strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il quarto di quattro – ucronia dieselpunk cospirativa!

Da sempre l’Arcanum si batte per difendere l’umanità dalle forze del male.
Spettri, mostri, strane creature.
Ma ormai siamo nel ventesimo secolo, e non c’è più posto per questo genere di cose.
L’Arcanum è stato sbandato, i suoi archivi chiusi.
Ma ora, nell’ombra lunga della Grande Guerra, qualcosa è cambiato, qualcosa di oscuro si muove pronto a colpire.
E solo gli ultimi quattro agenti dell’Arcanum possono affrontare l’orrore.
Arthur Conan Doyle, genio analitico, l’uomo che è Sherlock Holmes.
Harry Houdini, specializzato nello smascherare falsi fenomeni paranormali, ed artista della fuga.
Marie Laveau, la regina del voodoo di New Orleans.
E il giovane Howard Phillips Lovecraft, esperto conoscitore dell’occulto.
Loro sono l’ultima linea di difesa.

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Lungo strani eoni

A volte un po’ di rischio fa bene.

Non dico di affrontare la tundra in Alaska con le scarpe da tennis, ma quando si tratta di leggere, e di scegliere un titolo su cui investire una decina di euro, un po’ di rischio, un po’ di intraprendenza il più delle volte pagano.

Dopotutto, uno dei migliori romanzi letti nel 2010, era un’opera d’esordio di una sconosciuta sbucata da un gruppo di scrittura in qualche angolo del Colorado…

E quindi, perché non provare anche questa volta.
Bella edizione.
Splendida copertina.
26 racconti.
Non può essere tutto schifoso, giusto?

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Paura dell’Ignoto.

Uscito nel 2008 (su DVD nel 2009), Lovecraft – Fear of the Unknown è un buon documentario, ed un modo non sppiacevole di trascorrere 90 minuti una domenica pomeriggio.
La vita e l’opera del Gentiluomo di Providence vengono sintetizzate con ampio utilizzo di fotografie d’epoca, immagini e sculture di artisti diversi, e brani d’intervista ad una buona selezione di autori e registi: Guillermo del Toro, Neil Gaiman, John Carpenter, Peter Straub, Caitlin R. Kiernan, Ramsey Campbell, Stuart Gordon, S. T. Joshi, Robert M. Price e Andrew Migliore.
E per chiunque abbia un minimo di dimestichezza non solo con l’opera di Lovecraft, ma con la sua vita, le opinioni espresse dagli intervistati costituiscono certamente la parte più interessante.
E se la telecamera rende meno serioso persino S.T. Joshi, le perle sono quasi certamente gli interventi di Carpenter e di Robert Price.

Semplice, ma non semplicistico, il documentario riesce ad affrontare anche il tema scomodo come il razzismo di Lovecraft in maniera intelligente.
Ottimo lavoro di tutte le persone coinvolte.

Ci voleva.

PS: lo si trova tutto in streaming gratuito e legale qui.

 


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Studi Lovecraftiani Gratis!

Stanno cercando di convincerci che si vale solo per ciò che ci si fa pagare.
A smentire questa orrida teoria, il numero 12 della rivista Studi Lovecraftiani, l’essenziale collezione periodica del meglio della saggistica sul Gentiluomo di Providence e sulla sua ampia e spesso insospettabile influenza sul mondo che ci circonda, viene distribuito in formato elettronico gratuito.

200 pagine di livello come sempre altissimo, curate dall’impareggiabile Pietro Guarriello.

Tutti i dettagli, sulla pagina opportuna del blog di Studi Lovecraftiani.

Il passaggio di SL dal formato tradizionale cartaceo alla versione elettronica è un esperimento che – ci si augura – porterà nuovi lettori a scoprire il mondo dei Miti lovecraftiani, a studiare la figura e l’opera dello scrittore che, più di ogni altro, ha rivoluzionato la letteratura horror e fantastica segnando il passaggio dal gotico di vecchio stampo al soprannaturale moderno.

