strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Camminare: il mio scaffale minimo

Come dicevo, ho messo assieme un po’ di libri sul camminare, nel corso degli anni – sono sempre stato un camminatore, e solo negli ultimi anni ho perso il giro.
Ora che sto ricominciando, oltretutto con un piano integrato, ho ripreso in mano un po’ dei miei vecchi libri.
Così, tanto per vedere se c’è qualche buona idea.

E comunque, ci sono un sacco – ma davvero un sacco – di risorse online per chi volesse scoprire i benefici del camminare.
Un po’ le sto raccogliendo qui:

Io ormai faccio un Pinboard per ciascuno dei miei (troppi) interessi.
E ora, parliamo di libri… Continua a leggere

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SLIDE, guida per sopravvivere a Power Point

interesting-man-powerpointNel 2010, dopo anni di lezioni soporifere subite da studente universitario (non tutte, badate, ma una buona parte) e di conferenze e seminari soporiferi se non imbarazzanti, ed anni passati a cercare di tenere dei corsi che non uccidesero i miei studenti (che dopotutto erano quelli che mi pagavano la biada) mi decisi a mettere insieme un rapido corso su come si fa una presentazione in Power Point.
Considerando la quantità di conferenze, lezioni e tesi discusse ogni giorno in università, mi dissi, i clienti non sarebbero mancati.
Invece zero.
Così come chiunque abbia fatto un tema in terza media è fermamente convinto di saper scrivere, chiunque abbia una copia di Power Point sul proprio hard disk è convinto di saper fare delle presentazioni eccelenti.
Quindi, il mio corso non andò da nessuna parte.
Ed io continuai a sciropparmi conferenze nelle quali il relatore legge le slide dando le spalle al pubblico, si scusa per il fatto di avere degli appunti, e ha uno schiavo che fa scorrere le immagini a comando… Continua a leggere


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Un nuovo strumento per smontare le storie

Sono rimasto abbastanza sorpreso, nei giorni passati, nello scoprire di aver letto una settantina di manuali di scrittura negli ultimi anni.
Un bel numero, che comprende cose ultra-specifiche (manuali su come scrivere scene di sesso o scene di combattimento), testi assolutamente generalisti (come il faldone sulla scrittura del Writer’s Digest americano), passando per manuali sui generi, e testi su scrittura e meditazione zen.

Ora, esiste questa strana faccenda, per cui di solito quelli che sostengono di saperla lunga vi dicono che i manuali li leggono solo gli sfigati, tranne quello che hanno letto loro – o magari quello che hanno scritto loro*.
Io sono più possibilista – anche perché con un po’ di fortuna ci sono manuali di scrittura che sono un gran bel divertimento, da leggere… e non perché siano involontariamente umoristici.

1496090In questi giorni, sto leggendo due volumi molto diversi, relativi alla scrittura.
Oggi vi parlo di uno dei due – che si intitola Dramatica, a New Theory of Story, di Melanie Anne Phillips & Chris Huntley, e potete scaricarlo gratuitamente dal sito relativo. Continua a leggere


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Scrivere in fretta

Guardavo l’altro giorno il catalogo di due signore che, tramite Amazon hanno pubblicato in sei mesi ottanta ebook.
Sì, ottanta, in media tre alla settimana.
In inglese.
Tutte cose da 15 pagine, in media, vendute a 1 euro e 50.
Ora, facciamo due calcoli brutali – supponiamo che ciascuno dei volumi offerti abbia venduto una copia al giorno, in media, per sei mesi.
Con una royalty del 35 per cento, sono circa 8000 euro.
Ottanta volumi da 15 pagine fanno 1200 pagine, ovvero 200 pagine al mese, 50 pagine la settimana, dieci pagine al giorno lasciandosi i weekend liberi.
In linea coi tre volumi per settimana dell’output calcolato precedentemente.

Si può fare.

Ma non è di questo che voglio parlare, quanto del fatto che, come accennavo ieri, scrivere in fretta può essere spesso indispensabile.
Per manteneere i ritmi delle due signore di cui sopra, certo.
O semplicmente perché abbiamo un’ora al giorno, e quell’ora dobbiamo sfruttarla al massimo.

promo-2kto10kOra, su consiglio di un paio di amici che si mantengono scrivendo, e quindi hanno necessità di mantenere un ritmo piuttosto serrato, ho messo le mani su un interessante libriccino (neanche 70 pagine), scritto da Rachel Aaron ed intitolato 2.000 to 10.000, sottotitolo Come scrivere più in fretta, scrivere meglio e scrivere di più di ciò che vi piace.
Normalmente sono abbastanza dubbioso, nei confronti di queste cose, ma in questo caso un fattore è stato determinante – no si tratta del primo libro dell’autrice chemi capita di leggere.
omnibus-coverRachel Aaron infatti è l’autrice del ciclo di romanzi dedicati al ladro/mago Eli Monpress*, che sono leggeri come una meringa ma molto molto divertenti.
Ho preso perciò 2.000 to 10.000 non tanto come un manuale di scrittura quanto come una sbirciata alla tecnica di una scrittrice che mi interessa.
Ed infatti il volumino è impostato così – non tanto un manuale, quanto la descrizione di un modus operandi, con la spiegazione dei ragionamenti a monte di certe scelte.
Funziona?
Può funzionare.
In realtà non mi insegna nulla di veramente nuovo (beh, ok, forse un paio di cose), ma offre una combinazione di tecniche e trucchi che possono snellire la scrittura – ed eliminare le parti spiacevoli, noiose e faticose per me che scrivo, inmodo che anche il lettore non debba sorbirsi nulla di spiacevole, noioso o faticoso.

