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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Abbiamo Vinto: Pirro e la PFM

Avrei tutt’altro da scrivere1, ma ho promesso questo pezzo al mio amico Mauro Longo, e quindi via. Saranno idee sfuse, e non saranno convincenti.
Ci saranno un sacco di domande e poche risposte.
È andata così: Mauro, di ritorno dalla fiera di Lucca Comics & Games, ha pubblicato sul suo blog un lungo post, che vi invito a leggere. Lo trovate qui, si intitola Abbiamo vinto. E non ce ne siamo neanche accorti…
Leggetelo, per cortesia.

Fatto?
No, naturalmente no, voi i link non li seguite. Allora riassumiamo. Mauro Longo sostiene che

E dunque, signori, mi duole dirvelo ma ABBIAMO VINTO.

Non siamo più gente strana, gente fuori di testa, perdigiorno e nerd sfigati… Il Fantastico è ormai Pop Culture. I meme che girano su Facebook citano A Game of Thrones. I bambini vanno a scuola con lo zaino di Star Wars. Splendide ragazze di 16 anni prendono il manuale di Ultima Forsan perché vogliono iniziare a giocare con le amiche, e saranno LORO le Game Master.

Sauron è caduto, l’Inverno è passato, la Morte Nera è stata distrutta, Hogwarts ha aperto ai Babbani!

Abbiamo vinto.

Adesso tocca solo che ce ne rendiamo conto…

Tanta ingenuità è commovente, non trovate? Continua a leggere


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Nerd, geek e altri superuomini

Questo è un pork-chop express a scoppio ritardato.
[e, sì, l’immagine qui a destra è orribilmente sessista – però funziona]
Qualche giorno addietro, sul Blog sull’Orlo del Mondo, Alex McMab discuteva di nerd-dom e geek-yness.
E tra le altre cose, provocatoriamente domandava…

Un’altra domanda, miei cari nerd, semi-nerd e geek assortiti: ma quanto i nerd propriamente detti, come si integrano con la società?
Voglio dire, può essere facile essere nerd a 20-30 anni. Ma a 40? A 45? Fino a quando si può fuggire dalla realtà?

Ora, naturalmente io non sto sfuggendo dalla realtà.
È la realtà che fugge quando mi vede arrivare.
Ma scherzi a parte…
Di fatto, ormai da almeno vent’anni nerd e geek sono termini denigratori solo per chi si crede spiritoso ad utilizzarli.
L’uomo più ricco del mondo è un nerd.
I nerd ed i geek hanno progettato gran parte della nostra società – beh, le parti che funzionano, per lo meno.
Il resto lo hanno fatto politici ed economisti.

Io non ho quindi grossi problemi ad integrarmi, perchè – essendo un nerd – vivo in una sorta di nerdsfera.
Quasi tutti coloro che conosco e frequento hanno una vita intellettuale.
Possiamo non condividere passioni ed interessi, ma riusciamo a capire passioni ed interessi intellettuali altrui.
Siamo in tanti.
Ci riconosciamo.
Siamo una tribù.
E sappiamo che, sotto sotto, abbiamo ormai vinto.
Siamo noi quelli ai quali ci si rivolge per risolvere i grandi problemi -a meno che non li neghino, ovviamente.
Il 90% di cio che c’è in TV è fantascienza o fantasy – da CSI a Porta a Porta passando per il telegiornale di Rete 4.
Si fanno le tesi di laurea su Lovecraft e su Star Trek.
I maggiori bestseller in libreria sono fantasy – che si tratti di Harry Potter o di Dan Brown, poco cambia.

Incidentalmente – che sfiga, la Rawlings, eh? Anche quando si parla di lei, si usa il nome della sua creatura. Quasi l’esatto contrario del Dr Frankenstein…
Ma sto divagando.