Già, perché se Lovecraft è vivo e combatte con noi, se gli appassionati nazionali sono pronti a tramutarsi in critici e ad esporre le proprie opinioni, teorie e scoperte al pubblico, pare che sia proprio quest’ultimo a latitare, criminalmente.

Ma bando alle polemiche.
Studi Lovecraftiani 12 esiste.
Scaricatelo, leggetelo, parlatene coi vostri amici.

Ecco l’indice completo:

– “Nell’Ombra del Mostro: Tematiche sessuali nella narrativa di H.P. Lovecraft”, di Luca Foffano;
– “Il Personaggio, la Ricerca, la Città, il Mostro: Quattro temi della narrativa lovecraftiana”, di Giulio Dello Buono;
– “Gli Antichi di Lovecraft: Una dissezione anatomica”, di Umberto Sisia;
– “La Musica di Erik S.: Ovvero chi fu il vero ispiratore di The Music of Erich Zann?”, di Renzo Giorgetti;
– “Passaggio di testimone: L’influenza di H.P. Lovecraft su Fritz Leiber”, di S.T. Joshi;
– “In Recognition of Death: Un breve ciclo di sonetti di Fritz Leiber Jr.”, a cura di Davide Mana;
– “Giocando con Cthulhu: Il mondo ludico e l’universo lovecraftiano”, di Matteo Poropat;
– “Su Lovecraft Sconosciuto”, di Renzo Giorgetti;
– “Da Lovecraft alle Stelle: Le cronache del fantastico di Gianfranco de Turris”, di Salvatore Proietti;
– “L’Ascesa e il Crollo dei Miti di Cthulhu”, di Andrea Bonazzi;
– “Randolph Carter and the Priests of Baal-Naplong: La prima (e sconosciuta) parodia di Lovecraft”, di Pietro Guarriello;
– Cthulhu News: Notizie e curiosità dal mondo di Lovecraft”, a cura di Pietro Guarriello;

PS: adoro assolutamente la copertina di questo numero di SL – meravigliosa in una serie di copertine splendide.
Mastro Guarriello, mai pensato di lanciare una linea di poster?

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Follia alle Montagne

Era destino.
Si sparge la voce che la vecchia squadra sta per riunirsi e giocare Beyond the Mountains of Madness, ed ecco che il mondo dei media si attiva.

Da anni Guillermo del Toro minacciava di girare un film basato sul classico lovecraftiano At The Mountains of Madness.
Ora, saputo che stiamo prendendo appunti e preparando schede dei personaggi, Del Toro ha confermato che girerà il film.
E per non sfigurare nell’ovvio confronto con la nostra avventura, non lo girerà da solo.
Lo girerà con James Cameron.
In 3D (il film, non Cameron).

Cameron dovrebbe limitarsi a produrre, ma considerati i precedenti, è ragionevole aspetatrsi riprese on location in Antartide.

Il progetto, tuttavia, rimane vago:

Since he left The Hobbit, Guillermo del Toro’s next film has been a hot topic of conversation. I’m hearing he will next direct At The Mountains Of Madness, an adaptation of the HP Lovecraft tale that will be shot as a 3D film for Universal Pictures. The big surprise is that Avatar director James Cameron will come aboard as a producer.

Ma la Brigata Belzoni non si lascia intimidire facilmente.

E mentre Del Toro e Cameron si accordano, noi continuiamo a sviluppare la madre di tutte le campagne a Call of Cthulhu.

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Voynich Was Here

OK, piano bar del fantastico.
Il pezzo richiesto è complicato,molto complicato.
Quasi dodecafonico.
Parliamo del Manoscritto Voynich.

