frazetta_manapeIl tredicesimo volume della Fantacollana è Conan!, cronologicamente il primo volume del ciclo di Conan il barbaro, nell’edizione curata da De camp e Carter dell’opera di Robert E. Howard.

La copertina è di Frank Frazetta, ed è la stessa dell’edizione Lancer Books del 1968.

La Fantacollana continua a fornire al pubblico una solida dieta howardiana con un volume che allinea sette racconti – tre di Howard, due completati da De Camp o Carter sulla base di materiale d’archivio di Howard, e due apocrifi.
Il volume è completato dalla prima parte dell’articolo L’era Hyboriana, scritto a suo tempo da Bob Howard in risposta alle richieste di un fan.

L’articolo è particolarmente importante, per tre sostanziali motivi:
. costituisce la descrizione “ufficiale” del mondo Hyboriano di Conan, così come delineata dall’autore,
. costituisce la base della “biografia” di Conan, compilata da Lyon Sprague de Camp, brani della quale compaiono in apertura ad ogni episodio e quindi
costituisce la base della cronologia interna della serie – tanto dell’ordine dei racconti originali, quanto degli elementi apocrifi successivi.

I tre racconti di Howard presenti nella collezione sono decisamente validi, ed includono The Tower of the Elephant, del 1933, certo uno dei racconti migliori in assoluto dell’autore texano.
Il racconto è un buon modello per una narrativa avventurosa ed eroica che tuttavia non si riduce alla semplice ultraviolenza per adolescenti problematici – l’elemento meraviglioso e la dimensione tragica ne fanno un racconto di prima classe.

In tutte e tre le storie originali, Conan esercita la libera professione di ladro e svaligiatore – e nelle sue imprese ladresche si imbatte in situazioni tutt’altro che ortodosse.
Dei due racconti restanti, Rogues in the House vide la luce nel 1934, mentre il più debole (secondo molti, anche a causa dell’editing di De Camp) The God in the Bowl venne scoperto fra le carte di Howard solo dopo la sua morte, ed è, a tutti gli effetti, una detective story (a dimostrare che Howard possedeva moduli e modalità molto più variegati e sofisticati di quanto non si creda normalmente).

Conan_collectionDelle due “collaborazioni postume”, The Hall of the Dead, accreditato a Howard & De Camp è probabilmente il migliore, mentre The Hand of Nergal, di Howard & Carter, scricchiola in un paio di p unti, ma rimane comunque un buon intrattenimento.

I due apocrifi sono altrettanto ineguali e deboli se paragonati agli originali, ma si difendono.
La Cosa nella Cripta è popolarissimo, poiché costituisce un set-piece nell’apertura del film di John Milius.
La Città dei Teschi è un onesto sword & sorcery, e non sfigura nella collezione.
Ma la prosa di Howard era, ovviamente, un’altra cosa.

Sciocco dettaglio personale – probabilmente il mio secondo Conan, dopo L’Avventuriero. La scoperta di Howard destò non poco entusiasmo – lo stile di Howard, così facile da scimiottare malamente ma inimitabile, risultò particolarmente infettivo.
Quei vecchi racconti sonos tati misericordiosamente consegnati all’oblio.
Ma chi non si è macchiato di un pastiche howardiano, una volta nella vita?*

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* Ma erano personaggi miei in un mondo mio, quindi non era fanfiction.


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Kull di Valusia

kulldivalusiaIl numero 9 della Fantacollana è Kull di Valusia, e raccoglie le storie di Robert E. Howard dedicate, appunto, a Kull di Valusia, o Kull di Atlantide che dir si voglia.
Il volume è la traduzione del volume King Kull, curato da Lin Carter ed uscito nel 1967 – la prima edizione in volume della serie.
La copertina come sempre è di Karel Thole.

Gli editor della Fantacollana continuano quindi a proporre ai propri lettori una solida dieta howardiana.
La Fantacollana non è forse sempre e solo fantasy, ma nei suoi primi anni quando è fantasy, è heroic fantasy, o sword & sorcery.
Curioso, considerando che in questi anni di recente boom del fantasy in libreria, questi sottogeneri siano sostanzialmente scomparsi.

Kull di Valusia è un personaggio sfortunato, nel canone howardiano.
È risaputo che si tratta di un personaggio precedente a Conan, e che la prima storia di Conan altro non è che una riscrittura – con abbondantissime modifiche – di una storia di Kull (By This Axe I Rule, che compare in questo volume per la prima volta).
Questa fama – ingiusta – di “versione beta di Conan” ha distratto molti dei lettori meno attenti dalle qualità del personaggio e delle sue storie.

kingkullKull non è Conan con una targa diversa (Atlantide anziché la Cimmeria).
Le storie di Kull – che esordisce nel 1929 – hanno un sapore profondamente diverso.
Se come Conan Kull è un barbaro che si arrampica a forza di braccia sul trono della più potente nazione del suo tempo, l’atlanteano è, rispetto al cimmero, più malinconico, più fortemente alienato, più chiaramente incompatibile col proprio ambiente.
Howard lascia perciò spazio a lunghe meditazioni filosofiche, ad un pessimismo spesso opprimente, ad elementi orrifici e grotteschi che in Conan saranno meno accentuati.
C’è più magia e c’è più incubo, nelle storie di Kull, di quanta non ce ne sia nelle storie hyboriane.

È quindi una lettura diversa, e certamente mostra alcuni dei lati più oscuri di Bob Howard.
Solo tre storie di Kull vennero pubblicate durante la breve esistenza dell’autore – tutte e tre su Weird Tales.

