strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Santa Galadriel, Vergine e Martire

Questo non è il post che avrei voluto fare.
A dire il vero non avrei proprio voluto farlo – quel (poco?) che ho da dire sulla serie di Amazon Prime lo dirò, se sarà il caso, nel podcast Chiodi Rossi, dove pare che a furor di popolo io e Germano Hell Greco dovremo occuparci della serie.

Però però però… mi è capitata sotto agli occhi una cosa che mi ha spinto a meterci giù un post cotto e mangiato – post che non potrò condividere, e quindi poco più che un futile esercizio di auto-gratificazione.
Ma ci sono momenti in cui non possiamo solo tacere e permettere alle sciocchezze di diffondersi liberamente. Qualche persona in buona fede potrebbe venire ingannata da un cialtrone che se la spaccia per i propri scopi, e questo non sarebbe giusto.
Dobbiamo fare qualcosa, per quanto possa essere poco, e inutile.

Per cui OK, io dovrei essere al lavoro su una traduzione, e invece sono qui… a tradurre.
E traduco solo perché sottomano ho il testo in originale (ma sono quasi certo sia uscito anche in italiano).

Ma andiamo con ordine. Riassunto delle puntate precedenti…

1 . è uscita una serie molto liberamente tratta dalle sole appendici a Il Signore degli Anelli

1 b . appendici i cui diritti sono stati legalmente ceduti per 250 milioni di dollari dagli eredi di Tolkien, che supervisionano la produzione

2 . la serie si svolge nella Seconda Era (il romanzo principale si svolge nella Terza)

3 . uno dei personaggi è Galadriel, che esordisce facendo a cazzotti con un bullo da ragazzina, e procede diventando una cacciatrice di orchi ossessionata dall’idea di affrontare Sauron. In una bella sequenza pre-titoli, la vediamo affrontare e uccidere un troll, e poi si ribella all’autorità – tutto nel primo episodio.

E questo, signora mia, no no no, ma quando mai. Galadriel, io la conoscevo bene!
Galadriel la leggiadra e verginale signora del bosco, che mai e poi mai avrebbe impugnato una spada, dio, così si manca di rispetto all’opera del grande J.R.R. Tolkien, e tutto per questa storia dell’empowerment, mio dio che schifo! La mia Galadriel era buona e gentile e mai avrebbe fatto a pugni da ragazzina, figurati accoppare un troll!

E c’è persino chi è andato a scomodare i sacri testi del professor Tolkien per segnalare come il personaggio apparso su Prime sia una oscena perversione di un personaggio assolutamente diverso, che sulla pagina non ha mai combattuto, e mai impugnato una spada. Mai, in nessuno degli scritti originali.

E… No, mi dispiace.

Per dire… (scusate se mi perdo di strada qualche dieresi, vado di fretta)

Era orgogliosa, forte e di volontà indipendente, come erano tutti i discendenti di Finwe con l’eccezione di Finarfin; e come suo fratello Finrod, di tutti i suoi parenti il più vicino al suo cuore, sognava terre lontane e domini che potessero essere suoi da comandare come voleva senza supervisione. Eppure ancora più in profondita in lei dimorava il nobile e generoso spirito dei Vanyar, ed una reverenza verso i Valar che non poteva dimenticare. Fin dai suoi primi anni mostrò un meraviglioso dono di intuizione per i pensieri altrui, ma li giudicò con misericordia e comprensione, e non negò il proprio supporto a nessuno fuorché a Feanor. In lui percepiva un’oscurità che odiava e temeva, anche se non percepiva che l’ombra dello stesso male era calata sulle menti di tutti i Noldor, e sulla sua.
E così accadde che quando la luce di Valinor si spense, per sempre come pensavano i Noldor, ella si unì alla rivolta contro i Valar che avevano ordinato loro di rimanere; ed una volta messo piede sulla strada dell’esilio non si fermò, ma rifiutò l’ultimo messaggio dei Valar, e cadde sotto il Fato di Mandos. Persino dopo lo spietato assalto ai Teleri e lo stupro delle loro navi, pur combattendo con ferocia contro Feanor in difesa dei parenti della propria madre, lei non si voltò mai indietro. Il suo orgoglio non le permetetva di tornare, supplicante sconfitta in cerca di perdono; ma ora bruciava del desiderio di seguire Feanor con la propria rabbia fino a qualunque terra egli avesse raggiunto, e di ostacolarlo in ogni maniera che le fosse possibile. L’orgoglio l’animava ancora quando, alla fine dei Giorni Antichi dopo la sconfitta finale di Morgoth, ella rifiutò il perdono dei Valar per tutti coloro che avevano combattuto contro di lui, e rimase nella Terra di Mezzo. Non fu che dopo il passaggio di altre due lunghe ere, quando tutto ciò che aveva desiderato in gioventù venne a lei, l’Anello del Potere ed il Dominio della Terra di Mezzo che aveva sognato, che la sua saggezza fu matura, e rifiutò tutto quello, ed avendo superata l’ultima prova, lasciò per sempre la Terra di Mezzo