Fu Colin Wilson, credo, a inserire il Voynich Manuscript nella biblioteca lovecraftiana, sullo stesso scaffale del K’tab al Azif dell’arabo pazzo Abdul al Azred, dell’Unausprechliken Kulten del Von Junzt, e del Coultes de Ghules del Comte d’Erlette.
A differenza degli altri volumi, il Voynich esiste realmente.
No, ok, lo sappiamo – c’è gente là fuori pronta a vendervi per pochi euro una copia autentica del Necronomicon, e c’è chi giura e spergiura che Lovecraft non si inventò il libro, ma ebbe in effetti accesso ad un misterioso tomo mistico bla bla bla.
Balle.
Chi fosse interessato alla storia ed alla pseudobibliografia dell’al Azif, può far riferimento a The Necronomicon Files, del mio amico Daniel Harms.
Lì c’è tutto.
E già che ci siamo – qualsiasi cosa abbia scritto Dan Harms è eccellente, e se non ne avete almeno due copie siete dei perdenti.

Il Voynich, invece…
Il Voynich esiste, è consultabile – potete addirittura visionarne una copia scandita sui server dell’Università di Yale, o Wikimedia Commons.
Il libro venne in possesso di un libraio antiquario americano – Voynich, appunto – nel 1912.
Voynich l’aveva recuparato da una biblioteca dei Gesuiti.
Il volume ha una storia più o meno documentata – raccolta dallo stesso Voynich – che arriva fino al 1600.
Nessuno ha idea di cosa parli il volume.
Ci sono delle figure, ma quanto al testo… ah.

Dice Wikipedia…

Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:
. Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
. Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
. Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.

Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.
. Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.

Roba tosta.
E terribilmente misteriosa.
Il Manoscritto Voynich è il sacro graal della comunità crittografica.
Chi dovesse riuscire a crackare il codice del libro potrebbe godere di fama e gloria infinite, e cenare gratis per il resto della propria vita.
Ammesso che il codice si possa risolvere.
Ammesso che ci sia un codice.

Esistono infatti al momento infinite ipotesi riguardo al tomo, due delle quali sono, per così dire, “dominanti”:
Ipotesi Uno – Voynich (che era un libraio antiquario, e quindi aveva accesso anche a materiali d’epoca) perpetrò un falso colossale, creando il libro dal nulla, pagine e pagine di disegni sconcertanti e caratteri messi giù a caso. L’ipotesi potrebbe essere smentita dal fatto che alcune pagine paiono contenere elementi matematicamente significativi – insomma, una progressione matematica ci sarebbe, solo non l’abbiamo ancora decifrata.
Anche se ciò non toglie che Voynich non possa aver trascritto in codice Le Avventure di Tom Sawyer (per dire), e poi ci abbia messo delel figure strane.
Ma non esistono basi per credere che Voynich fosse uncrittografo così in gamba da resistere a cento anni di tentativi di decrittazione.
Da cui…

Ipotesi Due – il manoscritto Voynich è opera di quella ben nota accoppiata di cialtroni elisabettiani, il dottor John Dee e il suo compare Edward Kelley.
È qui che entro io, vista la mia nota documentata ossessione per l’epoca elisabettiana (in parte è colpa di Sprague De Camp, in parte di Mike Moorcock, ma quella è un’altra storia).
John Dee, uno dei medici della regina Elisabetta Prima, nonché suo astrologo e cartografo di corte, fu un matematico, costruttore di automi e creatore di effetti speciali per il teatro, cacciatore di tesori, creatore di un linguaggio artificiale (l’Enochiano – che lui sosteneva gli fosse stato dettato dagli angeli), traduttore (secondo Lovecraft fu lui a tradurre il Necronomicon in Inglese – tutto torna), crittografo e probabilmente spione nella rete di intelligencer gestita da Francis Walshingham di cui fu anche parte Christopher Marlowe; da alcuni documenti venuti alla luce all’inizio del nuovo secolo, pare accertato che Dee operasse all’interno del network di Walshingham con il numero di codice 007. Che è assolutamente meraviglioso.
Edward Kelley era un truffatore – e ben prima di incontrare Dee aveva avuto entrambe le orecchie mozzate come pena per i suoi raggiri.
I due, verso la fine del sedicesimo secolo, si spostarono da Londra a Praga, cercando fortuna presso la corte di Rodolfo II.
Non è chiaro quale espediente i due avessero utilizzato per entrare nelle grazie del sovrano – notoriamente interessato alle scienze occulte – e si ipotizza che il manoscritto Voynich fosse l’esca per agganciare il personaggio.
Per amore della brevità, lasceremo il rabbino Lowe ed il golem fuori da questa faccenda.
Se si trattasse di una operazione sanzionata dai servizi britannici (un modo per avere un gancio in una delle più trafficate corti d’Europa) o se invece fosse una impresa indipendente dei due personaggi coinvolti, non è dato sapere.
Anche se…

