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La Maschera dello Stregone

sorcererCi sono libri che si leggono di getto, ed altri che si centellinano, cercando di non farli finire.
Domani parliamo di un romanzo che si legge di getto, oggi parliamo di Mask of the Sorcerer, di Darrel Schweitzer.

Abbiamo già parlato di Schweitzer quando abbiamo parlato del suo The Shattered Goddess, certamente una delle letture più interessanti del panorama del fantastico contemporaneo.
Dopo Goddess, Schweitzer ha dedicato gran parte della propria scrittura alla narrativa breve – creando il suo ormai leggendario corpus di oltre 300 racconti fantasy e horror.
Da uno di questi – To become a Sorcerer, che venne nominato per il World Fantasy Award – l’autore americano ha tratto nel 1995 un romanzo di proporzioni ciclopiche.
Non nella mole – Wildside non arriva a 400 pagine – quanto nella premessa e nello sviluppo.

Ambientato in un mondo ispirato in parti uguali all’antico Egitto ed ai paesaggi cari a Clark Ashton Smith, Mask of the Sorcerer segue la storia e la crescita di Sekenre, destinato a diventare, appunto, uno stregone.
E Schweitzer, se da una parte ci immerge completamente in un mondo ed in una cultura altri, obbligandoci a viverli, a respirarli, dall’altra esplora la miscela di sacrifici, inganni e tradimenti che costellano il percorso del suo protagonista, intrappolato per l’eternità in un corpo di fanciullo, padrone e schiavo di poteri che sono al di là dell’umana comprensione.

mask-of-the-sorcererIl titolo ha perciò un doppio, anzi, triplo significato – e la maschera è un oggetto rituale, è il corpo nel quale Sekenre si sentirà sempre più in trappola, ed è il sistema di relazioni sociali artificiose, doppi giochi e politica che lo stregone deve fare proprio per nascondere al mondo la propria vera sostanza.

E tutto questo, senza sacrificare la trama, che è complessa, intrigante, divertente.
Senza trascurare il cast di comprimari.
E senza trascurare la semplice, pura scrittura: Mask of the Sorcerer è scritto benissimo, in uno stile che è lontano anni luce dagli standard del fantasy popolare.

E d’altraparte, il riferimento continuo a C.A. Smith, spesso citato da Schweitzer come propria principale influenza – rende la miscela troppo oscura, troppo crudele perché questo possa essere un comune fantasy a basedi elfi, quest, ciarpame pseudoceltico di quarta mano.

Schweitzer descrive un mondo magico che è magico per davvero, popolato di divinità che interagiscono con gli esseri umani, improntato ad una cosmologia lontanissima da ciò a cui siamo abituati.

sekenreEsiste anche un secondo testo parallelo, Sekenre: The Book of the Sorcerer, ovvero il libro -a metà strada tra il diario, il memoriale, la raccolta di conoscenze occulte – che il protagonista di Mask scrive nel corso di quel romanzo, e che quindi sdoppia la narrativa, rendendo il narratore inaffidabile, illuminando angoli lasciati oscuri dal primo libro, ma insinuando dubbi e interpretazioni alternative.

Il lavoro di Schweitzer è straordinariamente piacevole – una vera boccata d’aria dopo tanto fantasy fatto con lo stampo.
Ed è spesso citato come fonte di ispirazione per tanti dei migliori lavori usciti negli ultimi anni.
Schweitzer fa riferimento a fonti letterarie che vanno molto più in là dell’ultima ristampa di Tolkien o (dio ci scampi) di R.A. Salvatore, e scrive meraviglie con una facilità invidiabile.

Eppure nel nostro paese rimane sconosciuto ai più.
Ma di certe cose abbiamo già parlato.

A volte succede di scordare perché si è cominciato a leggere fantasy.
A volte l’ennuì pare farsi terminale.
Poi, grazie al cielo, compare sul nostro scaffale qualcosa di straordinario.