Un’ultima nota, in questa breve discussione, riguarda Lin Carter, curatore del volume originario e “co-autore” di tre delle storie – in pratica, testi incompleti di Howard, completati da Carter (August Derleth certe cose le chiamava “collaborazioni postume”).
kullSi può discutere a lungo dei (pochi) meriti letterari di Carter, che al suo meglio era un decente autore di pastiches molto divertenti, ed al suo peggio ha sfornato carrettate di sciocchezze; la vera grandezza di Carter sta nella sua opera di editor e curatore di collane, e questo volume è unatestimonianza delle sue capacità e del suo gusto. Come molte altre opere (che Carter presentò nella collana Adult Fantasy della Ballantine), anche Kull viene salvato dall’oblio dall’opera di Carter.
Che, nelle sue tre collaborazioni postume, offre forse la sua miglior prova come partner post mortem di Howard.

Kull di Valusia fu per molti anni un altro dei grandi introvabili della Fantacollana – fino alla sua ristampa in brossura, e poi le infinite riedizioni allo scadere dei diritti sull’opera di Howard.
È certamente un ciclo di storie che meritano una lettura attenta – ancora una volta per scoprire quante sfumature possano celarsi tanto nell’opera di Howard, quanto nel fantasy come genere.

Sciocco dettaglio Personale – per lealtà howardiana acquistai l’orrido brossurato (nulla da dire sui contenuti, ma la forma lasciava molto a desiderare), avendo già letto Kull in originale su un paperback recuperato a poco prezzo. All’epoca lo trovai abbastanza barboso – preferivo Conan – ma col tempo, le qualità del ciclo di Kull sono diventate più evidenti.


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A caccia di Dinosauri – letture indispensabili (parte seconda)

Noi primati usiamo da sempre il gioco e la narrativa come strumenti per l’apprendimento.

Se perciò una buona infilata di saggi paleontologici possono prepararci sul versante tecnico all’incontro con i grandi dinosauri, la narrativa ci offre la possibilità di affrontare delle simulazioni di ciò che ci aspetta nella Valle dei Dinosauri.
O nel Cretaceo.

Ecco allora cinque (o quasi) letture consigliate, non in un ordine particolare…

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Da Lemuria con amore

Lemuria.
Un tempo dominio dei potentissimi re-stregoni, oggi, dopo secoli di guerre, un continente sprofondato nella barbarie, dove sopravvivono poche città-stato in perenne conflitto, e dove avventurieri e tagliagole affrontano pericoli innominabili per recuperare tesori perduti fra le macerie maledette di regni morti.
Lemuria.
Dove gli uomini sono veri uomini.
Dove le donne sono vere donne.
E le innominabili creature pluritentacolate sono vere creature innominabili pluritentacolate.

Difficile, nella ricerca dell’essenza dell’Xtreme Dungeon Mastery, arrivare in un luogo più asciutto ed essenziale di Lemuria, e trovarsi fra le mani un sistema di gioco più leggero e letale di Barbarians of Lemuria, storico gioco indie la cui Legendary Edition, appena appena beautyficata rispetto ai vecchi manualki disponibili online, è da poco arrivato sul mercato tanto in formato elettronico che in cartaceo.

Barbarians of Lemuria è come il vecchio D&D base senza gli elfi e senza le parti noiose.
I personaggi si costruiscono in cinque-dieci minuti, e cascano sul tavolo correndo e brandendo un’ascia, con unpassato ben delineato, un set di esperienze articolate e variopinte, e una gran voglia di menare le mani.
Il manuale base (non mi risulta esista altro materiale) contiene il minimo indispensabile per metere in piedi un buon gioco.
Supera appena le cento pagine, e costa poco (battete i rivenditori alternativi).
Ha un’aria un po’ retrò, ma è ben fatto e completo.
Ed è difficile non provare, sfogliandolo, il desiderio di immergersi in un’avventura non troppo complicata, che non debab decidere del destino dell’universo, e che garantisca un elevato contenuto di divertimento e qualche risata sgangherata.

Lin Carter è stato qui – ed il mondo delineato nel manuale è quello dei romanzi del ciclo di Thongor il barbaro, con una targa diversa ed il numero del telaio cancellato.
Una semplificazione del mondo hyboriano di Howard, con qualche optional smontato dai vecchi romanzi di Burroughs e dai fumetti di Thorgal…
Ma tutta la sword & sorcery degli anni ’70, romanzi improbabili popolati di barbari muscolosi e danzatrici discinte, ghoul e stregoni incartapecoriti, trova in questo gioco la sua summa perfetta.
Nelle mani di un buon master (o di un buon autore) la scala ridotta della posta in gioco, il carattere locale e personale dell’avventura (confrontate Conan e Aragorn per capire di cosa io stia parlando), permettono di fare un gioco meno retorico e più significativo.
È possibile, paradossalmente, sfuggire all’escapismo consolatorio e fare qualcosa di un tantino più politico.

Maqueste sono mie considerazioni estemporanee.
Se si sta cercando un sistema di gioco semplice ma robusto, con un motore capace di gestire combattimenti uno-contro-dodici e la possibilità di creare personaggi estremamente articolati ed originali, questo è esattamente ciò che ha ordinato il medico.

Senza dimenticare il fantasy cinematografico di serie B, C e Z degli anni ’80.
Barbarians of Lemuria è perfetto per giocare Fire and Ice o La Spada a Tre Lame o The Warrior and the Sorceress, o Beastmaster, o Krull

(un giorno dovremo parlare di tutti quei film che avete guardato e dei quali vi vergognate)

Ma conosco gente che ci ha giocato Guerre Stellari senza fatica.
E qualcuno sufficientemente perverso potrebbe giocarci a Gor…

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