strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


1 Commento >

Per un errore di impostazione di WordPress, il post che doveva andare online stamani è andato online ieri pomeriggio – e potete leggerlo qui sotto.
Approfitto dello slot libero per segnalare l’avvio di una nuova rubrica su Redjack, il blog di mio fratello, dedicato a Jack lo Squartatore.
Viste le connessioni – lecite e illecite – con il mondo dell’occulto, è partita una rubrica intitolata Jack e l’Occulto.
Nel primo capitolo introduttivo, una panoramica dei misteri di Londra.

londonbw20


15 commenti

Le Flautiste del Covent Garden

Questo è un post imprevisto, e vagamente nostalgico*.
Oggi gira così.

Il Covent Garden di Londra è l’unica area cittadina nella quale sia consentita l’esibizione pubblica di artisti di strada – che in inglese si chiamano buskers, e che probabilmente hanno una radice etimologica dallo spagnolo “buscar”, il che sarebbe meravigliosamente rinascimentale, ma non ho voglia di controllare.
Ora pare sia più politicamente corretto chiamarli street performers.
Il Willey, indispensabile volume per sapere tutto di tutto riguardo alla capitale britannica dal Paleolitico ad oggi, mi traccia una storia avventurosa ed eccitante del Covent Garden, da orto del convento locale (da cui il nome) a parco, tenuta nobiliare, e infine mercato e quartiere a luci rosse durante la Restaurazione e giù giù fino all’attuale sistemazione vittoriana – del 1830 le strutture in mattoni rossi, del 1870 il tetto che copre l’area -, il mercato dei fiori di Mayfair Lady, e poi la decisione di demolire tutto nel 1973, l’insurrezione della popolazione locale, la nascita di una vasta area commerciale, i concerti, gli spazi disponibili per musicisti, cantanti, giocolieri, attori, saltimbanchi,animali ammaestrati, cartomanti e lettori della mano.
Si cercano un posto (la distribuzione dei posti viene negoziata democraticamente), fanno il loro numero, e la gente getta loro qualche moneta.

Io ne ho gettate parecchie. Continua a leggere


13 commenti

Un po’ di storia scollacciata

Cominciamo con un po’ di buoni motivi per leggere saggi storici.

  • Sono divertenti.
  • Sono un buon modo per variare una dieta a base di narrativa, specie se si tratta di narrativa d’immaginazione.
  • Sono un’eccellente fonte di ispirazione, se uno ha il vizio di scrivere.
  • E naturalmente, ehy, è cultura.

A questo punto, aggiungiamoci due buoni motivi per leggere saggi storici in lingua inglese.

  • Si fa esercizio.
  • Gli inglesi pubblicano saggi storici sugli argomenti più bislacchi.

In queste notti di freddo e postumi da influenza, mi tiene compagnia City of Sin: London and its Vices, di Catharine Arnold, volume usato ma assolutamente perfetto (acquistato e mai letto?)
Un libro in qualche modo collegato con le due carrellate di volumi sull’epoca elisabettiana e vittoriana postati a fine 2011 – ed è una buona aggiunta alla bibliografia.

Il lavoro della Arnold è una idea semplice eseguita con una certa classe, ed un buon lavoro di documentazione: tracciare una storia del malaffare a Londra dall’epoca romana al 2009 – anno di pubblicazione del saggio.

Prostituzione.
Pornografia.
La commistione di sesso, politica ed economia.
Amanti reali.
Il Buggery Act di Enrico Ottavo…
Bassifondi.
Corruzione.
Flagellazione.
Commediacce.
Versi ribaldi.

Qui dentro c’è tutto – o quasi.

Certo, stare attorno alle 400 pagine su un argomento del genere su un periodo così esteso richiede una certa superficialità (Hayes dedica un intero volume con circa il doppio del testo alla sola questione della sessualità nel periodo elisabettiano, che qui prende solo due capitoli).
Ma si può capire questo approccio molto… turistico (se è giovedì, questa deve essere la corte di Carlo II), che pure non sottrae nulla alla masso incredibile di informazioni che l’autrice riversa sulla pagina.
E se la prostituzione (femminile e maschile) prende la maggior parte del volume, sono gli scandali reali i meglio documentati. Ma c’è anche dell’altro – vescovi corrotti, leggi ad hoc, carceri, torture, follia…
E poi l’aneddotica, che visto il tema del volume assume toni grotteschi e farseschi a seconda dei casi.

Ma nonostante tutto, questa non è “tabloid history” – ed è interessante osservare l’intersezione di geografia urbana e malaffare, per cui quartieri nascono e muoiono, si tramutano da aree residenziali in “covi di iniquità”, col cambiare delle leggi, delle sensibilità, della cultura dominante.

Una simpatica lettura (moderatamente) scollacciata, piena di vittime ma anche di pochi personaggi che – con spirito e oculatezza – sono riusciti a tirarsi fuori dalla palude.

La dimostrazione che si può fare della buona divulgazione anche su argomenti bislacchi (e, visto il tema, altamente vendibili).
Solo gli ultimi capitoli – dedicati alla scandalistica contemporanea, paiono un po’ zoppi ed edulcorati – sarebbe forse stato più saggio troncare a metà del ventesimo secolo. In queste ultime pagine si può comprendere l’accusa, mossa da taluni recensori, di aver evitato gli aspetti più brutali della situazione contemporanea, per buttarla in sensazionalismo.

Non il miglior saggio storico sul mio orizzonte delle prossime letture, certo, ma niente affatto male – ed un buon diversivo dopo troppa, troppa fantasy pseudoceltica.
Ed una fonte di infinite ispirazioni per speziare, diciamo così, future imprese narrative.