Su questa faccenda si innesta il problema del reale rapporto fra Dee e Kelley.
Era davvero Dee un ingenuo e un po’ svampito credulone, gabbato da Kelly che sosteneva di vedere gli angeli e che con la scusa della condivisione delle ricchezze attingeva liberamente alle sue casse e si portava a letto sua moglie (una delle più belle dame di corte di Elisabetta)? Era forse Dee succube di Kelly a causa di inconfessabili strapazzamenti omoerotici che ne annebbiavano le documentate capacità logiche?
O piuttosto Dee la spia aveva trovato nel geneticamente disonesto Kelley un ottimo assistente e, in caso di problemi, capro espiatorio?
Di fatto, l’uscita praghese del duo si concluse con un disastro – forse a causa del fatto che Kelley, avendo affermato di poter tramutare il rame in oro, non riuscì a tenere fede alla promessa – nonostante le ingenti somme versate da Rodolfo per finanziare il progetto.

Era parte del piano, per carpire quattrini a Rodolfo?
Era un sistema usato da Dee per guadagnar tempo mentre sviluppava una rete di contattia Praga?
O, come mi permetto di credere, fu Kelley a lasciarsi prendere la mano, avviando un progetto cialtronesco in proprio, e mandando a gambe all’aria il piano spionistico di Dee?

Comunque sia, fu una catastrofe di proporzioni bibliche, per quanto riassumibile nell’antica frase di sapienza mistica

“La Polizia! Scappa!”

[che naturalmente, nella forma apocrifa “Run, you fools!”, compare anche in Tolkien]
Dee – che poi così ingenuo o ottenebrato non doveva essere – tornò alla chetichella a Londra ed alla sua colossale collezione di libri.
Kelly venne lasciato indietro, catturato dagli uomini di Rodolfo II e rinchiuso – morì per le conseguenze di due disastrosi tentativi di evasione.
Il che mi porta a privilegiare la seconda ipotesi sul duo Dee/Kelley.

La lingua in cui è scritto il manoscritto Voynich non è l’enochiano di Dee – che secondo l’interpretazione “spionistica” sarebbe semplicemente una cifra ad alto livello ad uso della rete di Walshingham – ma si adatta abbastanza bene all’idea di un falso di altissimo livello, cucinato da un truffatore di professione e da un matematico e crittografo, per gabbare un potente curioso, e ben documentato in faccende criptiche e mistiche.

Il mistero del Voynich permane.
Scrivetene in rete, dibattetene su una mailing list, e qualche sciroccato che naturalmente ne conosce tutti i segreti verrà ad ammorbarvi con le sue teorie fra il satanico ed il new age – anche se questo accade più facilmente se usate la lingua inglese.
Fatevi un giro su Undernet, e vi accorgerete che ci sono chat-room aperte sul Voynich – ma quando voi vi collegherete, tutti coloro che erano loggati andranno off-line in capo a dieci secondi.
Fate una ricerca su Google e troverete tutto, e il contrario di tutto.
Incluso questo post.