Scriverò 80 volumi nei prossimi sei mesi – o, considerando che non lavoro in coppia – almeno 40?
Ne dubito.
Anche se non sarebbe male, come prospettiva.

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* Dovrò recensirli, prima o poi.


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Vecchi Giocatori Stanchi

Il post del mio vicino di cella Alessandro Girola, di là su Plutonia Experiment, un paio di giorni or sono, ha scoperchiato tutte le bare dei vecchi grognard italiani, e sollevato la pelosissima questione del giocare di ruolo a quarant’anni (e oltre).

Ora, la mia è una posizione privilegiata – gioco con continuità da circa trent’anni, con una media di unapartita alla settimana (ma ci fu un tempo incui si arrivava a trepartite la settimana), e quindi, essendo invecchiato giocando, molti problemi non li ho incontrati.

O piuttosto li incontro adesso, che la mia squadra è a ottanta chilometri da dove sono seduto, e quindi potrebbe rendersi necessario ripartire da zero.
E ripartire da zero è difficile.
Mettere insieme una squadra, organizzare delle regolari sessioni di gioco.

Quelle che seguono sono alcune considerazioni generali, basate sulla mia esperienza. Continua a leggere


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The Thrill of the Tweet

Twitter.
Dicevano che avrebbe ucciso il blogging, cancellato Facebook, salvato il Mondo o annientata la Civiltà.

Ci sono solo due categorie di persone online, quelli che sono su Twitter e quelli che stanno pensando di andarci.

Ho un account Twitter.
@doctordee
L’ho usato pochissimo per un sacco di anni.
Un paio di contatti rapidi con amici stretti e lontani.
I pettegolezzi di qualche star.
Gli articoli di una manciata di riviste online.

Però… Continua a leggere


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Presentare come al TED

Post breve per un libro breve, oggi.

Le conferenze della serie TED sono lo standard di qualità della presentazione orale e visiva.
Se volete imparare a parlare in pubblico, passare qualche ora a guardare i filmati online è sia un buon modo per imparare la tecnica, che un sistema garantito per caricarsi.
Al di là della qualità dei contenuti, c’è un sacco da imparare dai relatori del TED, in termini di comunicazione, di stile, di linguaggio verbale e non verbale.
Indispensabili.

jeremey-donovan-how-to-deliver-a-ted-talk-coverHow to Deliver a TED Talk, di Jeremy Donovan, è un libro che si legge in un pomeriggio, costruito su un’idea semplice, e che funziona.
Donovan estrae dai più popolari filmati della serie TED una serie di principi generali, e li illustra rapidamente e con un linguaggio semplice e diretto.
Concentrandosi sull’aspetto narrativo della presentazione, il volumetto è anche ottimo per chi volesse provare un approccio diverso alla narrativa – e contiene un esempio di show don’t tell garantito per far infuriare tutti i cultisti di tale pratica.
Probabilmente perché è basato sull’autentico show don’t tell, e non sulla versione delirante che è stata popolarizzata da certi guru online.

A questo si aggiungono osservazioni interessanti su come coinvolgere il pubblico, e tutta una serie di strategie e accorgimenti logistici per comunicare al meglio.

Nel complesso una lettura divertente, e piuttosto utile.


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Titillami*

Titolo orribile, vero?
Beh, ok.
Quasi esattamente un anno fa – il 20 novembre 2011 – postai su questo blog un pezzo sui miei personali problemi con lo scrivere narrativa erotica a comando.
Nonostante lo stimolo di un bell’assegno croccante.
Se ve lo siete persi, potete buttarci un occhio.
Io aspetto.
Non ho fretta.

Wickedly Sexy? Moi?

Fatto?
Bene.
Un anno dopo, la storia è stata scritta (direttamente in inglese), è stata editata sommariamente in una prima stesura “pre-definitiva”, è stata fatta girare, ed ora è tornata alla base, dopo essere passata per le mani di un discreto numero di lettori e lettrici, incassando commenti decisamente lusinghieri, ed un verdetto di bocciatura per ciò che riguarda l’ipotetica vendita.
Oh, non posso davvero lamentarmi, badate!
La mia storia è hot, mi dicono, è fun, è wickedly sexy (questo me lo faccio mettere sui biglietti da visita), ma non soddisfa i parametri dell’editore.
Nel senso che c’è un sacco di sesso (io credo addirittura un po’ troppo), ma quanto a violenza ancora non ci siamo, e io credo non ci saremo mai.
Il che alla fine per un certo verso mi rassicura, perché, come dicevo in quel post un anno addietro,

l’accoppiata sesso e violenza, nel senso di sesso violento, non mi attira granché.
Anzi, non mi attira per niente.

Ma in quel post parlavo anche e soprattutto del mio interesse per l’offerta ricevuta, in termini di opportunità di apprendimento.
Perciò, vediamo… cosa ho imparato?

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