J.R.R. Tolkien, The History of Middle-earth XII: The Peoples of Middle-earth, Chapter XI “The Shibboleth of Fëanor” (Galadriel)

Così, con buonapace dei #massimiesperti padroni del fantasy.

Lasciamo agli studenti la discussione di come il personaggio di Galadriel, ne Il Signore degli Anelli, non sia un personaggio assolutamente, completamente e monoliticamente (quanti avverbi, il chiaro segno del pessimo scrittore!) positivo.

Ed ora torno a tradurre qualcosa per cui io venga pagato.


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Il primo post del 2017

Facciamo qualcosa di buono… no, facciamo qualcosa di giusto prima di Natale.

Se seguite da qualche tempo questo blog sapete che normalmente non recensisco e non segnalo autori italiani.
Neanche i miei amici. Soprattutto non i miei amici.
Sprattutto quelli riguardo ai quali si dice che ci recensiamo fra noi e facciamo cose strane in odore di peccato mortale.
Io non recensisco autori italiani – e un giorno forse parleremo seriamente di tutto questo, ma non oggi. Oggi recensisco un’autrice italiana.

La mia amica Shanmei, che ha intrapreso da quache tempo la strada dell’autopubblicazione per i suoi racconti brevissimi, ha appena pubblicato una storia fantastica ambientata in Cina, durante la Rivolta dei Boxers. Voi lo sapete che è il mio genere di cosa.

51fli7lcizl-_sy346_La storia si intitola Il fermaglio di giada, ed è una cosina che si legge in un’ora e costa 99 centesimi.

L’ambizione originaria di questo racconto era quello di essere un wuxia, ma in realtà non lo è.
Tanto per cominciare perché un wuxia comme il faut viaggia sui 400 capitoli e un numero n di volumi – le trilogie occidentali gli fanno un baffo.
Mentre questo è un racconto breve.
E poi è troppo intellettuale – nonostante cerchi di essere grezzo come il wuxia classico.
Si tratta piuttosto di un racconto sofisticato alla maniera dei classici episodi raccolti dal vecchio Pu Songling e pubblicati col titolo di Liaozhai Zhiyi. Ne abbiamo parlato in passato.
Quindi, non un wuxia, ma un zhiguai xiaoshuo. Come se facesse qualche differenza.
È una buona storia fantastica, e con tutti i possibili limiti di un primo esperimento, è un esperimento interessante, e richiede un investimento di tempo e di denaro irrisorio.
Potreste aver voglia di buttarci un occhio. È ideale per la calza della Befana.

E ora una rapidissima nota sul perché io abbia deciso di infrangere le mie regole e pubblicare questa recensione. SE avete voglia di leggerla. Se non vi interessa, è OK. Continua a leggere


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Troppo onesti o troppo stupidi

Ci è sorto il dubbio, qui nel Blocco C, durante l’ora d’aria, di essere o troppo stupidi o troppo onesti. Che non è male, come dubbio, per qualcuno che sta rinchiuso nel blocco degli irriducibili, non trovate?

Ma forse, a pensarci bene, non è una questione di stupidità o di onestà, ma solo di senso del pudore.
O senso della vergogna.
Per dire – sono anni, ma davvero anni, che diverse persone mi chiedono da più parti di fare un corso di scrittura.
E se escludiamo un paio d’ore di lezione sulla scrittura per il gioco di ruolo, due anni or sono, per il corso organizzato da Acheron, non ne ho mai fatto nulla. Continua a leggere