Insomma, abbiamo vinto.
E questo comporta un rischio.
Perché nel momento in cui il nerd diventa il nuovo Superman, automaticamente parte del suo universo viene invaso dagli hooligan.
Le vaste masse irsute dei minus habens.
I “creativi”.
I programmi del sabato sera.
Perché se è vero che i geek e i ner hanno vinto, è anche vero che la forbice si è allargata.
Se un tempo esisteva un continuum, con tutto lo spettro intellettuale più o meno omogeneamente coperto, ora c’è un abisso.
E l’abisso separa i nerd (che piaccia loro o meo) e le specie simili, dalla maggioranza che non ha interessi, non ha passioni, non ha sogni.
Se non quelli venduti dalla TV.

E questo fa male.

Per dire – venerdì, su Torino Sette, il supplemento dadaista de La Stampa (ma come lo impaginano?), un tale si sbrodola su tre colonne per “venderci” i film di Wong Kar Wai, maestro hongkongiano del cinema postmoderno.
E giù banalità.
Come quel docente di cinema che ha detto ad un suo tesista “Gli Shaw Brothers erano poi come i nostri Fratelli Vanzina.”
E noi vecchi nerd, che al cinema, al Torino Film Festival, attorno al 2001, ripetevamo il dialogo di Hong Kong Express anticipando i sottotitoli in italiano, facendo così la figura di quelli che sapevano il cinese (no, avevamo il film in videotape, sottotitolato in inglese, e lo avevamo guardato a morte), noi che abbiamo i dischi di Faye Wong proprio perché ce ne siamo innamorati guardando quel film, e che abbiamo tutti i film di Ti Lung su VCD e ci leviamo il cappello quando vediamo il logo della Shaw Brothers, ci sentiamo un po’ stanchi.
Un po’ vecchi.

Oppure oggi, sulla prima pagina di TuttoLibri, il supplemento de La Stampa dedicato a quei signori che al mercato ancora impacchettano le uova fresche in fogli di giornale, Antonio Scurati si scatena in una celebrazione di Lady Oscar, neanche fosse Anita Garibaldi, Madre Teresa, Martina Navratilova e Barbarella tutte insieme in una sauna finlandese.
Certo, è una marchettona dovuta al fatto che Ikeda Ryoko si trova nella terra dei tartufi proprio in questo weekend, e Scurati avrà il piacere di intervistarla, ma farla con un pochino più di classe?
Certo, l’articolo parla di manga e naturalmente riguarda cartoni animati, e contiene un paio di feroci rasoiate a casa Disney, e cita Capitan Harlock e il solito immancabile Ken il Guerriero (ma perché nessuno cita mai Lupin Terzo? – troppo difficile costruirci sopra una retorica?) e non sarebbe neanche male se non mi ricordasse un articolo molto, molto simile apparso una decina d’anni or sono su Il Borghese (era l’epoca in cui mi occupavo di anime e manga e leggevo tutto quello che si pubblicava a riguardo).
Con questo, non voglio dire che Scurati sottoscriva le tesi di quell’antico e dimenticato redattore di quella specifica rivista.
Dico solo che entrambi si incuneano più o meno sullo stesso livello di banalità.
Che è quello giusto per il pubblico generalista.
E noi vecchi nerd integrati, che guardavamo gli anime e leggevamo i manga (e magari lo facciamo ancora), noi che sappiamo che “otaku” è una brutta, bruttissima cosa, e ci ricordiamo anche dell’altro Miyazaki, andiamo in depressione.

Ecco, questo è un problema.
Ci sentiamo come si sentirebbe Superman se domattina si risvegliasse su Krypton.
Meraviglioso – per la prima mezz’ora, finché non ti accorgi che ormai sei come tutti gli altri.
E gli altri sono noiosi, e banali, e non hanno capito, e non condividono la tua passione, la tua visione…
Perdio, per lo meno con Lex Luthor ci potevi scambiare due parole!

Perché è come se una massa di hooligan stesse gettando le lattine di birra vuote e sacchetti di patatine nel nostro giardino.
Solo che non è più il nostro giardino.
E forse non lo è mai stato.
È stata la nostra passione intellettuale, e forse lo è ancora.
Ma ora abbiamo vinto.
Ed è solo l’ennesimo prodotto da vendere ai decerebrati, in attesa che se ne inventino uno nuovo.

Tanto vale ascoltare un po’ di musica per tirarci sù…