11 commenti

Alla corte di Vittoria

Chissà com'è che quando si dice Epoca Vittoriana nessuno pensa a Vittoria, ma tutti si ricordano le ragazze del Red Queen giù a Limehouse?

Ok, seconda serata a tema qui al piano-bar del fantastico – eliminata la spinetta, piazziamo sul palco un bel violoncello, e passiamo ad un post su una bibliografia teorica per l’epoca vittoriana.

Ora, l’epoca vittoriana mi piace appena un po’ meno di quella elisabettiana, e mi piace in maniera diversa.
In primo luogo, perché nell’epoca elisabettiana c’è Elisabetta, che è un personaggio che mi affascina mortalmente – mentre francamente della Regina Vittoria mi interessa un po’ poco.
Non ho quindi sullo scaffale una pila di biografie di Vittoria.
Molto più interessante, io credo, è la società vittoriana, con questo suo strano mix di perbenismo ipocrita e scollacciatura reiterata, con il gioco di luci e ombre, con la macchina industriale in pieno sviluppo, il culto del progresso – ma anche certe strane recrudescenze anti-scientifiche, il revival del druidismo, la Golden Dawn…
E poi naturalmente si tratta dell’epoca delle imprese coloniali, il lungo regno di pace che fu costellato da un numero inimmaginabile di guerre, il teatro d’azione di Spring Heeled Jack e Jack lo Squartatore, e una delle componenti essenziali dello steampunk (un altro genere che comincia a venirmi in uggia non per il genere, ma per i suoi fan).

La scelta di titoli sarà quindi un po’ diversa rispetto alla precedente.
Ma qualcosa di buono potrebbe comunque venirne fuori. Continua a leggere


2 commenti

Hawksmoor

Ho rimesso in ordine un po’ la biblioteca, e da uno scatolone è sbucato Hawksmoor, esile Penguin di tanti anni fa.
Romanzo straordinario, e non ne ho mai parlato.
Tocca espiare.

Peter Ackroyd è l’autore del colossale London, a Biography, la dimostrazione che si possono raccogliere fra due copertine non solo i fatti storici concernenti una città, ma anche la sua atmosfera culturale, i suoi miti e le sue leggende.
Curatore dell’edizione definitiva dei lavori di Dickens, saggista e storico – il suo recente libro sugli spettri anglosassoni è sulla lista della spesa – Ackroyd è anche autore di pochi romanzi a mezza strada fra il thriller e il fantastico, scritti con un linguaggio estremamente letterario e sempre caratterizzati da radici londinesi.

Hawkmoor appare ingannevolmente semplice. Continua a leggere


Lascia un commento

Un Libro Usato

La possibilità di ottenere per un centesimo (più spese di spedizione) libri usati o seminuovi tramite Amazon mi ha finora permeso di ampliare in direzioni “nuove ed eccitanti” (come dicono le riviste patinate) la mia biblioteca.

Autori ignoti, argomenti bislacchi, titoli suggestivi….
Un libro sembra buono sulla carta ma costa caro e comporta un rischio-bidone?
Si cerca una copia usata a un centesimo.

Se il testo dovesse rivelarsi una ciofeca, lo possiamo eliminare in varie maniere (donandolo ad una biblioteca parrocchiale, regalandolo ad un amico dai gusti più rilassati dei nostri, usandolo per accendere il camino).

sinclair3Se poi il volume dovesse rivelarsi un capolavoro, siamo in tempo a farcene regalare una copia da una zia ricca per Natale, e riciclare la copia usata inflandola nella calza di un amico all’Epifania.

Una zia ricca ancora non sa che per Natale mi regalerà una copia di Lights Out for the Territory, dello scrittore anarchico londinese Iain Sinclair.

Il volume cartografa la storia segreta di Londra atraverso nove lunghe passeggiate che Sinclair, autore dalla prosa complessa e ballardiana, da sempre concentrato sulla struttura urbana della Greater London, intraprende in compagnia del fotografo Mark Atkins, verso destinazioni ignote.
I progetti all’origine di ciascuna camminata sono diversi e surreali – mappare i graffiti sui muri di Londra, recensire la popolazione canina, meditare sulle sale cinematografiche…
Sospeso fra commento sociale, acuta osservazione della fauna urbana, satira e derivé situazionista, è certo uno dei più bei libri su Londra che io abbia mai letto, ed uno dei più strani e complessi.

0141014830Il libro è dedicato alla memoria di Angela Carter ed all’ancora vivo e vegeto Michael Moorcock, altro potente narratore di una, cento, mille città di Londra, e la copia patinata e rilegata rigida che la mia zia ricca ancora non sa essere destinata a regalarmi andrà ad aggiungersi agli altri testi che affollano il mio scaffale destinato alla capitale britannica – una delle mie troppe personali ossessioni.

Non mi disferò tuttavia della malandata copia da un centesimo, perché per me il libro di Sinclair sarà sempre così – stampato su carta ingiallita dalle intemperie, con una vistosa macchia di caffé (o è Guinness?) a marcarne le ultime trenta pagine, la copertina attraversata da pieghe e stropicciature che paiono rughe d’espressione, il cartone lucidato che si slabbra e si inspessisce sugli angoli, il dorso che tiene più per fede che per proprietà fisiche della rilegatura.
Tracce di tascapane, tracce di tasca di cappotto, di lunghi viaggi in metropolitana o in autobus.
Un libro vissuto, un libro che ha avuto delle esperienze.

Un libro da tenere in tasca, questo, o nella borsa, durante le lunghe passeggiate in città che dovrò d’ora in poi intraprendere per ordine del medico.
Se solo ci fosse un libro come quello di Sinclair, per la vecchia e giallastra Torino!

Ma nessuno potrebbe impedirmi di scriverlo, ora che ci penso…