strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il mio corso di Linux – come è andata a finire

Il mio corso su Linux, che avevo annunciato su queste pagine qualche settimana addietro, si è chiuso ieri sera, alle nove e trenta.
La prima e ultima lezione ha avuto inizio alle nove.
Quando dopo mezz’ora è stato evidente che nessuno si sarebbe presentato, abbiamo staccato il computer, spento il proiettore, e ammesso la sconfitta.
Nessuno, fra la popolazione dei sei paesi nel raggio di 25 chilometri in cui avevamo sparso i nostri volantini, nessuno fra coloro che hanno visto l’annuncio del corso su una manciata di siti web, su Facebook, o sui giornali locali, ha ritenuto il corso abbastanza interessante per venire a dare un’occhiata.
Nessuno.

tumbleweed

A Luglio, mi era stato chiesto di spostare il corso a Settembre, per favorire alcune persone interessate. Che evidentemente nei due mesi intercorsi, hanno perduto l’interesse1.

Non è la prima volta che una mia iniziativa qui a Castelnuovo Belbo fallisce per l’assoluta mancanza di partecipazione da parte degli indigeni2.
Ma credo che sarà l’ultima.
Adesso basta dare fastidio alla brava gente che dorme fra queste colline.


  1. e d’altra parte, come sperare che qualcuno abbia un interesse per i computer in un posto in cui trasferire un file di 15 mega su Dropbox è possibile solo spezzandolo in 15 file, facendo uno zip multivolume (come ai tempi dei floppy disk)? 
  2. come dimenticare quella volta che il presidente della Pro Loco venne a una mia conferenza e passò la serata seduto in sala, dandomi le spalle? O la presentazione che venne disertata persino dal moderatore? 


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Bash, Python, Haskell, Erlang e F#

Settembre si avvicina.
Ci sono un sacco di cose da fare, storie da scrivere, testi da tradurre.
C’è un nuovo blog avviato in combutta con mio fratello.
Ci sono le celebrazioni in arrivo per i tre anni in classifica de La Misura del Tempo Geologico.
C’è da preparare la conferenza sul Creazionismo per il primo di Ottobre.
E c’è il corso di Linux, che da Luglio è slittato a Settembre – e speriamo che partecipino in tanti.

linuxcommandlineE allora perché non prepararsi un po’ psicologicamente a parlare di Linux?
Il caso vuole che Humble Bundle, una organizzazione che vende software, giochi e libri con la formula pay what you want per finanziare delle opere benefiche, stia facendo una campagna con i libri della No Starch Press.
Ho perciò investito un dollaro (ovvero 89 centesimi di euro) nella versione base dell’offerta, che mi ha portato sull’hard disk il solidissimo The Linux Command Line, che copre tutto ciò che si può fare in Linux da terminale… che sarebbe poi tutto.
Ora, non credo che i partecipanti al corso mi griglieranno sulla shell di Linux e su cose del genere, ma è sempre bene sapere qualcosa di più di quello che si intende spiegare, mai qualcosa di meno.

Oltretutto, essendo arrivato “tardi” a Linux, io con il terminale ho lavorato pochissimo, ed è giunto il momento, io credo, di mettersi in pari.
Vale sempre il vecchio principio della mastery dei vecchi programmatori in SmallTalk.

Selezione_009

Con il volume su Linux, i miei 88 centesimi mi hanno anche procurato un manuale di Python (che serve sempre, visto che a fine primavera scorsa avevo iniziato ad addentrarmi in questo linguaggio di programmazione), e tre manuali su tre linguaggi dei quali non so nulla se non ciò che ho letto su Wikipedia: Haskell, Erlang e F#.
E io mi dico, perché no?

Se siete interessati, l’Humble Bundle: Joy of Coding è ancora attivo, e lo resterà per 2 giorni ancora. È una buona opportunità per portarsi a casa con una spesa minima una quindicina di manuali di eccellente livello – incluso l’irrinunciabile If Hemingway wrote Javascript. Tutti i volumi sono in formato pdf, epub e mobi, e DRM-free.
E si finanzia la Electronic Frontier Foundation – come dei bravi, vecchi cyberpunk dovrebbero fare.
Non dite che vi mando io, perché non fa nessuna differenza – ma buttateci un occhio.


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Netbook Odyssey – episodio 2

Sistemata la batteria, poche settimane di quiete, poi grippa il sistema operativo.
I vecchi Acer venivano distribuiti con Windows XP o con un sistema Linuxoide chiamato Linpus.
L’unico Linux a pagamento che io abbia visto nella mia vita.
No ok, mento, ricordo anche una cosa che si chiamava Lindows.
Ma non la ricordo con piacere*.

Quindi, nel raspare il disco fisso e nel prepararsi ad installare un nuovo sistema, il problema è trovare un sistema operativo che non sia orribile, e che giri su un sistema con un giga di ram ed un hard disk allo stato solido da 16 giga.
Esistono infinite varianti di Linux che si possono applicare.
Il problema è che l’aggiornamento di questi software è stato lasciato indietro dalla seconda generazione di netbook – macchine con un sacco di ram, hard disc colossali, ed uno ci può caricare l’ultimo Ubuntu o l’ultimo Mint e vivere felice.
Io normalmente usavo Ubuntu Netbook Edition – una versione 10.10 di Ubuntu potata e ripiegata per stare dentro ad un netbook.

Ora, io sono fermamente convinto che non esista il sistema operativo perfetto.
Esiste, nella scelta del proprio OS, una componente pratica (Wow! Funziona), una componente etica (… e non devo più rubare software!) ma anche una importante componente estetica (Però! Bello!)
È una questione di gusti, insomma.
DistroWatch, il sito che fornisce recensioni e link per tutte le diverse distribuzioni di Linux là fuori, ha una Top 100 delle release più scaricate.
Se Linux è uno solo, le sue varianti, permutazioni, mutazioni e gusti sono una quantità inimmaginabile**.
Tocca sfoltire. Continua a leggere